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Sfida alla democrazia…e come affrontarla

C’è un dato piuttosto eloquente emerso l’altra sera dopo il voto della Sassonia ; le borse tedesche invece di esprimere un sussulto di allarme per l’eventuale contagio che l’ avanzata della destra estrema nazionalista avrebbe potuto generare, hanno reagito non avanzando e non arretrando. In altri termini, il voto di protesta frutto del largo disagio sociale che da anni attraversa le regioni dell’est della Germania dall’indomani della unificazione non è considerato destabilizzante dal punto di vista degli operatori economici.

di Bobo Craxi | 9 Settembre 2026

C’è un dato piuttosto eloquente emerso l’altra sera dopo il voto della Sassonia ; le borse tedesche invece di esprimere un sussulto di allarme per l’eventuale contagio che l’ avanzata della destra estrema nazionalista avrebbe potuto generare, hanno reagito non avanzando e non arretrando.

In altri termini, il voto di protesta frutto del largo disagio sociale che da anni attraversa le regioni dell’est della Germania dall’indomani della unificazione non è considerato destabilizzante dal punto di vista degli operatori economici.

Ciò significa che il capitalismo della globalizzazione considera accettabile e tollerabile che riemerga la” società dei due terzi” così come la definiva il socialdemocratico tedesco Peter Glotz, ovvero una società nella quale Da un lato vi sono i gruppi integrati nel sistema produttivo, dotati di stabilità economica, diritti e tutele dall’altro vi sono i nuovi esclusi, precari o marginali determinando così una vistosa frattura sociale.

É questa la ragione sociologica dell’avanzamento del populismo e delle nuove destre che dilagano innanzitutto nella periferia del paese, come nel caso della Sassonia, che periferia geografica ed economica non lo é affatto ma si auto-percepisce come tale.

Si possono individuare le cause di questo rigurgito del nazional-socialismo ma difficilmente, allo stato, ,le forze tradizionali possono approntare una contro-offensiva politica reale che non sia quella che rimprovera alle estreme il richiamo alla nostalgia del terzo Reich ed alla spaventosa regressione culturale che propone il neo-nazionalismo.

Ma le ragioni economiche che sospingono questo vento di destra sussistono e solo una paziente e ragionevole opera di persuasione culturale e politica sulla rinnovata necessità di non trascinare la democrazia e con essa l’Unione democratica dell’Europa nel baratro può impedire le tragedie. Un confine oltre il quale inevitabilmente, continuiamo a sforzarci di dire ricordando François Mitterand ma anche mio padre Bettino Craxi, si spalancano le porte ai conflitti e con essi alle incognite nelle quali siamo totalmente immersi.

L’analisi di chi pensa che sia possibile assimilare l’estremismo senza ricucire gli strappi delle diseguaglianze economiche commette un errore grave; Lo hanno commesso a Como ( parzialmente corretto dalla perfida controanalisi del Senatore Monti) legittimando Vannacci come forza politica idonea per guidare una fase delicata; un conto sono le critiche persino condivisibili all’impostazione delle politiche economiche in Europa dal 1992 ad oggi, un altro è non avere alcuna ricetta plausibile offrendosi come nazione vassalla ad uno dei grandi players economici mondiali recidendo il legame europeo.

L’errore lo commette la Borsa tedesca fingendo di ignorare che l’avanzata di AFD possa rappresentare un elemento di instabilità per la Germania e per l’Europa.

Dei pericoli non bisogna avere paura, il compito delle forze democratiche é accettare la sfida dei cambiamenti ed esserne all’altezza recuperando la propria centralità e facendo recuperare il senno dell’elettore smarrito in ricerca di risposte facili a problemi che sono diventati complessi ma non irrisolvibili con l’ausilio di una politica coerente nei suoi valori e principi ma efficace a ridurre le enormi diseguaglianze generate da economie senza vincoli e da conflitti senza apparente sbocco.

Bobo Craxi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Bobo Craxi

Vittorio “Bobo” Craxi è un politico italiano, già sottosegretario di Stato agli affari esteri con delega ai rapporti con l’ONU nel secondo governo Prodi. Già esponente del Partito Socialista Italiano storico, membro del Nuovo PSI e passato poi alla formazione politica dei Socialisti Uniti, ha aderito in seguito col suo gruppo al ricostituito Partito Socialista Italiano. È il figlio secondogenito di Bettino Craxi e fratello di Stefania.

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