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Siamo una colonia e non ce ne siamo accorti

di Maurizio Ballistreri | 30 Settembre 2013

La politica italiana senza esercizio di sovranità.

italia_e_europaUn dato politico appare certo: siamo un Paese senza sovranità. E se qualcuno obietta che lo eravamo anche durante la divisione geopolitica in blocchi, si può rispondere che pur nella condizione di essere una sorta di marca di frontiera tra Est e Ovest, l’Italia trovò molte occasioni per ribadire la propria autonomia sullo scenario internazionale, si pensi alle strategie energetiche dell’Eni di Enrico Mattei tra la metà dei trascorsi anni ‘50 sino al 1962, o alla ferma posizione dell’allora premier Bettino Craxi a Sigonella nel 1988: una sovranità limitata nell’ambito dell’Alleanza atlantica ma non azzerata.
Oggi, la classe politica attuale ha abdicato ad esprimere linee di politica internazionale e non ha più alcuna sovranità economica, lungo quel percorso che negli anni Novanta del XX secolo ha portato alle privatizzazioni selvagge e al vistoso declino della posizione italiana nella divisione internazionale del lavoro verso produzioni non più all’avanguardia.
Una delle cause è stata certamente l’introduzione dell’euro. Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e il Giappone ad esempio, hanno come noi altissimi debiti pubblici e forti deficit rispetto al prodotto interno lordo ed un economia ancora ferma, e purtuttavia pagano bassi tassi d’interesse sul debito pubblico, i cui titoli vengono collocati con facilità senza subire attacchi speculativi e, soprattutto, possono creare nuova moneta per stimolare l’economia, poiché  le loro banche centrali sono controllate dal Tesoro e sono tenute a comperare i titoli del debito pubblico invenduti alle aste sul mercato primario, senza generare inflazione, poiché la moneta aggiunta viene assorbita dal pagamento degli interessi passivi e non si traduce in maggior domanda di beni e servizi rispetto alla produzione.
Anche l’Italia (con molti eccessi bisogna dire, allo scopo di finanziare un famelico Stato assistenziale fatto di clientele e sperperi) un tempo aveva un modello economico di questo tipo, ma a partire dal governo Ciampi del 1993, con ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, durante la grave emergenza politica ed economica generata da Tangentopoli, si affidò, per finanziare il proprio debito pubblico, al mercato speculativo, con il risultato di: far schizzare verso l’alto i tassi d’interesse; raddoppiare in pochi anni dal 60 al 120% il rapporto debito/pil; rendersi condizionabile e ricattabile dagli speculatori finanziari e pagando a questi crescenti interessi sul debito; non poter stampare cartamoneta per spingere l’economia fuori dalla recessione; impoverire pensionati, disoccupati, lavoratori dipendenti, piccole e medie imprese. Politica durata sino ai giorni nostri, con la tappa fondamentale dell’introduzione della moneta unica il 1° gennaio 2002.
Il risultato politico è sotto gli occhi tutti: governo e parlamento sono sostanzialmente esautorati dalle decisioni economiche, le cui linee sono dettate dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Unione europea (egemonizzata dalla “Cancelliera di ferro” tedesca Angela Merkel…), dalle agenzie di raiting e dalla Banca centrale europea. Last but not least, il sistema costituzionale ha subito, nei fatti, una profonda modificazione, con la “presidenzializzazione” della figura del Capo dello Stato, costretto a supplire all’inadeguatezza del ceto politico italiano.

Pubblicato in : Primo pianoTag: caro alzeglio ciampi

Info Maurizio Ballistreri

Professore di diritto del lavoro nel Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina, ha insegnato alla Luiss, nell’Università di Extremadura in Spagna, in seminari alla Sorbonne-Pantheon di Parigi, all’Università di Santiago de Compostela, all’Università economica di Cracovia, nelle Università di Kiew e Zagabria, autore di libri e di pubblicazioni scientifiche sui temi del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Avvocato di Cassazione e Revisore legale dei conti.
Già deputato socialista nella XIV Legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana e dirigente sindacale della UIL, ha svolto importanti incarichi istituzionali quale consigliere di amministrazione dell’IRCAC, l’Istituto per il credito alla cooperazione della Regione siciliana, dell’Università degli Studi di Messina in rappresentanza del CNEL, della Società “Stretto di Messina” Spa.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Obtln1

    5 Ottobre 2013 alle 16:12

    Purtroppo noi siamo una colonia dalla fine della seconda Guerra Mondiale, ma non degli USA o di qualunque altro Paese. Noi siamo “colonia” di chi detiene i grandi capitali ed il monopolio delle materie prime! Questa è l’unica , reale verità!!! Le masse niente ne sanno di questo ed anche se ne fossero a conoscenza niente potrebbero fare per cambiarne la realtà!!! La “globalizzazione” ha dato il colpo di grazia al famoso “benessere”, alla bella vita (si fa per dire!) delle masse popolari. Comunque niente avviene a caso, per “morire” bisogna ….peggiorare. Vedrete che molti “pesta sputi” torneranno, loro e nostro malgrado a…..farlo!! In nome della giustizia sociale e della timo., pardon demo-crazia! Chi vivrà vedrà! Poveri illusi.

    Rispondi

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