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Sembrò strano cambiare governo: eppure vincemmo la guerra dopo Caporetto

Il governo fu sostituito da un altro di unità nazionale. Ma non fu questo il fattore decisivo perché un governo unitario serve a poco se poi si litiga al proprio interno. I fattori decisivi furono l’unità d’intenti e la scelta di priorità su cui intervenire.

di Gabriele Parenti | 13 Gennaio 2021

Dopo Caporetto, che è considerata la disfatta per antonomasia, l’Italia ebbe una reazione oltre ogni aspettativa. Centinaia di migliaia di sbandati furono nuovamente inquadrati e dettero un contributo essenziale sul Piave, le fabbriche produssero in tempi record armi ,munizioni, materiali necessari.  Fu adottato un nuovo sistema di difesa elastica,  venne snellita la burocrazia nelle direttive ai reparti, si dette maggior conforto ai soldati (e alle loro famiglie) con assicurazioni sulla vita, miglioramento del vitto e delle condizioni di vita in trincea.  

Il governo fu sostituito da un altro di unità nazionale.  Ma non fu questo il fattore decisivo perché  un governo unitario serve a poco  se poi si litiga al proprio interno.  I fattori decisivi furono l’unità d’intenti e la scelta di priorità su cui intervenire.

Oggi stiamo combattendo un’altra guerra ma non mi sembra che si siano questi fattori che nel 1918 portarono alla vittoria. 

Se in  estate il rischio è stato sottovalutato bisognava intervenire con decisione in autunno. Questo tira e molla di due rossi, poi alcuni arancioni, gialli  di nuovo rossi e via dicendo ha generato incertezze. Sulla scuola l’atteggiamento è stato altalenante, anche sui ristori alcune categorie sono state  più volte dimenticate e le ripresa economica non credo che venga da una sventagliata di bonus (monopattini, bici,  facciate, rubinetti, ecc. ecc.)

Con tutto questo, però, non mi sembra il momento di una crisi di governo, per le motivazioni per cui nasce (né il Mes né la delega sui servizi mi sembrano le priorità strategiche oggi). Oggi le priorità  è  la lotta alle pandemia e mi sembra  chiaro che  solo il vaccino ci può dare  la via d’uscita.

Quindi sulle vaccinazioni  anti-covid  sarebbe importante accelerare visto anche  l’alto numero di decessi che non si riesce a far calare.

Poiché la media dei deceduti è di circa 80 anni, (cfr  https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia)  significa che  anche gli ultrasettantenni  sono a forte rischio. Ebbene, quando fu detto che  le vaccinazioni sarebbero state per operatori sanitari e Rsa, poi gli ultrasettantenni, quindi gli ultrasettantenni, pur essendo scettico sul fatto che questa scaletta sarebbe stata rispettata  ho apprezzato che il criterio di priorità   fosse appunto il rischio ..(non un rischio qualunque ma   rischio di morte) .

Poi però a seguito delle polemiche  sulla riapertura delle scuole ho  sentito  che  insieme agli  ultraottantenni  sarà data priorità agli  insegnanti   (circa un milione di persone)  ma  in vari organi di stampa  sento ora chiedere a gran voce che  per avere la scuola in sicurezza  siano vaccinati anche due milioni di studenti delle superiori…  a questo punto  i tempi di attesa  per gli  over 70  non possono che allungarsi.

Si era previsto di vaccinare la fascia 70-80  entro maggio.  E questo mi sembra un tempo già …inoltrato  Se si dovesse andare  più avanti  potremmo dire parafrasando Lenin  “ un passo avanti e due indietro”.

Temo, in effetti, che per gli anziani  i ritardi cresceranno  perché  se il criterio non è più  quello di essere soggetti a rischio bensì quello dell’importanza sociale allora  molte altre categorie spunteranno  fuori …a cominciare da tutti coloro  che hanno contatti con il pubblico.

Eppure,  rispetto alle pandemie dei secoli passati  questo virus ha caratteristiche peculiari in quanto per alcuni  si risolve  senza sintomi, per altri con sintomi lievi quindi curabile a casa, per altri ancora occorre un ricovero e per altri, concentrati per lo più nelle fasce d’ètà  più elevate  ma anche molti ultrasettantenni  l’esti può essere letale.

Ecco perché  tornando all’esempio iniziale della Grande guerra, ritengo che  servirebbe una visione strategica   sul da farsi, e una visione lucida sulle priorità che non tenga conto delle manifestazioni di piazza di chi più grida con megafoni e striscioni ma  scelga in base al fattore di rischio che mi pare il criterio più razionale.

Gabriele Parenti 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, anziani, crisi, crisi di governo, governo, grande guerra, italia, persone, rsa, scuola, soldati, studenti, unità nazionale

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Adalberto Scarlino

    13 Gennaio 2021 alle 23:11

    Caporetto è stata considerata da molti ( da troppi ) una ” disfatta”, la “disfatta”; ma tale NON fu, perchèla drammatica ritirata vide gran parte delle nostre truppe combattere con valore, mentre solo pochi giorni dopo lo stesso Regio Esercito dette inizio alla straordinaria resistenza sul Piave. E lo dimostra bene lo stesso Gabriele Parenti nel suo ottimo libro, non a caso intitolato “La svolta del Piave”..
    Molto difficile un paragone, se non sul fatto che – ieri come oggi -siamo sotto attacco del nemico: ieri il giovane Rommel , oggi il senatore Renzi ( con obbiettivi diversi, direi )..
    Per il resto, complimenti all’articolo e grazie all’autore, da parte di un ultrasettantenne !

    Rispondi

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