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La mossa di Renzi: azzardata ma non temeraria o illogica

Potrebbe accadere che per recuperare risorse e coperture per spese sempre nuove si continui a gravare sui ceti medi. In questo senso Renzi potrebbe essere l’unico loro presidio.

di Gabriele Parenti | 7 Ottobre 2019

A prima vista  la mossa di Renzi  che ha portato alla costituzione di  Italia viva è sembrata    temeraria  perché da sempre, quando avvengono le scissioni, è un‘ intera aladi un partito che si stacca. Qui invece  la gran parte dei renziani è restata  nel  Pd.

La scelta dell’ex premier, a prima vista, è sembrata paradossale perché veniva subito dopo  la costituzione di un governo della cui nascita lo stesso Renzi era considerato il principale promotore).      

Ma credo che Renzi  abbia valutato tutto ciò. Infatti  ritengo la sua mossa azzardata ma  né temeraria né tanto meno illogica . Perché se solo una parte dei quadri  lo  ha seguito, diviene  punto di riferimento di  una larga fetta dell’elettorato se  presidierà quel centro che oggi è scomparso  nella divaricazione fra una sinistra spesso massimalista  e una destra sovranista e populista.

Questo elettorato di centro  che  Italia viva potrebbe attrarre  è  in parte nel  Pd, in parte in Forza Italia, ma credo che possa attingere anche all’elettorato di  5 stelle dove  sembra oggi prevalere l’anima di sinistra ma dove c’è tutta un’ala moderata  e soprattutto all’interno del vasto mondo dell’astensionismo

A questo punto il futuro partito di Renzi  potrebbe  puntare in alto … ma a patto che voglia essere un partito  di centro ( anche se resterà nell’alveo del centro.sinistra)  che guarda ai ceti medi  oggi tartassati  un po’ da tutti..

Questo richiede però di non rinchiudersi in una formazione  giovanilista  ma di  fare riferimento a tutte le fasce sociali “dimenticate”. Certo i giovani, anzitutto ma anche il vasto mondo degli anziani di cui nessuno parla mai. In tutte le dichiarazioni politiche in occasione della formazione del governo non ho mai sentito affrontare le problematiche degli anziani  che sono molte e che provocano condizioni di fragilità sociale.  

A  Porta a porta ha parlato di un modo nuovo di fare  politica quando ha detto   “Il partito novecentesco non funziona più. C’e’ bisogno di una cosa nuova, allegra e divertente“.

Più di una cosa allegra  vedrei bene una formazione politica che presidia le magre tasche degli italiani e  che, all’occorrenza, sia  pronta a opporsi a qualsiasi forma di patrimoniale o a tagli sulle pensioni o a nuovi balzelli.

Ad esempio  potrebbe accadere che per recuperare risorse e  coperture per spese sempre nuove  si  continui a gravare sui ceti medi. In questo senso Renzi potrebbe essere l’unico loro presidio.  Perché di solito  sono i ceti medi a pagare perché  tornino i conti.

Soprattutto, se non si adottano idonei strumenti di controllo  certe modulazioni per fasce di reddito rischiano di penalizzare le famiglie monoreddito, gli anziani e, peggio ancora,  si finisce  per “creare” nell’immaginario collettivo  falsi ricchi   e  se non si utilizzano appieno Isee e  strumenti analoghi di controllo  si finisce  per aiutare falsi poveri. 

Ma riuscirà  il  partito di Renzi a sottrarsi  alla demagogia dilagante  (perché il populismo non è solo salviniano ma è ormai un comune denominatore di tutte le forze politiche) E affrontare a fondo temi  come, ad esempio,  quello della pressione fiscale  che sono i veri ostacoli alla ripresa ? 

Gabriele  Parenti 

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, anziani, conti, costituzione, demagogia, futuro, giovani, governo, italia, mondo, patrimoniale, pd, pensioni, populista, renzi, tagli

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Salvatore Lagaccia

    10 Ottobre 2019 alle 17:24

    Egregio dott. Parenti,
    la sua tesi su Renzi difensore dei ceti medi che più di altre classi sociali stanno soffrendo la crisi, non mi convince, perché a difendere i ceti medi sono in tanti, dalle piccole formazioni a Forza Italia , a finire al Pd, dentro il quale troviamo gran parte della tradizione democristiana , una volta ago della bilancia, centro degli interessi moderati di questo paese. E giustamente, come lei ha ben ricordato, la maggior parte dei renziani è rimasta nel Pd, non seguendolo in questa avventura che più che temeraria definirei corsara. Credo che per dare un giudizio “sereno” su Renzi bisogna scandagliare nei suoi discorsi, nelle sue parole, che cambiano secondo le circostanze. L’uomo è volubile, è incostante, mutevole. Da quando ha inizio la sua ascesa politica, da quando cioè era segretario della Margherita fiorentina, legato a Rutelli piuttosto che all’anima dei Popolari, quella della Rosy Bindi, Franco Marini, già segretario della CISL, Pierluigi Castagnetti, Giuseppe Fioroni e Sergio Mattarella. Ed è proprio grazie al suo modo di fare politica, da avventuriero che, dopo cinque anni di Presidente della Provincia di Firenze, approda alla carica di primo cittadino di Firenze dopo un estenuante confronto attraverso le primarie, con diversi personaggi fra cui Lapo Pistelli, di cui era stato portaborse. Sappiamo bene come arrivò a Palazzo Chigi. Lui dice che non fu una manovra di palazzo, ma gli italiani sanno bene che Enrico Letta fu cacciato da Palazzo Chigi. Poi la telefonata di Napolitano dal Colle fino ai mille giorni di governo e di segretario Pd. Poi la sconfitta referendaria sulla riforma costituzionale fino alla debacle delle ultime elezioni politiche. Da semplice senatore di Scandicci preparava da tempo il suo “partitino” ( il sondaggista più benevolo lo quota al 5 per cento), una rottura annunciata da tutta la stampa nazionale, inspiegabile, senza alcuna motivazione. Lo “statista” di Rignano per natura, per indole è insofferente alle regole. Ricorda molto la favola della rana e dello scorpione che a metà percorso in mezzo al fiume infilza il pungiglione sulla schiena della rana, pur sapendo di andare incontro alla morte. E alla rana che gli chiedeva il perché del suo folle gesto risponde “io sono scorpione, è nella mia natura”. Qui c’è la spiegazione: la immutabilità degli istinti umani, comportamenti innati che si trasmettono per via ereditaria. L’ex presidente del Consiglio e segretario del Pd ha dunque realizzato una modesta forza politica, costituita per ora solo da una transumanza parlamentare che, secondo le intenzioni, si dovrà aprire agli amministratori locali. “Una cosa” che doveva conquistare giovani, donne, lavoratori, imprenditori. E i comitati civici che fine hanno fatto? Insomma il partitino renziano che doveva diventare il “partito della Nazione” rimane circoscritto e poco rappresentativo delle classi sociali e ribalta i vecchi amori del partito a vocazione maggioritaria , puntando ora tutto su una legge elettorale proporzionale. Enrico Letta che lo conosce bene mette in guardia il partito e tutti i dirigenti a non cadere nelle polemiche quotidiane, prevedendo un Vietnam parlamentare con incursioni e attacchi ora al Presidente del Consiglio ora ai suoi ministri. Non avevamo dubbi sul controcanto quotidiano di Renzi, sul suo protagonismo, in cerca di continua visibilità. Abbiamo capito vuole a tutti i costi riprendersi la scena. Insomma un democristiano “sui generis”che non si muove nel solco dei suoi predecessori, maestri di equilibrismo politico e di mediazione.

    .

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