Qualche mese fa, a seguito dell’ennesimo padre musulmano che aveva ucciso la figlia “rea” di vivere secondo le abitudini occidentali, scrivemmo che si continuava a perpetrare un grande equivoco, ovvero quello di ascrivere questa tipologia di reato alla sfera religiosa, non permettendo così di giungere al cuore vero del problema che, invece, a nostro avviso attiene strettamente alla sfera culturale, all’approccio sociale, civile, legale che una cultura teocratica del tutto priva, quindi, di un senso laico dello stato pretende di trasferire nel nostro tessuto democratico e costituzionalmente regolato, aprendo una ferita nel sistema dei diritti civili ed individuali che non si può rimarginare senza un chiaro e preciso riconoscimento di doveri e responsabilità come avviene per tutti i cittadini italiani. Quanto accade in questi giorni a Firenze conferma purtroppo la nostra analisi e la aggrava, in quanto figure preposte dalle istituzioni alla cosiddetta “mediazione culturale” si muovono invece nella direzione opposta, continuando ad avallare il potere degli Imam ed addirittura riconoscendolo preponderante sulla nostra legislazione, con un potere di veto esercitabile su ogni aspetto della vita delle donne musulmane che francamente ci lascia sbalorditi. Dunque, avviene che il Coordinatore sanitario degli immigrati in Toscana, il medico somalo Omar Abdulcadir, che dirige anche il Centro regionale per la prevenzione e la cura delle complicanze legate alle mutilazioni genitali femminili, già salito qualche anno fa agli onori delle cronache per aver proposto di eseguire in ospedale una simulazione di infibulazione per accontentare le famiglie di immigrati che la ritengono indispensabile per le figlie, ha ceduto alla moschea di Firenze una parte dei finanziamenti ricevuti dalla Regione Toscana per fare prevenzione tra le donne immigrate al fine di indagare la presenza di carcinomi o patologie individuabili soltanto con un esame medico. Il dottor Abdulcadir ha in pratica delegato alle guide spirituali, vere o presunte, della comunità islamica, la divulgazione di un servizio di prevenzione che alle donne spetta di diritto, secondo il sistema sanitario italiano, lasciando che siano gli Imam, a loro discrezione, a decidere se promuovere o meno questa possibilità di cura ma, soprattutto, a stabilire a loro totale discrezione se le donne della comunità musulmana possano o meno usufruirne. Così facendo, il responsabile della cosiddetta “mediazione culturale sanitaria” ha di fatto avallato il potere assoluto dei capi religiosi sulla vita e sulle scelte delle donne della comunità islamica, riconoscendo nei fatti una posizione di predominio che la nostra Costituzione non prevede per nessuno, in questo paese, e che è del tutto arbitraria oltre che illegale e lesiva dei diritti fondamentali ed inalienabili dell’individuo, sia esso uomo o donna. Ora, noi abbiamo sempre scritto, e continueremo a farlo perché ne siamo convinti, che non si combatte un integralismo opponendogli un altro integralismo, ma non esitiamo qui ad affermare che neanche la strada scelta dal dottor Abdulcadir, e a quanto pare avallata dalla Regione Toscana, che per ora non risulta aver avuto nulla a che ridire di questo storno alla moschea di denaro pubblico finalizzato all’erogazione di un servizio sanitario, ci pare quella giusta, perché procede nella direzione della conservazione di una struttura chiusa ed impermeabile come quella musulmana, riconoscendone privilegi medievali che non attengono in nessun caso alla nostra regola democratica, ed impedendo quindi ogni possibile forma di apertura sul tema dei diritti delle donne. Siamo profondamente convinti che l’integrazione passi dalla cultura, a cominciare da quella democratica di uno stato laico fondato sul riconoscimento dei pari diritti e dei pari doveri di ogni cittadino, senza distinzione di sesso, religione o provenienza, e crediamo che la via da seguire per giungere ad una autentica e funzionante forma di integrazione sia quella di una progressiva crescita della regola democratica all’interno di comunità che la ignorano, senza concedere nulla al sopruso ed alla negazione dei diritti individuali. Come possa una pubblica istituzione come la Regione Toscana affidarsi e, peggio ancora, riconoscersi in figure di mediatori che invece di tentare la via dell’avanzamento sulla rotta dei diritti costituzionali si muovono sulla strada della conservazione e del riconoscimento di un potere del tutto abusivo, è domanda che giriamo ai cittadini ed anche ai rappresentanti istituzionali, con la ferma intenzione di ricevere risposte chiarificatrici e convincenti. Nel frattempo, fermiamoci un momento a riflettere sul bene prezioso della laicità dello stato, e vediamo di capire che, nonostante chi lo difenda sia poi sottoposto a ripetute accuse di relativismo e anticlericalismo, è nostro dovere, ma prima ancora nostro interesse, non rinunciare mai a gridare ad alta voce che solo uno stato veramente laico può essere garante dei diritti e dei bisogni di tutti i cittadini. Sembra scontato, ma non lo è – senza laicità, non c’è libertà.
ChiBo

Già dimenticavo, lo Stato che piace a te é quello a libertà limitate, solo per alcuni, e dove invece la religione, nel tuo caso quella cattolica, predica bene e razzola malissimo, dove un capo (della tua chiesa) inquisito dichiara-testuali parole del cardinale Sepe “collaborero’ nei limiti del Concordato”. Ahahaha!
Felice te di vivere in un Paese come questo, io non ci vivo piu .
Bye.
Guarda caso, lo stato equidistante da ogni religione è stato partorito dall’alveo cristiano nel mito della persona, con tutta la relativa moltiplicazione dei diritti. E se a un islamico non piace farsi coprire da questa subdola “conversione”, subdola perché si finge culturalmente neutrale, allora che si fa? Si mandano i marines con cineasti al seguito? Oppure si obbliga l’islamico a vivere nelle delizie del supermarcato finché non gli esce la bava dalla bocca? Potremmo cominciare a pensare che forse al mondo esiste qualche miliardo di esseri a cui non interessa la felicità occidentale. O è sperare troppo?
Forse invece di chiudersi in casa, sarebbe bene viaggiare e conoscere il mondo, e comprendere che solo la laicità difende tutti i cittadini dagli estremismi di tutte le religioni.
Uno Stato equidistante da ogni religione educa la gente al rispetto dell’altro, senza spingerlo a credere di essere superiore.
Forse sarebbe bene ricordarsi che ateismo e laicità sono frutto dal cristianesimo con tutte le conseguenze che ne derivano nella stupidaggine chiamata integrazione. Ma allora invece di cianciare sarebbe bene che ciascuno riprendesse in mano almeno i libri di scuola e università, spengesse la TV e Internet, buttasse i giornali alla spazzatura, chiudesse il cellulare e riempito il frigorifero per un mese ricominciasse a studiare prima di parlare. O no?
“Gli estremismi di una frangia di musulmani non dovrebbero essere accettati” : benissimo ! Ma ancora : “per impedire poi l’amalgama con le persone di quella fede che vivono correttamente “….come sarebbe ? E’ per NON impedire….
Si conclude : “per non instaurare l’odio e il razzismo a sfondo religioso, cosa che puntualmente si verifica in Italia”. Non è dato di comoprendere la conseguenzialità e serietà di simili affermazioni…
Da questa confusione di idee e di frasi fatte , si dimostra solamente l’incapacità di valutazione corretta delle esigenze e delle risposte da dare . Tutto a causa della “laicità” inesistente….
Il problema, Chiara, come tu scrivi è che la laicità in Italia (e non solo) è inesistente, quindi non essendoci equidistanza tra stato e religione, si arriva ad accettare le derive integriste di questa o quella religione, è questo il problema di fondo. Gli estremismi di una frangia di musulmani non dovrebbero essere accettati, proprio per impedire poi l’amalgama con le persone di quella fede che vivono correttamente e per non instaurare l’odio e il razzismo a sfondo religioso, cosa che puntualmente si verifica in Italia.
Scusa ma se io, normale cittadino ottengo un finanziamento per un determinato progetto, devo rendere conto di come ho usato quel finanziamento per quel progetto. Cosa aspetta la regione a chiedere indietro quanto stanziato? Si arrangi il dottore somalo, chieda alla moschea , ma deve restituire i soldi che non ha usato a favore delle donne della cui salute dovrebbe occuparsi.
Tutti conniventi? Cosa aspetta la regione ad aprire gli occhi sullo spreco? Davvero le donne musulmane devono rinunciare ai propri diritti con il beneplacito della regione?
Ma che si vergognino i nostri buonisti, arroganti e ignoranti.
Mi pare proprio che si perpetui l’ equivoco di base sulla c.d. “integrazione” . Che non può essere messa a carico della cultura ( così non si chiama in causa la “religione”) accogliente ,ma spetta sostanzialmente e principalmente alla cultura accolta. Certa politica “buonista” e “democratica” ignora completamente questa realtà ,elargendo fondi pubblici senza criterio ,o con criteri di parte ( vedi anche la corsa alla moschea ).
Sarebbe l’ ora di una “levata di scudi ” decisa contro simili atteggiamenti “nostrani”..