Tutto ciò premesso mi sovviene il pensiero di un’amica che, persona molto devota, giudica il prete pedofilo con lo stesso metro e lo considera alla stessa stregua dell’uomo qualunque. Delitto orribile comunque, ma se c’è qualcuno peggiore del pedofilo è, appunto, il prete pedofilo. A lui si affidano i bambini. Si mandano all’oratorio o a catechismo identificati come luoghi di moralità sicura. Anzi dove si sale sul pulpito, simbolo primario della stessa moralità e da dove la si predica. Ecco, a livello personale vedo e sento il predicatore come individuo insopportabile. Questo è certamente un mio limite. Ma ritengo che, se c’è qualcuno peggiore del pedofilo è il prete che commette questo atto, sempre e comunque, ignobile e abominevole.
Ma che c’entrano i preti? Già, ma insieme a loro si possono indicare gli insegnanti che hanno in mano la fragilità dei piccoli uomini in formazione, durante l’età evolutiva. E che non sempre sono idonei a trattare con delle piccole menti. ma, piuttosto, a maltrattare coloro che poi devono anche giudicare, attraverso il voto ed esaminarli. Sì, no, forse. Senza incriminare naturalmente tutta la categoria.
Ma tutte queste fazioni professionali che si occupano e preoccupano di proclamare, esortare e giudicare dovrebbero avere un valore aggiunto sicuro, di moralità oltre che di competenza.
Ma veniamo a noi.
Il magistrato.
Il simbolo della Giustizia, dunque della moralità. Il problema dei rapporti tra diritto e morale è, senza esagerazione alcuna, il problema fondamentale della filosofia del diritto. Dunque il magistrato ha o no di per sé la patente di moralità?
Naturalmente da incompetente non ho risposte. Ma da cittadino ce l’ho eccome. E pretendo che il magistrato che indaga sul comportamento della gente e la giudica sia moralmente ineccepibile. Se non si attiene e non ce la fa, dia le dimissioni. Se sbaglia paghi, almeno come e quanto un semplice cittadino.
Invece sono talmente arroganti e certi dell’immunità che aleggia loro intorno che fanno cose che noi umani non conosciamo. Sempre con le debite e necessarie eccezioni che in questo caso costituiscono senza dubbio la regola. Insomma, vanno a cena insieme, ma non si cibano e libano e basta, ma parlano di tutto e di più, vis a vis, ma in luoghi pubblici, o al telefono. In alternativa, insieme ai politici, si riuniscono di notte come i carbonari di una volta.
Ciò che perfino noi comuni mortali ci asteniamo dal fare e preferiamo, magari, parlarne a voce anche se abbiamo poco o nulla da nascondere. Oltre che malviventi, moralmente e, pare, giuridicamente, sono anche tonti.
Qualcuno, da garantista conclamato giudica le intercettazioni carpite non idonee ad una indagine pubblica, sbattute in cronaca al ludibrio delle genti. E ritiene che sarebbe giusto, eventualmente, farle conoscere dopo una sentenza di colpevolezza. Magari dopo decenni, dati i tempi della giustizia.
Mentre Adriano Sofri ebbe a dire “Non esistono magistrati onesti. Esistono solo magistrati non ancora intercettati” in contrappasso Piercamillo Davigo esternava il suo noto motto in piena Mani pulite, “Non esistono politici innocenti, ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove”. E ora chi se le deve lavare le mani?
E così la separazione antropologica e aprioristica dei buoni dai cattivi, va a farsi benedire. Con questa drammatica crisi di credibilità dell’unico potere che finora e nonostante tutto, era rimasto impregiudicato.
Se da un lato c’è da essere soddifatti, dall’altro non si può nascondere un senso di scoraggiamento demoralizzante.
Intanto il Capo dello Stato, riferiscono fonti del Quirinale, indice elezioni suppletive, nel Csm per la sostituzione dei due membri che hanno lasciato l’incarico in seguito alla bufera Procure, per il 6 e 7 ottobre e le considera come un primo passo per “voltare pagina” e restituire alla magistratura “il prestigio e la fiducia che le note vicende hanno incrinato”
Vedremo.
L’autonomia
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente, secondo quanto sancito dall’art. 104 della Costituzione. Ciascun magistrato, sia giudicante sia requirente, è inoltre per legge inamovibile.
L’organo di autogoverno della magistratura è il Consiglio superiore della magistratura, organo di rilievo costituzionale, presieduto dal Presidente della Repubblica. A tale organo spettano, ai sensi dell’art. 105 della Costituzione, al fine di garantire l’autonomia e indipendenza della magistratura, le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.
L’indipendenza
Il principio di indipendenza, imparzialità e terzietà del giudice è consacrato nell’art. 104 Cost.: se ne desume che la Costituzione garantisce all’ordine giudiziario indipendenza e tutela, in relazione alle pressioni ed alle coercizioni dei vari altri poteri dello Stato.
Ulteriore corollario dell’indipendenza della magistratura è, altresì, la regola della inamovibilità dei magistrati, i quali non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni, se non a seguito di decisioni assunte dal Consiglio superiore della magistratura. Conseguenza di tale principio è che nessuno può scegliersi il giudice da cui venire giudicato (“nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”), né il giudice può scegliere i soggetti da giudicare.
Carla Ceretelli

Se non lo è mai stata, secondo il dettato costituzionale dovrebbe esserlo. E, dato che il giudice giudica, deve essere onesto, più del comune cittadino, come il prete che predica e l’insegnante che infonde istruzionee, forse, cultura.. Il ditino alzato è insostenibile per chi ha potere diretto sulla vita di altri essere umani. A onor di cronaca io negli anni cinquanta ero infanta ;)
La magistratura non è mai stata indipendente, chi come me ha seguito alcuno processi degli anni 50,dovrà affermare che anche in quegli anni ci sono state sentenze politiche e di comodo, che il potere di allora gestiva coma voleva….ora il meravigliarsi di ciò che è sempre esistito mi sembra abbastanza comico….il problema vero è un’altro, della giustizia verso il cittadino non interessa a nessuno, il problema non è scaturito da un fatto di malagiustizia, ma da un fatto di carriere, cosa che riguarda il loro sistema, non la garanzia del cittadino……Perciò se un giorno dovessimo incappare nelle grinfie della giustizia, speriamo che a giudicarci sia un giudice che nella testa e nel cuore abbia un barlume di onestà…….