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Sibilla Aleramo – Dino Campana
”Un viaggio chiamato amore”

di Bepi La Medica | 11 Agosto 2014

Giangiacomo Feltrinelli Editore srl Milano 2002

LETTERE 1916 – 1918

Dino Campana era un poeta, al tempo poco più che trentenne, ignoto e squattrinato. Sibilla Aleramo gli ha rappresentato il primo ed unico amore. “Nevrastenico”, tanto da morire in manicomio, ed alcuni accusarono l’Aleramo di avergli fatto perdere la ragione. La realtà fu molto diversa.

 

Nella collana di libri riguardanti le lettere d’amore che il Corriere della Sera distribuisce il martedì, alla terza uscita vi sono queste che “raccontano” una straordinaria storia d’amore. Straordinari erano i protagonisti e straordinaria non poteva essere che la loro relazione.

Innanzi tutto la figura femminile. Una nota scrittrice, al tempo quarantenne, “la più bella ed amata di Firenze”, che aveva dedicato tutta la vita alla ricerca spasmodica dell’amore. Essere al contempo oggetto di desiderio e strumento di piacere. Non è una ricerca facile, ma l’Aleramo si buttava e rischiava di persona. Era lei che, generalmente, prendeva l’iniziativa. Una donna solare e che riteneva la vita meravigliosa, perciò da viverla sino in fondo, non poteva avere quelle prudenze che la ragione consiglia. Ne aveva avute altre di relazioni (Papini, Cardarelli, Boine etcc.) e ne avrà altre e morirà nel 1960. Proprio questa sua gioia di vivere la portava anche a chiudere la relazione quando diventava insopportabile.

Dino Campana era un poeta, al tempo poco più che trentenne, ignoto e squattrinato. Rosso di capelli tanto che veniva spesso scambiato per tedesco, tanto più che lui si autodefiniva poeta tedesco, e per quei tempi non era proprio il massimo. Sibilla Aleramo gli ha rappresentato il primo ed unico amore. “Nevrastenico”, tanto da morire in manicomio, ed alcuni accusarono l’Aleramo di avergli fatto perdere la ragione. La realtà fu molto diversa e queste lettere lo stanno a dimostrare.

Si incontrarono il 3 agosto 1916 e la loro relazione fu una “deflagrazione”.

Sibilla gli scrive il 6 agosto: “E’ vero che mi aspetti? Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno. Ho paura di morire prima. Dino, Dino! Ti amo….E’ vero che mi hai detto amore? Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è così forte…Io non posso più dormire, ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni?”

E’ il linguaggio di una donna innamorata che teme di non essere altrettanto corrisposta. Infatti in questa fase lui è molto controllato.

Ancora il 9 agosto: “Mi chiami o mi hai dimenticata? Oh ti voglio, ti voglio, non ti lascerò ad altri, non sarò d’altri, per la mia vita ti voglio e per la mia morte.”

E Campana le scrive il 17 agosto “Tutto va per il meglio, nel peggiore dei mondi possibile.” E’ già un’avvisaglia di quello che accadrà?

Infatti di lì a poco Campana cominciò a maltrattarla e, nonostante questo, Sibilla continuo ad essere dedita a lui. Ma è proprio questo il periodo in cui Campana manifesta la sua passione “Vi sono molte donne né belle né brutte. Aimè non so più guardarle. Possibile?”

Ma la malattia di Campana crea molte difficoltà alla scrittrice anche se il 29 ottobre gli scrive “Dino, bisogna essere forti, stringersi, non lasciarsi. Io sto male, la tua amica. E tu, amore mio, anche tu soffri, lo sento…Rientriamo insieme nella vita”.

Ma la loro frequentazione, per volontà di lei, durerà solo qualche altro mese, dopodiché i loro rapporti restano epistolari, tranne un incontro, in carcere, nel settembre del 1917.

L’8 marzo Campana scriveva: “Egregia Sibilla, II mio silenzio deve avervi significato che nulla e più possibile tra noi. Voi avrete dunque rinunciato al progetto del vostro viaggio quassù. Già vi dissi che preferivo uccidermi piuttosto che vivere con voi. Questa mia decisione si è consolidata. Lasciatemi dunque perdere. Sento che non potrò mai più perdonarvi. Addio dunque. Tutto è finito per sempre.”

Ma il giorno successivo inviava all’Aleramo il seguente telegramma: “Perdona vieni subito.”

Questi comportamenti contraddittori molti lo addebiteranno alla salute mentale del poeta, invece, ad avviso di chi scrive, è la inevitabile confusione che capita a chi è travolto dalla passione e vorrebbe difendersi da essa.

Bisogna avvicinarsi in punta di piedi alle persone perché ognuna di loro ha una propria storia, un proprio vissuto che non và mai giudicato. E bisogna avvicinarsi in punta di piedi anche a questa storia d’amore per l’umiltà che deve sempre accompagnarci nella vita, nel corso di quel viaggio che chiamiamo “amore”, perché il mistero dell’amore non è meno intricato di qualsiasi alto mistero.

Pubblicato in : Invito alla lettura

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