“Magnum gaudium nuntio vobis: habemus datam!”. A meno di 60 giorni dalla chiamata alle urna del corpo elettorale il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha firmato il decreto con il quale ha stabilito che quasi 1200 comuni italiani si recheranno ai seggi il 5 giugno ed eventualmente al turno di ballottaggio del 19 per eleggere i nuovi sindaci e per il rinnovo dei consigli comunali. A memoria non ci si ricorda che il decreto sia arrivato a poco più di 15 giorni dall’indizione dei comizi elettorali e a meno di 30 giorni dalla data per la consegna delle liste dei candidati corredate dalle firme autenticate dei cittadini sottoscrittori. E’ vero che i partiti (molto meno le liste civiche sorte spontaneamente in questi mesi) si sono già messi in moto per questi adempimenti e una volta stampati moduli debitamente compilati scatterà la corsa dei militanti e dei candidati in processione alle porte di case per “estorcere” le firme di amici e parenti per presentare le liste. Questa settimana però vogliamo soffermarci ancora sul patteracchio scaturito dalla riforma Del Rio che ha trasformato le vecchie Province elette direttamente dai cittadini in enti intermedi e Città metropolitane i cui presidenti, sindaci metropolitani, consiglieri provinciali e metropolitani non vengono più scelti dal popolo ma bensì dagli eletti dei consigli comunali che rappresentano l’area territoriale di competenza dei nuovi enti. Tutto ok?. Forse. La legge per le Città metropolitane infatti per i capoluoghi come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna ed altre ha in serbo una spiacevole sorpresa per i rappresentanti in carica da meno di due anni dalla loro istituzione. Con l’approssimarsi delle prossime elezioni amministrative, che vedranno coinvolti diversi Comuni capoluogo, si prospettano alcune problematiche che rischiano di avere ricadute sui Consigli delle Citta’ metropolitane. E’ quanto, nella sostanza, il Presidente dell’ Associazione nazionale comuni Italiani (ANCI )Piero Fassino segnala in una lettera fatta pervenire al Ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa. Dopo aver ricordato che nel caso di rinnovo del consiglio del comune capoluogo, le norme vigenti prevedono che si proceda a nuove elezioni del Consiglio Metropolitano entro sessanta giorni dalla proclamazione del sindaco del comune capoluogo, Fassino segnala anche che le stesse norme stabiliscono che la cessazione dalla carica comunale comporti la decadenza da Consigliere metropolitano. Per evitare che si determini un vulnus amministrativo, con la mancanza di un organo collegiale deliberante che ha competenza su atti obbligatori per legge quali, ad esempio, l’approvazione del bilancio, Fassino ricorda che il testo unico degli enti locali prevede, in caso di rinnovo dei consigli comunali, un periodo di prorogatio sino all’elezione dei nuovi organi. Pertanto, ad avviso di ANCI, tale disposizione potrebbe trovare applicazione anche per il Consiglio metropolitano, dovendosi garantire la continuità dell’organo nell’espletamento degli atti di ordinaria amministrazione ed obbligatori per legge. Altra questione che, secondo ANCI, necessita di chiarimenti e’ quella dei termini previsti per le elezioni dei Consigli metropolitani, che devono necessariamente svolgersi dopo il rinnovo del consiglio del Comune capoluogo. La norma, modificata dal mille proroghe, – rileva Fassino – non specifica infatti se il termine previsto dei sessanta giorni dalla proclamazione del Sindaco del Comune capoluogo riguardi l’indizione delle elezioni o lo svolgimento delle stesse, con il rischio, in quest’ultimo caso, che si debba andare al voto nel mese di agosto. Domanda finale da un milione di dollari. Ma se meno di due anni fa prima dell’entrata in vigore della legge Del Rio si sapeva che i capoluoghi presto sarebbero andati al voto non si poteva aspettare a comporre i Consigli metropolitani e lasciare operare in proroga i vecchi consigli provinciali?

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