Ci sono ottimi motivi che consigliano gran parte dei leaders di maggioranza e di opposizione a dimostrarsi disponibili ad accogliere gli appelli delle massime cariche istituzionali per un accordo sulla riforma elettorale. ”Sulla legge elettorale si deve fare un accordo con l’opposizione, non si puo’ scriverla da soli. E alla fine l’accordo puo’ essere buono”. Ha detto ultimamente il presidente del Senato, Franco Marini, nel corso di un’intervista di Alain Elkann a La 7.
“Non faremmo nulla senza l’accordo di Bossi e della Lega”ha fatto subito eco Berlusconi, intervenendo via cavo a “Neveazzurra”, la manifestazione sulla neve che quest’anno Forza Italia ha tenuto a Roccaraso. Un modo per dire agli alleati e agli avversari di “stare tranquilli perché non c’é nessuna volontà di modificare la legge elettorale col referendum”, ma semmai di “migliorarla con un accordo in Parlamento”.
Un atteggiamento “buonista”, quello di Berlusconi, largamente diffuso, per motivi contrastanti.
In entrambi gli schieramenti ci sono divisioni profonde sul nuovo sistema elettorale. Per ragioni analoghe:i grandi partiti, meglio sarebbe dire i partiti un po’ più grossi (quelli che superano il 10%), vorrebbero approfittare dell’occasione per affrancarsi dai condizionamenti dei piccoli che, soprattutto nel centro-sinistra, sono una pletora. I piccoli di entrambe le coalizioni, naturalmente, remano in direzione opposta. E, su tale materia, la lotta è senza esclusione di colpi, comprese le intese con il fronte opposto: si tratta di lotta per la sopravvivenza.
Affermare che la riforma elettorale va fatta d’intesa tra maggioranza e opposizione significa guadagnare tempo. E ciò va bene alla maggioranza che potrebbe andare in crisi per l’impossibilità di trovare un accordo al proprio interno. E va bene anche a Berlusconi che aspetta il momento propizio per piazzare la sua “zampata”. Con un duplice obbiettivo: mettere ordine (il suo) nel centro-destra; mettere in crisi, se possibile, il governo.
Legge elettorale: piace a tutti l’intesa bipartisan
L’intesa tra maggioranza e opposizione significa guadagnare tempo. E ciò va bene alla maggioranza che potrebbe andare in crisi. E a Berlusconi che aspetta il momento propizio.

“A loro basta anche pareggiare, cioè mantenere lo status quo”. Traggo l’annotazione da altro articolo , precisando che in questo caso si tratta di interesse bipartisan ,come si dice . Tutti gli attuali “rappresentanti democratici” hanno interesse ( è buffo il mondo !) ad impedire che il demo riacquisti il potere di scelta del soggetto umano deputato ad esercitare poi il potere di decisione collettivo . Che vorrebbe dire ripristinare comunque le preferenze elettorali ,togliendole alla disponibilità esclusiva dei vertici di partito .
Ed invece la “famiglia” degli eletti ,onorevoli professionisti, cerca di proteggersi e mantenersi sorvolando elegantemente sul tema ! Immaginando che gli italiani vogliano definitivamente delegare ad élites autoreferenziali i propri destini.Su questo non ci sono da sperare “liberalizzazioni” governative ,purtroppo!
Bisognerebbe dibattere e sfatare questo punto ,prima di accettare discussioni sul sistema elettorale.