
E’ un vero e proprio stato d’emergenza quello delle carceri italiane. Condizioni igienico sanitarie inadeguate, mancanza di riscaldamento, suicidi, sommosse, sono soltanto alcuni dati che confermano come la questione carceri sia sempre più sottovalutata.
In Italia sono presenti 206 carceri. Le strutture penitenziarie raccolgono una popolazione di quasi 68.000 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 44.608 posti. I numeri testimoniano dunque che chiamarlo disagio è riduttivo: siamo infatti più vicini ad una tragedia semi-quotidiana.
I casi di Ancona e di Parma sono poi soltanto la conferma di un problema che riguarda gran parte delle strutture italiane. Nell’ultimo decennio l’aumento della popolazione carceraria italiana ha infatti generato un forte sovraffollamento degli istituti di pena, che ha contribuito ad un notevole deterioramento delle qualità della vita dei detenuti, già provati per le condizioni di limitata libertà. In una cella, dove dovrebbero soggiornare soltanto due detenuti, ve ne alloggiano normalmente sei e nel peggiore dei casi otto. Nella struttura di Montacuto, Ancona, i detenuti sono addirittura 440 in una struttura che invece potrebbe ospitarne solo 178.
Più volte si è cercato di ridurre le tensioni causate dal sovraffollamento carcerario attraverso indulti o amnistie ma in assenza di interventi strategici sulla durata dei processi e sulla introduzione di misure alternative alla detenzione, nessun miglioramento strutturale nella situazione carceraria sarà possibile.
A tutto ciò si aggiunge anche una emergenza di pubblica sicurezza. Infatti ad un incremento nel numero di detenuti non corrisponde un pari aumento delle forze dell’ordine penitenziarie.
Da tempo i Socialisti e i Radicali hanno denunciato queste situazioni senza mai avere risposte reali, concrete ed efficaci. Molte sono state infatti le interrogazioni parlamentari rivolte dai parlamentari Rita Bernardini e Mario Perduca, ai Ministri della Giustizia e della Sanità.
Anche in tema di carceri, l’Italia è indietro rispetto agli standard europei. Infatti la media Ue è di 97 detenuti su 100 posti letto disponibili, quella italiana è invece di 148 su 100.
Gli ultimi dati nazionali forniti dal sindacato “UIL” penitenziari parlano di una popolazione carceraria che ha sfondato quota 68mila persone, a fronte di una capienza di 44.385 posti, 23.632 in più di quanto gli istituti potrebbero contenerne. Il sovraffollamento medio nazionale ha così raggiunto il 53,2%. A nulla è servito il monito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mesi fa, quando affermava che la condizione carceraria dei detenuti era una vera e propria emergenza che necessitava di immediati interventi.
Occorrerebbe poi capire anche il motivo del mancato utilizzo di 40 carceri, costruite negli ultimi anni in molte aeree della penisola. L’esempio più lampante è quello del carcere di Gela, in costruzione da 30 anni ed inaugurato 2 volte ma poi chiuso; senza dimenticare i casi del carcere di Irsina, costruito negli anni ‘80 con una spesa di oltre 3 miliardi di lire, quello di Morcone in provincia di Benevento e i tanti carceri pugliesi, Minervino Murge, Monopoli dove la struttura, abbandonata da 30 anni, è occupata da un gruppo di cittadini sotto sfratto; in provincia di Foggia invece, non sono mai stati aperti quello di Volturata Appula, rimasto incompiuto, Castelnuovo della Daunia, Bovino ed Orsara.
Il problema delle carceri in Italia non può essere però risolto soltanto attraverso l’apertura di nuove strutture penitenziarie, ma è necessaria una riforma della giustizia penale in materia di misure cautelari che preveda un maggior ricorso agli arresti domiciliari nel caso di reati minori o di soggetti non socialmente pericolosi. Di questo se ne dovrebbe occupare anche il nuovo Governo Monti. Voltaire affermava che: “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”. Per questo è giunto il momento di affrontare l’emergenza ed individuare interventi strategici che consentano anche nel nostro Paese un miglioramento strutturale della situazione carceraria.

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