Una volta i vecchi computer ti dicevano a metà foglio di word aperto: salva il documento e sarai più felice. C’era una volta il vecchio pc da tavolo con una memoria da due giga e ce le facevamo pure bastare. Adesso le memorie sono duecento trecento volte tanto eppure non abbiamo spazio sufficiente per archiviare i nostri utili ed inutili files. Siamo colpiti dal vizio di salvare tutto in memoria, copie su chiavette e copie di copie su dischi fissi, che scoppiano. E poi un giorno il tuo portatile che pensavi super affidabile ti dice: “basta, disco morto”. E nonostante tutte le precauzioni di un anno, salvi tre giga di documenti che insomma ti interessano si e no, ma perdi proprio quei dieci documenti che pensavi imperdibili: è la vendetta del byte destino. Si allargano le memorie di tutto: dei portatili e delle digitali per foto, dei telefonini e delle chiavette “contieni tutto”, eppure non ce n’è mai abbastanza. Perché? Perché in fondo siamo diventati degli esosi della memoria, perchè una volta bastava aprire un cassetto o una scatola e buttare fogli o fotografie o appunti o agende vecchie ed invece adesso devi leggere memorie di cellulare o chiavette, sparse tra borse e uffici. Siamo cresciuti e abbiamo vissuto nell’era del diritto alla memoria, del dovere di conservare e archiviare. Ora siamo quasi al collasso, non solo psicologico, della conservazione, che se fatta in maniera sbagliata è pure inutile, perché si rischia di perdere poi tutto d’un colpo. Cresce invece il movimento del diritto all’oblio, del diritto a cancellare, del diritto/dovere di buttare nel cestino (non solo quello del desktop) le robe che davvero non ci saranno utili, per la nostra vita di memoria e la nostra memoria di vita. Finiremo sepolti sennò da quintali di files inutili. X W Z files ovunque. Dischi fissi, dischi esterni da 600 giga, ma quanti film, documenti e foto vuoi archiviare? E poi dopo che hai tutto questo ben di Dio in memoria che fai sei più felice? Una volta ci bastavano due o tre vecchie cassette VHS piene di piccoli ritagli di film della nostra vita tipo comunione, cresima battesimi, vacanze e ci sembrava di avere il mondo, poi sono arrivati i cd e i dvd e lì abbiamo cominciato a moltiplicare supporti e lettori, ora chiavi, chiavette, bauletti di memoria digitale in ogni tavolo. Quando sentiva i vecchi della televisione che dicevano. “Ai nostri tempi facevamo qua e facevamo là, quella sì era televisione educativa” , Pier Luigi Celli, sociologo e scrittore, commentava” Basta con questa memoria totalizzante, c’è un diritto alla dimenticanza,all’oblìo” Per dare spazio ai giovani di fare e costruire, senza il peso di un antiquariato dell’esperienza non sempre così limpido ed edificante. Nella memoria dei computer e delle nostre chiavette è quasi uguale: rischiamo di portarci sulla groppa (non solo digitale) il peso di quintali di files che son rimasti lì senza un perche. Senza una scelta razionale od emotiva. Dice Elda Calvi, scultrice e pittrice di Verona: “Vedi Fabrizio tutti corrono ad archiviare filmati e foto e poi la storia ci dice che l’unica cosa che rimane sono i ritratti, quelli grossi, da muro. Dai camuni all’ottocento. E io faccio ritratti allora”. E poi, dubbio finale, siamo sicuri che i giga di documenti e foto e altro salvati in chiavetta resistano al tempo? Per quanti anni potremo vedere davvero quei files salvati? Capacitiamoci di perdere quel che riteniamo imperdibile. Pare questa la vera sfida tecnologica del nostro cervello.
Fabrizio Binacchi
www.virgola1.splinder.com

il diritto all’oblìo ce lo riconquistiamo,nostro
malgrado, attraverso la babele della conservazione che spesso è deleteria. Raccogliendo materiale per un saggio di mitologia, ho collezionato una quarantina di files, al punto di sperdermi perché un
tempo la selezione avveniva già durante la fase di documentazione..adesso si conserva tutto e poi è difficile navigare in un oceano.
Al fondo di questa smania c’è la volontà di
esaustività che è sempre un miraggio e c’è
una volontà di “impossessamento” della materia che è alquando feticistico
gabriele parenti