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Sessione di s-bilancio

L’assalto alla diligenza tra tempi stretti e ansia da referendum

di Massimo Pittarello | 20 Novembre 2016

Tempi stretti, clima elettorale, futuro incerto. Questo è lo scenario in cui quest’anno si “assalta la diligenza”, con il rischio il ritardo accumulato dal governo nel trasmettere il testo (non solo rispetto alle slide, ma anche alle scadenze formali), pesi sulla “qualità” dei provvedimenti. Ma, soprattutto, che l’unico passaggio utile per lavorare sulla manovra sia ora, alla Camera, prima del 4 dicembre.

Palazzo Chigi ha accumulato 10 giorni di ritardo nel’iinviare i testi e ora si affretta ad esprimere il parere sulle migliaia di emendamenti che, come al solito, vengono presentati. Ritmi tanto frenetici che perfino il viceministro Morando, mastino assai efficiente e molto temuto del governo in parlamento, tra una riunione e l’altra, finisce per perdere le chiavi di casa. E a contare il tempo che passa a Montecitorio, forse, potrebbe per lui non essere un problema.

Ora, anche se in attesa del referendum sembra di essere sospesi nel limbo, le scadenze arrivano comunque. La voce che circola è che, se dal 5 dicembre non ci sarà più la maggioranza, solo in questo passaggio alla Camera si possano introdurre modifiche di peso politico (ed economico) alla manovra. Al Senato, oltretutto, i numeri da sempre ballerini vengono blindati dal governo: per esempio, l’aula di Palazzo Madama potrebbe convertire il decreto legge fiscale con pochi (nessuno?) emendamenti e, forse, la questione di fiducia. Anche sui due decreti legge sul terremoto, che si sono sovrapposti nel corso della prima lettura al Senato, potrebbe calare la stessa mannaia, nonostante il tema sia delicato (quanti e quali sono i destinatari? Quanto concederà l’Europa? Quali esigenze hanno i territori e le istituzioni colpite?).

Intanto, alla Camera si discute di rivisitazione del canone Rai, in materia pensionistica la proroga di “opzione donna” ed estensione dell’Ape, spending review, contrasto all’evasione, asta frequenze, nuova Sabatini, agevolazioni start-up e investimenti. Probabilmente al Senato resterà solo il potere di decidere sui temi relativi ai giochi, alla famiglia e, forse, anche sulla scuola e sulla possibilità per le banche di spalmare su più anni i contributi straordinari al Fondo di risoluzione. Temi comunque non giudicati essenziali dalla maggioranza.

Questo perché, se davvero Montecitorio licenzierà il testo il 27, Palazzo Madama esaminerà poi la manovra proprio nei giorni del referendum. E soprattutto in quelli successivi, dove il testo potrebbe diventare “blindato”. E se dovesse vincere il “no”, almeno, i nodi principali saranno stati scioli.

Certo che in questa occassione una procedura sempre assai complessa e confusionaria come la sessione di bilancio, deve scontare anche l’ansia da prestazione referendaria e giorni di ritardo.

Massimo Pittarello

TerzaRepubblica.it

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, futuro, governo, governo Renzi, Legge di Bilancio, manovra, Maria Elena Boschi, montecitorio, palazzo chigi, parlamento, provvedimenti, rai, referendum, scuola

Info Massimo Pittarello

Giornalista, ostaggio di @ecisnetto, incursore ad @affariitaliani, cecchino di @publicpolicy  #gingerproblems [da Twitter]

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