Non bastano tre musei e due panorami, con un lago o una montagna, una torre o un portico, per fare di una città a vocazione turistica una vera città turistica. Se una città vuole fare davvero la città turistica deve possedere, quattro o cinque requisiti obbligatori, oltre i fondamentali patrimoni d’arte, di natura, di architettura e di cultura.
I requisiti obbligatori sono molto concreti, quasi scontati, e nello stesso tempo molto importanti e sovente non così primariamente valutati. Innanzi tutto se una città vuole turismo deve avere i posti per accogliere i turisti.
Sembra una affermazione alla Catalano, riferimento alla trasmissione degli anni Ottanta “Quelli della notte”, per esemplificare un concetto che si giustifica in sé, appunto scontato, eppure vi sono belle città a vocazione turistica che non hanno un albergo con almeno 80 – 100 camere, di buon livello, con buoni servizi base per consentire ad esempio anche il turismo congressuale sempre in crescita.
Una bella città turistica senza alberghi adeguati è una città turistica dimezzata, rischia di essere una tappa veloce o una semitappa di un percorso turistico più articolato. Alberghi adeguati in una città turistica consentono al turismo di pernottare comodamente nella stessa città e quindi di spendere/investire di più in quella città senza dover ricorrere alle città vicine più fortunate o più previdenti per aver pianificato un sistema di alloggio conveniente e attraente. Sembra facile, e spesso non lo è.
Ricordo che qualche anno fa una grande organizzazione economica aveva programmato un suo congresso annuale in una città che conosciamo e amiamo abbastanza e dovette cambiare sede perché non c’erano letti adeguati sufficienti per 200 persone. Un problema.
Un altro requisito obbligatorio per fare di una città a vocazione turistica una vera città turistica è che abbia un sistema di ristoranti di buon livello che valorizzi davvero i prodotti e le ricette del territorio.
Non basta un ristorante stellato in cui vanno i quasi milionari ma sono necessari ristoranti, osterie, trattorie i cui titolari e i cui addetti sappiano cosa vuol dire attrarre e coccolare un turista. Ho scritto “coccolare” non “spennare”.
E’ capitato di andare a pranzo in una città a buona vocazione turistica ma con ridotti requisiti fondamentali. Il piatto più tipico di quella città non era per nulla curato, il cantiniere ha fatto la scena dello stappo al tavolo ma ha nascosto subito il tappo evidentemente rattrappito per scorretta conservazione e vino dunque inadeguato. Così facendo fai un danno al malcapitato cliente e a tutta la città.
Terzo requisito obbligatorio è la creatività. Il dono storico è lì, i musei sono lì, il panorama è lì ma se non alimenti l’attrazione con nuove iniziative creative non accendi il corretto richiamo e non reiteri l’interesse per il luogo. Tradotto: fare cose sempre nuove e innescare una curiosità aggiunta rispetto al patrimonio che già si conosce. Già molte città lo fanno: proiezioni, installazioni, rappresentazioni, evocazioni e rievocazioni, feste e storie che diventano colori e sapori, mostre ed esposizioni che diventano richiami primari rispetto al contesto.
Quarto requisito la raggiungibilità che è fatta di segnaletica, cartellonistica, manifesti, ma anche di strade e percorsi intelligenti usando segni e simboli colori e icone che fanno gruppo, appartenenza inclusione.
Quinto requisito ma che potrebbe e dovrebbe essere il primo: la pulizia. Un città pulita è già anche profumata: si vede dai fiori, dalle aiuole, dalle rotonde, dai terrazzi, che cura la vocazione turistica anche con una sola chiesa, un museo, tre portici e due osterie. Dove la pulizia è quella da assenza di immondizia ma anche pulizia urbana, architettonica, i sassi e i mattoni al posto giusto, il sagrato ben ordinato, le colonne senza un graffio e i marmi che luccicano. A volte basta poco, basta volerlo.
Fabrizio Binacchi

Grazie Andrea Dice per il commento. Cerco di cogliere e di raccontare.
Grazie. Fabrizio bello e come sempre interessante e attuale. Ciao