E poi si scoprì che tutti abbiamo lo stesso pensiero.. ma le etichette che ci siamo appiccicati addosso non ce lo fanno comprendere.
Il premier si difende: non ad personam ma nemmeno contra personam.
E’ questo che ci piace di lui. La sua positività, sempre e comunque. L’ebetino di Firenze di grullina memoria è cresciuto, sta dando sferzate a chi le deve avere e gli auguriamo di farcela. A tutti i costi.
Ma perchè così tanta gente vive in funzione di Berlusconi? Tanti nemici tanto onore?
E ci sovviene il gattopardo.. chissà perchè. Se qualcuno cerca di cambiare verso e di innovare, e ripetiamo, cerca tenta, fa piacere e dispiace, contemporaneamente. C’est la vie.. Il bianco e il nero, il bene e il male…
Qualcuno, vistosi sfuggire lo scoop, ha pure ipotizzato che la presunta norma ad personam favorirebbe non il padre putativo ma il padre biologico naturale nonchè legale. Si comincia con le traveggòle.. come si finirà, con la camicia di forza. Così come la norma a favore dei precari della scuola per favorire l’Agnese. Ora, uno fa un percorso di anni di lavoro e arriva al top per assicurare alla consorte un lavoro sicuro che dovrebbe essere assicurato a tutti. Insomma non se ne può più di denigratori e di gufi. E lo diciamo in modo assolutamente neutro e neutrale. Evidentemente come dice il popolo, non glielo lasciano fare, non glielo lasceranno fare.. ma che cosa. Cambiare qualcosa che peggio di così non si può. Se questa norma servisse a ridare slancio all’economia dimenticando per un attimo azioni punitive e privilegiando il perdono.. ben venga, scusate.. non vogliamo mica fare come il marito che per far dispetto alla moglie…
Tempi duri per Manzione che avrebbe inoltrato di soppiatto e forse ideato e scritto la norma salvasilvio all’insaputa del capo… no dai.. questo non credo..anche pecchè….infatti Matteo si affretta a smentire questa ipotesi. Si definirebbe autolesionista se in vista di colle e riforme urgenti, si fosse inventato tal norma. Ma ammette che il governo ha bisogno di introiti e di far cassa… dunque tutto da vedere.
Corriere della Sera: “La soglia di rilevanza penale al 3% del reddito evaso resterà, ma sarà applicabile solo ai casi relativi alle dichiarazioni fiscali infedeli (dovute ad errori in buona fede o di interpretazione). Escludendo tutti quelli relativi alle dichiarazioni fraudolente, che comportano artifici come documenti falsi, che resteranno punibili penalmente.”
Un pasticcio perenne
No Matteo così non va e tutto per paura di favorire uno fra tanti. Proprio per quella ossessione antiberlusconiana che non sposi o dici di non sposare.
E d’altra parte la controprova sta nel dibattito parlamentare sulla legge di stabilità quando il forzista Palese ha attaccato il governo, definendo mini-condono fiscale mascherato le norme sul ravvedimento operoso lungo, destinate ad incastrarsi con quelle poi varate dal governo il 24 dicembre.
Dunque il salvasilvio non salverebbe affatto il medesimo. Perchè una norma non si applica mai a sentenze passate in giudicato. A febbraio Berlusconi avrà terminato di scontare l’anno di affidamento ai servizi sociali. E quindi della norma se ne frega.
Tutto questo mentre i liberali doc stanno ancora a sognare la rivoluzione liberalliberista anti statalista. E si meritano una tiratina d’orecchie. Per il loro/nostro snobbismo che non ha mai portato e pare non porterà da nessuna parte. Da bravi teorici intellettualoidi con idee sane, ma non tramutabili in alcuna sorta di attuazione realista, rimangono dove sono anzi rinculano paurosamente. Perchè manca il coraggio di esporsi, di mettere se stessi in gioco, al rischio e alla possibilità di fallire. Chiediamo venia agli amici libarali ma così è.
Se in amore l’età non conta, in politica sì. Soprattutto se si è capo del governo italiano a 39 anni, il più giovane in assoluto, facendo del rinnovamento, anche anagrafico, il proprio brand. E così, prima dei 40 il premier può dire di aver raggiunto tanti degli obiettivi che si era prefissato a fine anni ’90, all’epoca dei Comitati toscani pro Prodi. A chi gli rinfaccia troppa ambizione, troppo cinismo e troppa fretta, a chi gli imputa che ai successi personali non siano corrisposti altrettanti passi avanti per il Paese, risponde come al termine del suo primo mandato da presidente di provincia: “Un pezzo grosso del mio partito sentì la necessità di spiegarmelo in modo sbrigativo: Ciccio, a me hanno insegnato che a trentaquattro anni si rispetta la fila… Come al supermercato, quando tutti abbiamo da svuotare il carrello. Uno per volta, rispettando la fila. Solo che facendo così in politica non si svuota il carrello, si svuota l’entusiasmo. Decisi che non volevo, e ancora oggi non voglio, fare il pollo di batteria. Non volevo che gli altri, loro, decidessero i tempi. Non volevo stare alle loro regole, le regole di una generazione che ha già dato tutto quello che poteva dare”. E’ questo che ci piace di lui. La sua positività, sempre e comunque. L’ebetino di Firenze di grullina memoria è cresciuto, sta dando sferzate a chi le deve avere e gli auguriamo di farcela. A tutti i costi.
Ovvìa, o vediamo.

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