Dopo Caporetto, che è considerata la disfatta per antonomasia, l’Italia ebbe una reazione oltre ogni aspettativa. Centinaia di migliaia di sbandati furono nuovamente inquadrati e dettero un contributo essenziale sul Piave, le fabbriche produssero in tempi record armi ,munizioni, materiali necessari. Fu adottato un nuovo sistema di difesa elastica, venne snellita la burocrazia nelle direttive ai reparti, si dette maggior conforto ai soldati (e alle loro famiglie) con assicurazioni sulla vita, miglioramento del vitto e delle condizioni di vita in trincea.
Il governo fu sostituito da un altro di unità nazionale. Ma non fu questo il fattore decisivo perché un governo unitario serve a poco se poi si litiga al proprio interno. I fattori decisivi furono l’unità d’intenti e la scelta di priorità su cui intervenire.
Oggi stiamo combattendo un’altra guerra ma non mi sembra che si siano questi fattori che nel 1918 portarono alla vittoria.
Se in estate il rischio è stato sottovalutato bisognava intervenire con decisione in autunno. Questo tira e molla di due rossi, poi alcuni arancioni, gialli di nuovo rossi e via dicendo ha generato incertezze. Sulla scuola l’atteggiamento è stato altalenante, anche sui ristori alcune categorie sono state più volte dimenticate e le ripresa economica non credo che venga da una sventagliata di bonus (monopattini, bici, facciate, rubinetti, ecc. ecc.)
Con tutto questo, però, non mi sembra il momento di una crisi di governo, per le motivazioni per cui nasce (né il Mes né la delega sui servizi mi sembrano le priorità strategiche oggi). Oggi le priorità è la lotta alle pandemia e mi sembra chiaro che solo il vaccino ci può dare la via d’uscita.
Quindi sulle vaccinazioni anti-covid sarebbe importante accelerare visto anche l’alto numero di decessi che non si riesce a far calare.
Poiché la media dei deceduti è di circa 80 anni, (cfr https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia) significa che anche gli ultrasettantenni sono a forte rischio. Ebbene, quando fu detto che le vaccinazioni sarebbero state per operatori sanitari e Rsa, poi gli ultrasettantenni, quindi gli ultrasettantenni, pur essendo scettico sul fatto che questa scaletta sarebbe stata rispettata ho apprezzato che il criterio di priorità fosse appunto il rischio ..(non un rischio qualunque ma rischio di morte) .
Poi però a seguito delle polemiche sulla riapertura delle scuole ho sentito che insieme agli ultraottantenni sarà data priorità agli insegnanti (circa un milione di persone) ma in vari organi di stampa sento ora chiedere a gran voce che per avere la scuola in sicurezza siano vaccinati anche due milioni di studenti delle superiori… a questo punto i tempi di attesa per gli over 70 non possono che allungarsi.
Si era previsto di vaccinare la fascia 70-80 entro maggio. E questo mi sembra un tempo già …inoltrato Se si dovesse andare più avanti potremmo dire parafrasando Lenin “ un passo avanti e due indietro”.
Temo, in effetti, che per gli anziani i ritardi cresceranno perché se il criterio non è più quello di essere soggetti a rischio bensì quello dell’importanza sociale allora molte altre categorie spunteranno fuori …a cominciare da tutti coloro che hanno contatti con il pubblico.
Eppure, rispetto alle pandemie dei secoli passati questo virus ha caratteristiche peculiari in quanto per alcuni si risolve senza sintomi, per altri con sintomi lievi quindi curabile a casa, per altri ancora occorre un ricovero e per altri, concentrati per lo più nelle fasce d’ètà più elevate ma anche molti ultrasettantenni l’esti può essere letale.
Ecco perché tornando all’esempio iniziale della Grande guerra, ritengo che servirebbe una visione strategica sul da farsi, e una visione lucida sulle priorità che non tenga conto delle manifestazioni di piazza di chi più grida con megafoni e striscioni ma scelga in base al fattore di rischio che mi pare il criterio più razionale.
Gabriele Parenti

Caporetto è stata considerata da molti ( da troppi ) una ” disfatta”, la “disfatta”; ma tale NON fu, perchèla drammatica ritirata vide gran parte delle nostre truppe combattere con valore, mentre solo pochi giorni dopo lo stesso Regio Esercito dette inizio alla straordinaria resistenza sul Piave. E lo dimostra bene lo stesso Gabriele Parenti nel suo ottimo libro, non a caso intitolato “La svolta del Piave”..
Molto difficile un paragone, se non sul fatto che – ieri come oggi -siamo sotto attacco del nemico: ieri il giovane Rommel , oggi il senatore Renzi ( con obbiettivi diversi, direi )..
Per il resto, complimenti all’articolo e grazie all’autore, da parte di un ultrasettantenne !