Marco Ahmetovic è un giovane di 22 anni che all’Italia deve tutto. Fama, soldi, giustizia di manica larga. Solo che a fronte di questo nomade rom baciato dalla fortuna ci sono quattro famiglie che piangono i loro morti e un paese (ma forse l’intera nazione) che si chiede se sia stato toccato il fondo o se ancora si debba scavare.
Il paese è Appignano del Tronto. In una sera di primavera Ahmetovic si ubriaca e alla guida di un furgone impazzito falcia e uccide quattro ragazzi. A ottobre il giudice lo condanna a sei anni e sei mesi non di reclusione ma di arresti domiciliari in un residence vista mare a San Benedetto del Tronto. Non passa un mese che il giovane rom diventa testimonial di una nuova linea commerciale dal nome significativo, “Linearom”. Giorni fa, sul sito delle aste on line, viene messo in vendita (e poi ritirato) il primo prodotto: un orologio griffato Ahmetovic. Ma a sentire l’agente che lo ha ingaggiato sono in programma altri prodotti “firmati” sulla base di un contratto che prevede l’esclusiva alla bella cifra di 40.000 euro e niente sensi di colpa. La colpa, semmai, è delle del sistema: peggiore è il reato più cresce l’effetto mediatico che trasforma i colpevoli in star. Senza legge che possa impedirlo. Per la verità un’indagine ministeriale sul regime “carcerario” del giovane rom è stata promossa dal ministro Mastella, ma nessuno si aspetta granché. Tanto meno i poveri genitori schiacciati dai danni e dalle beffe e timorosi che ogni mossa possa tradursi in un’ulteriore reclame a vantaggio di Ahmetovic e dei suoi “datori di lavoro”.
D’accordo, se e’ vero che non c’è legge che possa fermare questo scempio, ce ne può essere tuttavia una che ne limita i danni. Faccia pure Ahmetovic i suoi spot (chi l’ha detto poi che sia un buon affare?) a condizione che il contratto non si limiti a sfruttare il momento favorevole, ma prosegua per tutto il tempo della pena, sei anni e sei mesi, senza spostare una clausola, soprattutto il compenso. Che però dovrebbe essere versato in un fondo a disposizione delle famiglie dei ragazzi uccisi. Ammesso e non concesso che quella povera gente che non ha più occhi per piangere voglia accettarlo quel denaro.
Enrico Buffoni

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