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Sempre più vicini allo scontro

Al Comando del Fronte Interno Israeliano il telefono ieri non ha smesso di suonare con mille domande preoccupate dopo che il generale Amos Yadlin, direttore dell’INSS, un famoso think tank strategico, ha detto che ci penserebbe due volte prima di volare all’estero il prossimo week end . Pensa che ormai la guerra verrà a giorni. Trump, nonostante le formule diplomatiche per cui il secondo match della trattativa con l’Iran sarebbe andato benino, si sarebbe invece stufato di giochetti che rimandano le vere risposte alle tre richieste USA. Lo scenario è largo. Mentre Aragchi, ministro degli esteri iraniano, dichiara possibile da Ginevra una trattativa sull’uranio arricchito, nello Stretto di Hormuz le navi iraniane compiono un drill con le forze russe e cinesi.

di Fiamma Nirenstein | 20 Febbraio 2026

Al Comando del Fronte Interno Israeliano il telefono  ieri non ha smesso di suonare con mille domande preoccupate dopo che il generale Amos Yadlin, direttore dell’INSS, un famoso think tank strategico, ha detto che ci penserebbe due volte prima di volare all’estero il prossimo week end . Pensa che ormai la guerra verrà a giorni. Trump, nonostante le formule diplomatiche per cui il secondo match della trattativa con l’Iran sarebbe andato benino, si sarebbe invece stufato di giochetti che rimandano le vere risposte alle tre richieste USA. Lo scenario è largo. Mentre Aragchi, ministro degli esteri iraniano, dichiara possibile da Ginevra una trattativa sull’uranio arricchito, nello Stretto di Hormuz le navi iraniane compiono un drill con le forze russe e cinesi. Il supremo leader Khamenei ha detto che i missili balistici non sono affare di Trump, e in coro i leader ripetono minacce su orrori definitivi contro l’America. Si giuoca duro sotto il velo sottile della diplomazia. 

Lo stretto è stato chiuso per diverse ore al fondamentale traffico mondiale del petrolio, le esercitazioni hanno compreso anche l’uso del fuoco su grandi obiettivi navali, lo schieramento parla da solo. Sul dialogo di martedì fra Aragchi e Wittkof non si sa niente: ogni volta che gli iraniani parlano di trattativa ripetono solo che discuteranno il nucleare. Ma Trump vuole altre risposte: vuole la rinuncia ai missili balistici e ai proxy, Hamas, gli Hezbollah, gli Houty.  Inoltre Trump ha detto che sarebbe bene che il regime cessasse di esistere: brucia la ferita per cui dopo la strage di decine di migliaia di cittadini, Trump promise di arrivare in aiuto. Sa che non avere ottemperato a quella promessa lo mette nel ruolo di Obama quando promise ai Siriani la salvezza dalle armi chimiche, e poi si scansò. 

Trump non può fingere di aver perduto la memoria: gli iraniani insistendo solo sul nucleare, cercano di comprare un assenso che non può venire, o solo di guadagnare tempo.. In questi giorni il lutto sciita dei 40 giorni celebra le vittime della strage e ritrova il coraggio di uscire per strada ma a Abdanan la polizia spara di nuovo mentre Trump aspetta risposte sui tre punti e non può dimostrare debolezza. Israele, da parte sua, mentre aspetta Trump, si prepara con tutto se stesso al rischio di essere duramente attaccato come prima risposta agli USA; e comunque, promette di non potere più accettare il nemico che seguita a preparare la sua distruzione. La minaccia riguarda tutti i Paesi democratici, ma qualcuno in Europa lo sa? Non è chiaro che Putin e la Cina insieme all’Iran sono un pericolo chiaro e presente per l’Europa? O si preferisce il vecchio giuoco provinciale dell’antiamericanismo?  

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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