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“Siamo nella seconda Guerra Fredda, importante come la prima”

Marco Mayer intervista il Prof. Francesco Sisci.  il maggiore esperto italiano di Cina dove ha vissuto e insegnato  per oltre 30 anni.

di Marco Mayer | 10 Settembre 2023

Non ha dubbi il professor Francesco Sisci sul fatto che il mondo si trovi nel bel mezzo di una nuova seconda “Guerra Fredda” al pari di quella che caratterizzò il primo dopoguerra per concludersi a fine anni 80 con il crollo del muro di Berlino e il dissolvimento successivo dell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche .

Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista esclusiva per PensaLibero.it.

–Come valuti i rapporti USA e Cina in questo momento? 

Si stanno stabilizzando, non c’è da aspettarsi un peggioramento improvviso che vada fuori controllo, ma è certamente da avversari, non da amici o tanto meno alleati.

L’assenza di Xi al G20 si può spiegare con tensioni interne all’elite? 

No, assolutamente. Credo piuttosto che Xi abbia evitato per non essere sottoposto all’imbarazzo di sentirsi isolato ed escluso. Senza la Russia il G20 in realtà si sta trasformando in una specie di G7 allargato e quindi con una forte deriva anti-cinese.

In Europa ogni nazione tende ad avere una sua politica verso la Cina, a partire dalla Francia e dalla Germania in piena competizione in campo automobilistico ecc.. Cosa é realistico attendersi dalla UE? 

Al momento, non troppo. Difficile che i paesi europei rinuncino alla propria politica estera per “cederla” alla UE, sarebbe la vera pietra tombale sulle politiche nazionali. E’  vero però che la guerra in Ucraina ha creato per la prima volta dopo la fine della guerra fredda una specie di fronte unito, almeno in parte, a sostegno di Kyiv, anche se poi ogni paese ha inteso il “fronte“ a modo suo. L’ attivismo russo è state capacissimo di inserirsi e sfruttare gli interstizi nella UE e all’interno di ogni paese europeo. Con la Cina siamo lontani dall’unità UE rispetto a Kyiv, ma l’aumento delle tensioni, specialmente sul fronte delle politiche industriali, sta spingendo a una convergenza nella difesa di settori tecnologici a rischio “di Cina”. Ciò non è ancora un orizzonte unico perché ci sono interessi discordanti verso il mercato cinese. I tedeschi hanno investimenti molto grandi, i francesi hanno importanti commesse di vendita. Dipenderà molto, credo dai comportamenti della Cina e credo anche dall’evoluzione della guerra in Ucraina, che potrà imprimere dinamiche nuove sia alla Cina che alla UE.

In Italia le importazioni crescono ma le esportazioni languono. Perché?  

Il commercio internazionale non è bello se va in parità in generale. In particolare il problema dell’italia non è il deficit commerciale con la Cina, che è comunque non mostruoso. Nei rapporti commerciali, per tanti motivi anche vecchi, l’Italia non riesce a vendere in Cina tanto. Ma c’è un problema generale: l’Italia non è molto presente commercialmente ed economicamente in Asia in generale. La Cina è il primo partner commerciale italiano in Asia, ma è solo il quarto partner commerciale della Cina in Europa (dopo Germania, Francia e Olanda!). è questo forse che l’Italia dovrebbe fare, ampliare le sue vendite e i suoi commerci con il resto dell’Asia al di là della Cina, solo che nella realtà di un’economia tirata da aziende medie e piccole, queste aziende non hanno le conoscenze e le strutture per avventurarsi da sole in mercati nuovi. Tale conoscenze non ce l’ha lo stato da offrire alle aziende, né queste aziende si fidano del know how dello stato per entrare in mercati nuovi. Quindi tutto diventa difficile, e gli Italiani comunque vivono bene vendendo in mercati tradizionali,  le Americhe o il resto d’Europa.

Grillo? 

Sulla Cina? Temo non sappia di cosa parli se parla di Cina. e questo forse è pericoloso per il paese.

Memorandum e Partership strategica é solo una questione di etichette o anche di sostanza? 

L’italia non è una villetta isolata in cima a una montagna, è piuttosto come un appartamento in un condominio (in questo caso la NATO) in cui per fare certe cose bisogna chiedere a una riunione di condominio: “posso cambiare la facciata del mio balcone?” Le quote del condominio non sono equamente ripartite poi, condomini più grandi, come gli USA, naturalmente hanno più voti. Stare in un condominio ha vantaggi (meno spese di gestione della casa) e svantaggi (non posso cambiare la balaustra del balcone come mi pare). La domanda allora è: la NATO è d’accordo con la partnership strategica lasciando cadere il Memorandum? Non lo so, ma credo che questo sia il punto. Se l’Italia ha avuto una luce verde dalla NATO e dal condomino più importante, gli Usa per questo spostamento dal memorandum alla partnership, benissimo. Se l’Italia ha fatto il cambiamento senza una certezza americana, allora è un problema per l’Italia, anche perché il governo ha già incassato il supporto americano con il viaggio di Giorgia Meloni a Washington. In cambio di quell’appoggio nel viaggio  gli Usa chiedevano una nuova politica italiana verso la Cina, più ferma. Se quindi sulla partnership non c’è certezza americana, tante cose potrebbero diventare antipatiche. Il lancio della via della seta indiana e l’incontro con Modi potrebbe indicare che si tratti di un passo concordato con gli USA , ma non ci sono elementi certi per affrontarlo.

Cosa ti senti di suggerire se tu fossi il consigliere diplomatico di Giorgia Meloni? 

Mutatis mutandis, siamo nella Seconda guerra fredda, importante come la prima e che condizionerà sempre di più tutte le politiche interne di ogni stato. Questa guerra fredda si svolge intorno alla Cina. Quindi l’Italia o esce dalla Nato o si attrezza a partecipare a questa guerra fredda. Nella prima guerra fredda l’Italia era terra di confine, uno perché avevano il confine orientale e meridionale con la Yugoslavia o la Libia, paesi che guardavano anche dall’altra parte, e perché le divisioni della guerra passavano all’interno del paese, con il PCI, il più grande partito comunista, filo sovietico, dell’occidente. Oggi l’Italia è lontana dalla Cina e non ha naturalmente tutta l’attenzione che invece poteva godere da parte Usa negli anni ’50 o ’60. Ciò ha vantaggi e svantaggi. Non c’è il fiato sul collo  pesante di Washington su Roma, ma ciò significa anche che un eventuale fallimento economico o politico dell’Italia non è poi fondamentale nella partita con la Cina. Quindi tre conseguenze. 1. l’Italia o si salva da sola o non ci saranno altri che la salveranno, e questo vale per le sue difficoltà economiche 2. Unica cosa che deve fare l’Italia è non fare sbagli sulla Cina, materia sulla quale l’Italia tradizionalmente sa poco 3. Se l’Italia volesse un posto al “tavolo dei grandi” dovrebbe potere portare idee performanti e originali sulla questione Cina, altrimenti resta al “tavolo dei piccoli”. Se il paese non ha o non riesce ad acquisire idee performanti meglio restare tranquillamente al tavolo dei piccoli. Se ci si agita in maniera caotica poi si rischia di essere cacciati anche dal tavolo dei piccoli. Infine una questione strutturale. La prima repubblica è figlia della guerra fredda, così come lo è la costituzione, che bloccava fascisti e comunisti dalle chiavi del potere. La DC e i suoi alleati avevano poi il compito di mantenere la democrazia e libertà e modernizzare il paese. Tale compito è stato assolto. La riforma elettorale della seconda repubblica apriva a una democrazia dell’alternanza, perché era caduto il veto sul PCI, e l’Italia avrebbe dovuto cercarsi da se un posto futuro nel mondo. Il risultato è stato incerto. Oggi la Nuova guerra fredda impone un ripensamento interno, oltre che esterno. Si parla ancora di riforme elettorali e riforme costituzionali, ma forse bisognerebbe prima pensare a che scopo si voglio queste riforme, dove si vuole portare l’Italia e quindi fare le riforme all’uopo. Non il contrario. Il premier Meloni ha quindi opportunità fantastiche di imprimere una svolta internazionale e interna al paese. Deve pensare in grande, in maniera molto articolata, e non farsi travolgere dal piccolo cabotaggio. La Cina è enorme, come paese e problema, non è con piccole soluzioni furbesche che si risolvono le cose.

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, cina, condominio, costituzione, democrazia, europa, fallimento, francia, futuro, g20, germania, governo, intervista, italia, libia, meloni, mercati, mercato, mondo, nato, nazione, olanda, paesi europei, Pensalibero, politica italiana

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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