
Intervenendo nel dibattito sul caso Diciotti, la prima presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano ha emanato una nota dal tono ultimativo che elude il tema discusso.
Dice la nota “Le decisioni della Corte di Cassazione possono essere oggetto di critica.Sono, invece, inaccettabili gli insulti che mettono in discussione la divisione dei poteri su cui si fonda lo Stato di diritto”. Peraltro il dibattito non verte sui supposti insulti bensì sulla sentenza in sé.
La Presidente del Consiglio la critica con durezza, argomentando che “si basa su un principio risarcitorio assai opinabile, la presunzione del danno, in contrasto con la giurisprudenza consolidata e con le conclusioni del Procuratore”. Tuttavia, non sono queste le questioni più delicate aperte dalla sentenza. Le questioni più delicate stanno nel ragionamento adottato dalla Cassazione per motivarla.
Afferma che l’obbligo di soccorso in mare “corrisponde a un’antica regola di carattere consuetudinario, e costituisce un preciso dovere per tutti i soggetti, pubblici o privati, che abbiano notizia di una nave o persona in pericolo. Esso deve considerarsi prevalente su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare”.
Un simile ragionamento non ha fondamenti né di fatto né costituzionali. Di fatto perché il caso della Diciotti – la nave della Marina Militare, cui dopo un soccorso di circa 200 migranti, ormeggiata del Porto di Catania, venne ordinato per sei giorni di non sbarcarli – non rientra nel dato materiale del soccorso (già avvenuto) bensì nelle successive modalità di gestirlo quando la nave si trovava in territorio italiano e soggetta alle decisioni delle autorità.
Non ha neppure fondamenti costituzionali, dal momento che non esiste alcuna norma che sancisca che il soccorso in mare costituisca per “i soggetti, pubblici o privati, qualcosa da considerarsi prevalente su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare”. Pertnato, una siffatta decisione spetta al governo e più in generale al parlamento. Invece, la Cassazione, accreditandosi il ruolo di prenderla, compie un atto legislativo, e perciò esce dai compiti ad essa assegnati. Il nodo sta proprio qui.
Il Presidente Cassano , affermando la “messa in discussione della divisione dei poteri “, in apparenza fa propria la tesi sui poteri di Montesquieu, in pratica non tiene conto di quanto disposto dalla Costituzione e neppure di quanto scritto dallo stesso Montesquieu. La Costituzione dice che ”la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, non che la magistratura è un potere. Il senso profondo della differenza lo aveva già spiegato Montesqieu: “non vi è libertà quando il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e da quello esecutivo. Se fosse unito al potere legislativo, il potere sulla vita e sulla libertà dei cittadini sarebbe arbitrario, poiché il giudice sarebbe il legislatore. Se fosse unito al potere esecutivo, il giudice potrebbe avere la forza di un oppressore”
Insomma, la Presidente Cassano non affronta il nodo cruciale della polemica. E’ elusiva in ossequio al sogno della casta cui appartiene. L’aspirazione ad essere un potere che in termini costituzionali (e liberali) non può esistere.
Raffaello Morelli

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