
Soldi agli elettori. Giorgia Meloni comincia con gli automobilisti e i centauri: abolito il bollo auto e moto. L’anno prossimo gli italiani voteranno per eleggere il nuovo Parlamento e come per incanto non si parla più di sacrifici per garantire la stabilità delle dissestate finanze pubbliche.
Il governo Meloni improvvisamente promette tagli delle tasse e benefici fiscali un po’ per tutti. Singoli decreti e la nascitura legge di Bilancio del 2027 sembrano promettere denaro per rimpinguare gli esausti portafogli dei cittadini. Vediamo fior da fiore.
Abolito il bollo auto e moto. Giorgia Meloni annuncia: «Il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani», appunto il bollo, la vecchia tassa di circolazione. La decisione è di sopprimere questa imposta per le auto di piccola e media potenza («fino a 80 kW») e per le moto. L’esenzione è possibile per una sola auto per cittadino e riguarda circa il 70% delle macchine e la totalità dei motocicli.
La misura, precisa il decreto legge, si applica «ai versamenti della tassa automobilistica il cui termine ordinario di pagamento cade nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2027». Cioè l’anno prossimo, per il futuro si vedrà. Strana coincidenza: il 2027 è l’anno delle elezioni politiche.
Riduzione delle accise sui carburanti. L’esecutivo, con un decreto legge, ha prorogato la riduzione delle imposte sui carburanti. In particolare è confermato il taglio delle accise sul gasolio fino al 5 di ottobre.
Taglio dell’Irpef. L’intenzione dell’esecutivo di destra-centro è di mettere mano al completamento della revisione delle aliquote sui redditi delle persone fisiche. In particolare Forza Italia e Fratelli d’Italia vogliono far pagare meno tasse al ceto medio allargando l’aliquota Irpef del 33% fino ai redditi di 60.000 euro l’anno (adesso l’imposta è del 43% per i contribuenti tra 50.000 e 60.000 euro).
Detassazione delle tredicesime. Torna la proposta di detassazione delle tredicesime. Antonio Tajani, Forza Italia, ipotizza un super sconto fiscale fino al 100%. L’ipotesi minima, secondo il responsabile economico di FdI, Marco Osnato, potrebbe essere una riduzione al 15% delle tasse per chi ha redditi fino a 15 mila euro l’anno.
Pensioni anticipate. La Lega pensa d’inserire nella legge di Bilancio la possibilità di andare in pensione a 64 anni di età. Ma chi lascerebbe il lavoro prima dei 67 anni canonici dovrebbe accettare il sistema di calcolo contributivo per l’assegno previdenziale.
Innalzamento della flat tax (tassa piatta) sui redditi autonomi fino a 100 mila euro. Attualmente la tassa piatta arriva fino a redditi di 85 mila euro l’anno, con una imposta al 15%. L’idea di elevarla fino alla soglia dei centomila euro è un vecchio cavallo di battaglia della Lega.
Detassazione degli aumenti per gli stipendi dei giovani. Il progetto è di una tassa piatta di appena il 5% sugli aumenti salariali in busta paga. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (Lega), ha parlato della necessità di «intervenire in modo selettivo ed equo sulla riduzione della pressione fiscale».
La pioggia di richieste della maggioranza è fitta: l’aumento degli stanziamenti per la sanità pubblica, quelli contro il caro carburanti, nuovi fondi per elevare le pensioni minime a 700-800 euro al mese. Matteo Salvini reclama altre risorse per il ministero delle Infrastrutture, il suo dicastero, perché i cantieri rischiano la paralisi a causa della salita dei costi provocata dall’inflazione.
Il segretario della Lega sollecita un forte “scostamento di bilancio” per fronteggiare le spese.
Tutto finisce sulla scrivania di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio del governo più longevo nella storia nella Repubblica si prepara alla campagna elettorale per le elezioni dell’anno prossimo strizzando l’occhio agli imprenditori in difficoltà per il caro energia, agli elettori impauriti dalla benzina alle stelle, dall’inflazione che erode il potere d’acquisto di salari e pensioni.
Sta cercando di trovare 30-40 miliardi di euro per la manovra economica del 2027 ma non è facile. Deve trattare con Bruxelles per evitare sanzioni per il possibile sforamento al patto di stabilità per l’euro.
Rodolfo Ruocco

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