A prima vista la mossa di Renzi che ha portato alla costituzione di Italia viva è sembrata temeraria perché da sempre, quando avvengono le scissioni, è un‘ intera aladi un partito che si stacca. Qui invece la gran parte dei renziani è restata nel Pd.
La scelta dell’ex premier, a prima vista, è sembrata paradossale perché veniva subito dopo la costituzione di un governo della cui nascita lo stesso Renzi era considerato il principale promotore).
Ma credo che Renzi abbia valutato tutto ciò. Infatti ritengo la sua mossa azzardata ma né temeraria né tanto meno illogica . Perché se solo una parte dei quadri lo ha seguito, diviene punto di riferimento di una larga fetta dell’elettorato se presidierà quel centro che oggi è scomparso nella divaricazione fra una sinistra spesso massimalista e una destra sovranista e populista.
Questo elettorato di centro che Italia viva potrebbe attrarre è in parte nel Pd, in parte in Forza Italia, ma credo che possa attingere anche all’elettorato di 5 stelle dove sembra oggi prevalere l’anima di sinistra ma dove c’è tutta un’ala moderata e soprattutto all’interno del vasto mondo dell’astensionismo
A questo punto il futuro partito di Renzi potrebbe puntare in alto … ma a patto che voglia essere un partito di centro ( anche se resterà nell’alveo del centro.sinistra) che guarda ai ceti medi oggi tartassati un po’ da tutti..
Questo richiede però di non rinchiudersi in una formazione giovanilista ma di fare riferimento a tutte le fasce sociali “dimenticate”. Certo i giovani, anzitutto ma anche il vasto mondo degli anziani di cui nessuno parla mai. In tutte le dichiarazioni politiche in occasione della formazione del governo non ho mai sentito affrontare le problematiche degli anziani che sono molte e che provocano condizioni di fragilità sociale.
A Porta a porta ha parlato di un modo nuovo di fare politica quando ha detto “Il partito novecentesco non funziona più. C’e’ bisogno di una cosa nuova, allegra e divertente“.
Più di una cosa allegra vedrei bene una formazione politica che presidia le magre tasche degli italiani e che, all’occorrenza, sia pronta a opporsi a qualsiasi forma di patrimoniale o a tagli sulle pensioni o a nuovi balzelli.
Ad esempio potrebbe accadere che per recuperare risorse e coperture per spese sempre nuove si continui a gravare sui ceti medi. In questo senso Renzi potrebbe essere l’unico loro presidio. Perché di solito sono i ceti medi a pagare perché tornino i conti.
Soprattutto, se non si adottano idonei strumenti di controllo certe modulazioni per fasce di reddito rischiano di penalizzare le famiglie monoreddito, gli anziani e, peggio ancora, si finisce per “creare” nell’immaginario collettivo falsi ricchi e se non si utilizzano appieno Isee e strumenti analoghi di controllo si finisce per aiutare falsi poveri.
Ma riuscirà il partito di Renzi a sottrarsi alla demagogia dilagante (perché il populismo non è solo salviniano ma è ormai un comune denominatore di tutte le forze politiche) E affrontare a fondo temi come, ad esempio, quello della pressione fiscale che sono i veri ostacoli alla ripresa ?
Gabriele Parenti

Egregio dott. Parenti,
la sua tesi su Renzi difensore dei ceti medi che più di altre classi sociali stanno soffrendo la crisi, non mi convince, perché a difendere i ceti medi sono in tanti, dalle piccole formazioni a Forza Italia , a finire al Pd, dentro il quale troviamo gran parte della tradizione democristiana , una volta ago della bilancia, centro degli interessi moderati di questo paese. E giustamente, come lei ha ben ricordato, la maggior parte dei renziani è rimasta nel Pd, non seguendolo in questa avventura che più che temeraria definirei corsara. Credo che per dare un giudizio “sereno” su Renzi bisogna scandagliare nei suoi discorsi, nelle sue parole, che cambiano secondo le circostanze. L’uomo è volubile, è incostante, mutevole. Da quando ha inizio la sua ascesa politica, da quando cioè era segretario della Margherita fiorentina, legato a Rutelli piuttosto che all’anima dei Popolari, quella della Rosy Bindi, Franco Marini, già segretario della CISL, Pierluigi Castagnetti, Giuseppe Fioroni e Sergio Mattarella. Ed è proprio grazie al suo modo di fare politica, da avventuriero che, dopo cinque anni di Presidente della Provincia di Firenze, approda alla carica di primo cittadino di Firenze dopo un estenuante confronto attraverso le primarie, con diversi personaggi fra cui Lapo Pistelli, di cui era stato portaborse. Sappiamo bene come arrivò a Palazzo Chigi. Lui dice che non fu una manovra di palazzo, ma gli italiani sanno bene che Enrico Letta fu cacciato da Palazzo Chigi. Poi la telefonata di Napolitano dal Colle fino ai mille giorni di governo e di segretario Pd. Poi la sconfitta referendaria sulla riforma costituzionale fino alla debacle delle ultime elezioni politiche. Da semplice senatore di Scandicci preparava da tempo il suo “partitino” ( il sondaggista più benevolo lo quota al 5 per cento), una rottura annunciata da tutta la stampa nazionale, inspiegabile, senza alcuna motivazione. Lo “statista” di Rignano per natura, per indole è insofferente alle regole. Ricorda molto la favola della rana e dello scorpione che a metà percorso in mezzo al fiume infilza il pungiglione sulla schiena della rana, pur sapendo di andare incontro alla morte. E alla rana che gli chiedeva il perché del suo folle gesto risponde “io sono scorpione, è nella mia natura”. Qui c’è la spiegazione: la immutabilità degli istinti umani, comportamenti innati che si trasmettono per via ereditaria. L’ex presidente del Consiglio e segretario del Pd ha dunque realizzato una modesta forza politica, costituita per ora solo da una transumanza parlamentare che, secondo le intenzioni, si dovrà aprire agli amministratori locali. “Una cosa” che doveva conquistare giovani, donne, lavoratori, imprenditori. E i comitati civici che fine hanno fatto? Insomma il partitino renziano che doveva diventare il “partito della Nazione” rimane circoscritto e poco rappresentativo delle classi sociali e ribalta i vecchi amori del partito a vocazione maggioritaria , puntando ora tutto su una legge elettorale proporzionale. Enrico Letta che lo conosce bene mette in guardia il partito e tutti i dirigenti a non cadere nelle polemiche quotidiane, prevedendo un Vietnam parlamentare con incursioni e attacchi ora al Presidente del Consiglio ora ai suoi ministri. Non avevamo dubbi sul controcanto quotidiano di Renzi, sul suo protagonismo, in cerca di continua visibilità. Abbiamo capito vuole a tutti i costi riprendersi la scena. Insomma un democristiano “sui generis”che non si muove nel solco dei suoi predecessori, maestri di equilibrismo politico e di mediazione.
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