La dura verità emersa al vertice di Caserta, trasformatosi in boomerang per l’immagine della maggioranza che lo aveva promosso per rilanciarsi, chiama in causa in primo luogo tutti coloro che fanno parte dell’Unione e si definiscono “riformisti”.
Perderanno sempre e non porteranno mai a casa alcun risultato fintanto che non avranno il coraggio di rischiare.
Ancora una volta Rifondazione, PdCI e Verdi hanno applicato con successo il loro schema: “stiamo al governo ma siamo disposti ad uscirne se non otteniamo ciò che ci interessa”.
E’ uno schema semplice. Di fronte al quale i moderati DS e della Margherita non ne hanno uno altrettanto efficace. Né possono andare a “vedere” l’eventuale bluff.
Hanno paura che la minaccia sia messa in pratica e sono terrorizzati dalla prospettiva di nuove elezioni. Per giunta, non hanno la “maturità” per affermare che le elezioni anticipate non sono uno sbocco obbligato essendo possibile un governo di larghe intese a durata predeterminata.
Sono sotto schiaffo dei pregiudizi da essi stessi creati. Il pregiudizio antico, proprio della sinistra comunista, di non saper reggere l’accusa “infamante” di intelligenza col nemico; e il pregiudizio nuovo di mancata osservanza dei dettami del perfetto bipolarista. Il quale recita che si debba necessariamente andare a nuove elezioni se una maggioranza si rompe, ma non da nessuna istruzione quando la medesima maggioranza si dimostra impossibilitata a compiere scelte, salvo il tirare a campare.
Questi riformisti immaginari non hanno la tempra per seguire l’esempio dei riformisti veri. Turati e Matteotti, Saragat, Craxi, Lando Conti fecero le scelte che ritennero giuste, non quelle che garantivano loro il quieto vivere. Rutelli, D’Alema e Fassino non sarebbero stati mai capaci del taglio dei punti di “contingenza” e tanto meno di affermare le scelte nette in politica estera e interna fatte da Saragat 60 anni fa. E neppure sarebbero stati capaci della composta fermezza del sindaco repubblicano di Firenze Conti, di fronte all’ignominiosa (per chi la fece) accusa di essere un “mercante di armi”.
Ecco: oggi scoprono che per essere riformisti veri e non a parole ci vogliono forza e coraggio. E si rifugiano nelle comode terre dell’estremismo parolaio dal quale provengono.
Infine, coloro che si rifanno alla tradizione riformista e laica. C’erano a Caserta, Pannella, Bonino e Boselli. Hanno detto cose giuste e sensate. Ma si può continuare a limitarsi a predicare quando si è al governo? (n. c.)
SENZA CORAGGIO I RIFORMISTI PERDERANNO SEMPRE
Questi riformisti immaginari non hanno la tempra per seguire l’esempio dei riformisti veri. Turati e Matteotti, Saragat, Craxi, Lando Conti fecero le scelte che ritennero giuste, non quelle che garantivano loro il quieto vivere.

“Ma cosa significa essere riformisti?”
Bella domanda ! Purtroppo è domanda destinata a restare senza risposta univoca ,visto il sistema attuale di ragionamento politico ; che apppare fatto solo di bandieruole , vessilli e gagliardetti.
E con un sistema elettorale come il nostro attuale (bipolarismo di facciata ),senza più possibilità alcuna di selezione elettorale soggettiva ;con meccanismi elettorali tesi non a selezionare classi politiche vivaci ed intraprendenti ,dirette alla tutela del bene comune,ma a garantire conservazione (a destra come a sinistra) e tutela autoreferenziale ( in un vero inno al nepotismo ed alla santificazione dell’ élite ),pensare di spiegare il termine riformismo appare impresa disperata.
Ma cosa significa essere riformisti? Se non ci mettiamo d’accordo sul termine continuerà così: che tutti si arrogano il diritto di definirsi tali.
I Riformisti con la maiuscola lottavano per le loro idee cercando di convincere la gente. Questi pseudoriformisti di oggi annusano l’aria cercando di capire dove soffia il vento e si adeguano.
Ma cosa mai ci si poteva aspettare dai dirigenti della Margherita e dei DS? Gli uni sono gli eredi diretti e continuatori della peggiore tradizione DC; gli altri della immarcescibile “doppiezza” del PCI. C’erano allora e ci sono ancora ora.
Vi ricordate le riforme approvate dal centro-sinistra vero, quello degli anni ’60, e dal pentapartito degli anni ’80? Tutte con il voto contrario del PCI e tra mille difficoltà di una parte della DC.
Questi non sono non hanno coraggio: Sopratutto non hanno idee!