• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

SIAMO ALL’EPOCALE “1989 DEL MONDO ISLAMICO”?

Di Enrico Cisnetto Il nodo da affrontare ora è il che fare in questa terribile e complicata circostanza. Quale profilo deve darsi il Paese, quale grado di unità la sua classe politica è in condizione di realizzare, quale livello di influenza è capace di esercitare in sede europea e mondiale. Partendo da un dato certo: la crisi politica – tra l’altro strutturale, sistemica – che l’Italia vive da anni.

di Enrico Cisnetto | 28 Febbraio 2011

La drammatica crisi della Libia, che va ben al di là dei suoi confini e che saldandosi con le rivolte in Egitto, Algeria, Tunisia e altri fronti caldi del Mediterraneo e del Medio Oriente ha dato il via a quello che potrebbe rivelarsi un epocale “1989 del mondo islamico”, richiederebbe all’Italia di avere una classe dirigente degna di questo nome e all’Europa di esistere. Due condizioni che, purtroppo, non esistono.
Per l’Italia, in particolare, questa vicenda può rappresentare – molto più delle crisi finanziarie – un reagente chimico micidiale, capace di far saltare quel che resta della nostra sgangherata Seconda Repubblica. E la miglior dimostrazione di questa non difficile predizione sta nella pochezza della reazione che tanto il governo quanto l’opposizione hanno saputo mettere in atto. Cioè lontani mille miglia dalla comprensione di un fenomeno che già sta andando e ancora andrà ben al di là della contingenza.
Il tema da affrontare, infatti, non può essere il fondamento o meno della realpolitik che ha spinto l’Italia – peraltro, da decenni e in compagnia di molti altri paesi – a intrattenere rapporti politici e commerciali con la Libia come con altri regimi dittatoriali, e neppure la congruità della “politica del cucù”, che per molti versi sarebbe corretto porre, cioè del modo folcloristico, superficiale e da venditore di tappeti con cui il premier ha impostato non solo il rapporto con Gheddafi – un conto è doverci avere a che fare, un altro è lasciarsi andare a comportamenti beceri come il famoso baciamano, incompatibili con la cifra di uno statista – ma con molti altri leader mondiali. No, il nodo da affrontare ora è il che fare in questa terribile e complicata circostanza. Quale profilo deve darsi il Paese, quale grado di unità la sua classe politica è in condizione di realizzare, quale livello di influenza è capace di esercitare in sede europea e mondiale. Partendo da un dato certo: la crisi politica – tra l’altro strutturale, sistemica – che l’Italia vive da anni e che negli ultimi dieci mesi è diventata del tutto irreversibile, non appare per nulla compatibile con la situazione che si sta verificando alle nostre porte. Per questo i casi sono due: o assistiamo ad un tanto auspicabile quanto improbabile colpo di reni della politica nel suo insieme, oppure sarà la pressione dell’emergenza stessa a travolgere quel che resta della Seconda Repubblica. Uno scenario, quest’ultimo che solo uno stolto può augurarsi, per quanto auspichi il subitaneo avvento della Terza Repubblica. Ma che al momento resta purtroppo quello più probabile.
E poi, come dimenticare l’inevitabile ripercussione sui mercati che avrà la crisi libica e nord-africana in generale. Paolo Scaroni ha perfettamente ragione: il caso Libia è destinato a incidere sui prezzi e non sui flussi del petrolio. Primo perché, dal lato della vendita, il fronte dell’Opec è perfettamente in grado di rimpiazzare la produzione libica, che conta solo il 2% dell’intera produzione mondiale, aumentando le quote degli altri paesi estrattori. Secondo perché, dal lato dei prezzi, la spinta che ieri ha portato il costo del barile a toccare e superare la soglia dei 100 dollari sul mercato di New York e i 120 dollari sul mercato del brent (il greggio del Mare del Nord, la cui quotazione determina quella del 60% del petrolio estratto nel mondo), è arrivata dopo una lunga fase di rialzi iniziati l’estate scorsa quando in agosto aveva toccato il barile aveva toccato gli 80 dollari per poi arrivare a 90 in dicembre. Cioè comunque prima che il Mediterraneo, dall’Egitto alla Tunisia, e il Medio Oriente fossero infiammati da rivolte popolari, ora sbarcate in Libia con una tale forza da mettere in pericolo un potere consolidato nei decenni come quello di Gheddafi. Insomma, il petrolio era tornato caro ben prima che il Maghreb fosse in fiamme, e ora da questo “1989 del mondo islamico” non può che trovare motivi per ulteriori rincari. E non sarà la decisione dell’Opec di aprire di più i rubinetti che potrà calmierarlo, nonostante che non sarà difficile rimpiazzare non solo il greggio libico ma di tutto il fronte di crisi, che si calcola arrivi a non più del 6% della produzione totale. La vera differenza la faranno le aspettative dei mercati. Mettendo in conto che ogni 10 dollari di aumento del prezzo del barile vuol dire mezzo punto di meno di pil mondiale, e che la recessione del 2009 (per Italia e Giappone anche 2008) è dietro le nostre spalle solo da 14 mesi. Con la differenza che i paesi emergenti – il cui sviluppo impetuoso è in buona misura all’origine dei rincari, visto l’aumento vertiginoso dei loro consumi per sostenere i quali sono disposti a pagare qualunque prezzo – se ne accorgerebbero relativamente, mentre le aree di vecchia industrializzazione, e l’Europa in particolare sarebbero destinate a subire i danni maggiori.
Naturalmente non sappiamo fino a quali punte arriverà il prezzo dell’oro nero; tuttavia è bene considerare che la fase storica dei 50-60 dollari è finita e che quella degli 80-100 (come minimo) è aperta e destinata a consolidarsi. Questo vuol dire che i business plan delle economie mature e fortemente dipendenti dagli idrocarburi, quella italiana in primis, devono essere rivisti e riscritti. Per esempio, quanta inflazione potranno generare questi rincari, e di conseguenza che effetti questa potrà avere sui tassi d’interesse?
E questo vale a maggior ragione per noi, che già nel 2010 abbiamo pagato il prezzo di un deficit record della bilancia commerciale: 27,3 miliardi (5,9 miliardi l’anno precedente), la cifra più alta mai registrata in termini nominali a prezzi correnti. Ma la cosa più grave e allarmante è che questo squilibrio non ci sarebbe stato, anzi ci sarebbe stato un avanzo di 25,1 miliardi (contro 36,7 miliardi del 2009) se non ci fosse stata la nostra dipendenza energetica. Questo significa che nel 2010 la bolletta di petrolio e gas naturale ha pesato nell’interscambio per 52 miliardi, più della metà di quanto ci costi il nostro enorme debito pubblico. Dunque le vicende del Mediterraneo sono un motivo in più, e che motivo, per smetterla con le sciocchezze, rifare i conti e accelerare i programmi di riequilibrio delle fonti di approvvigionamento energetico, a cominciare dal ritorno del nucleare. Ultimo appello.

Enrico Cisnetto www.terzarepubblica.it

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti