La notizia è stata fatta filtrare attraverso un breve articolo sull’Espresso ed è la conferma di una situazione all’interno della ex Casa delle Libertà ancora lontanissima dal ricomporsi.
Fini si appresta a far compiere ad AN una ennesima giravolta, tesa ad allontanare ancora di più Alleanza nazionale dalle sue radici ed accrescere l’immagine di una destra “rispettabile”. All’assemblea programmatica che si terrà a Milano nel mese di Febbraio sarà lanciata la nuova formazione destinata a sostituire AN, o meglio a rappresentarne l’ennesima evoluzione. Si chiamerà API, Alleanza per l’Italia. Fatto questo passo, il successivo sarebbe una alleanza stretta con Casini e l’ingresso, a vele spiegate, nel partito popolare europeo.
Ma questa ennesima svolta non è certo destinata a suscitare lo stesso entusiasmo di quella di oltre un decennio fa a Fiuggi. E’ piuttosto la dimostrazione del vicolo cieco nel quale Fini si è cacciato. Il presidente di AN si è reso autonomo da Berlusconi ma non per questo ha incrementato le possibilità di uscire dal cono d’ombra che è stata la sua maledizione nonostante i successi procurati al suo partito. Il rapporto con Casini non è sufficiente a controbilanciare il peso di Berlusconi nel centro-destra e nemmeno ad assicurare una maggiore “agibilità” politica. Difficile, se non impossibile che un nuovo governo di larghe intese o di emergenza possa basarsi sui voti di UDC e Fini con l’ostilità di Berlusconi.
Il lancio di Alleanza per l’Italia, se avverrà realmente, sarà dunque più una concessione al “movimentiamo” di Fini che una mossa destinata a lasciare il segno nel panorama politico italiano. Un po’ come la sfortunata avventura dell’elefante con Mario Segni, che costò una bruciante sconfitta alle europee del ’99.
Secondo sdoganamento per Fini
Il presidente di AN si appresta ad una ennesima giravolta, tesa ad allontanare ancora di più Alleanza nazionale dalle sue radici ed accrescere l’immagine di una destra “rispettabile”. Questa volta con l’aiuto di Casini.

Lascia un commento