
Sarebbe interessante sapere cosa farebbe lo Stato italiano nel caso in cui centinaia di motociclisti mussulmani assalissero le case della periferia di Salerno o di Molfetta, magari durante un festival musicale all’aperto, e uccidessero, rapissero, stuprassero un migliaio di suoi connazionali di ogni sesso ed ogni età. Non contenti, i muslim trascinassero i cadaveri nelle piazze delle loro città per farli oltraggiare dalla folla plaudente, mentre i sopravvissuti venissero chiusi in sotterranei come ostaggi. Gli italiani, cattolici e buoni cristiani, potrebbero anche porgere l’altra guancia. Vi siete presi i nostri figli, le nostre donne, i nostri padri, prendete anche noi. La vita eterna saprà consolarci.
Un episodio simile al sette ottobre di tre anni fa, ha giusto il precedente di Setif, Algeria francese, 1945. Una folla di mussulmani inferociti si scagliò contro la popolazione europea residente, uccidendo un centinaio di persone in modo atroce. La Francia schierò l’esercito per una repressione immediata degli insorti. Il rapporto Tubert parlò di 1020, 1200 vittime mussulmane per rappresaglia. Gli storici francesi, ne riconoscono fino a seimila. Gli storici algerini, sulla base delle informazioni date da radio Cairo a ridosso degli stessi giorni dei torbidi, ne denunciano 45 mila. Come si legge le cifra ballano e qui si tratta della cristiana Francia che nel caso migliore ha ucciso dieci arabi per ogni occidentale.
La disgrazia epocale degli ebrei è di aspettare ancora un salvatore. Mai il buon Dio l’avesse mandato loro, i tapini non lo riconobbero consentendo venisse trucidato. Un misfatto del genere, commesso 2026 anni fa, non è perdonabile, generazioni dietro generazioni, l’hanno pagato, tanto che raggiunto un certo limite, qualcuno ha pensato ad uno Stato, magari anche piccolo, dove poter vivere in pace ed in sicurezza. Ecco il sionismo, il nuovo nazismo. Davvero uguale. La Germania contava trenta milioni di abitanti, con decine di altre sparse dalla Slovenia ai Sudeti, quando gli ebrei in Palestina erano rimasti quattro gatti circondati da arabi che si indignavano se li vedevano montare a cavallo. Solo a dorso d’asino.
La cosa più grave del sette ottobre, non sono nemmeno le morti efferate di persone tranquille nelle proprie case, i bambini sventrati, i corpi inanimati delle giovani donne coperti di sputi, le sevizie subite dai prigionieri nei tunnel. Tutte cose che gli ebrei hanno già vissuto nei pogrom in Spagna, in Ungheria, in Russia, dal V Secolo fino alla seconda metà del ‘900. Quello che è davvero infame è accusare Israele di essere causa della destabilizzazione del medio oriente, quando è stata aggredita in un modo vile ed indiscriminato. Accusarla di genocidio è peggio dell’assassinio delle vittime innocenti, perché così si vuole produrne di altre. Dal fiume al mare, significa, niente più ebrei.
L’Iran ha organizzato tramite la sua filiale di Hamas il sette ottobre, per distrarre l’attenzione mondiale dalla guerra persa di Putin e aprire un altro fronte. Israele ha reagito con tutta la sua forza e ancora continuerà a reagire. Bisogna essere ebrei di Israele, ma anche arabi di Israele, per sapere quale proporzione occorre esercitare davanti ad una aggressione che si consuma dal giorno della fondazione dello Stato ebraico. E su una cosa gli europei che invocano lo Stato palestinese possono mettersi l’animo in pace. Israele, non farà l’agnello sacrificale.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

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