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Se non ora quando?

La pandemia occasione per ripensare le carceri.

di Domenico Alessandro de'Rossi | 27 Novembre 2020

Indulto, amnistia, liberazione anticipata, sono in molti a richiedere giustamente immediate misure a fronte della drammatica situazione delle carceri che a causa del virus vedono in una sola settimana crescere progressivamente il numero dei contagiati da 395 a 537 nel carcere di Opera. Se non avvengono misure straordinarie e di respiro strategico che interessino le carceri, la curva epidemiologica da sola e senza coraggiose azioni governative, certamente non tenderà a decrescere. Il fatto ancora più serio è che la cronica percentuale di sovraffollamento negli istituti diventa oggi una pericolosa aggravante rispetto alla situazione epidemica che chiama in causa tutti i responsabili del mondo penitenziario, nessuno escluso: dalla politica alla amministrazione fino alla stessa magistratura. Il paradosso è che per far infettare dal virus ancora più velocemente i detenuti non basta più tenerli stipati come stazionavano una volta dentro la stessa cella. No, dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per fingere di sanare tutto è bastato inventarsi la “sorveglianza dinamica”. Quella soluzione furbesca, tanto per capirsi, che mischia tutti gli umani detenuti fuori dalle singole gabbie per riunirli tutti insieme dentro una più grande che si chiama corridoio. Ambiente destinato al passaggio, ben poco arieggiato che si presta perfettamente quale migliore incubatore virale dove per diverse ore si affollano individui ancora sani con quelli ignoti già infettati. Questa premessa poco edificante per chi da anni gestisce le carceri con metodi e finalità lontanissime dal dettato costituzionale non fa onore all’Italia. Un Paese, che per smuovere la politica e portarla su posizioni più responsabili, costringe persone da sempre impegnate come Rita Bernardini ed altri a ricorrere allo sciopero della fame, non è degno di chiamarsi civile. Ancora oggi in Italia, per far rispettare le leggi e sensibilizzare la politica al rispetto della Costituzione è necessario fare lo sciopero della fame rischiando la vita come a suo tempo fu di esempio Marco Pannella ripetute volte con metodo non violento. Ciononostante politica e magistratura come sappiamo hanno altro a cui pensare. Talvolta, quando serve, si interessano del travaglio di un elettorato manettaro, esaltato da alcuni fanatici giornalisti. Già a suo tempo ho affrontato come architetto il problema della distanza tra individui ristretti negli ambienti penitenziari, avvalendomi di concetti derivati dalla prossemica, quella scienza dal nome strano che si occupa della lontananza/vicinanza fisica tra esseri umani e del suo significato. Una volta questa disciplina valutava solo l‘aspetto antropologico della distanza tra le persone, determinando le necessarie distinzioni tra individui di genere e cultura differenti. La prossemica ci conferma per esempio che nel mondo arabo e africano la distanza media tra persone tra loro estranee è molto più ravvicinata rispetto a quella mantenuta tra individui di cultura occidentale o nord europea. In generale questo fatto determina e condiziona anche nella progettazione degli ambienti architettonici esigenze dimensionali diverse a seconda del tipo di persone che frequentano quegli spazi. Oggi a fronte dell’epidemia virale la scienza delle distanze e delle relazioni è di fatto superata e tutta da ripensare a causa di altre più urgenti esigenze, non più solo antropologiche e culturali, ma fisiche, sanitarie ed economiche. Queste considerazioni obbligano cambiamenti strutturali riguardanti gli spazi delle carceri che già prima del Covid 19 erano superati tanto da far condannare l’Italia dalla CEDU perché non garantiva a coloro che erano detenuti sufficienti spazi vitali. Ora, messi davanti al problema della salute da salvaguardare per i detenuti e per coloro che lavorano in carcere, è arrivato il momento di non più rinviare il lancio di un serio piano carceri modellato per i prossimi trenta, quaranta anni. Non si perda più tempo come finora si è fatto ricorrendo alla soluzione del giorno-per-giorno tramite l’adozione di provvedimenti furbeschi più tesi a rinviare che a risolvere problemi strutturali. Si prenda seriamente atto dell’urgenza della pandemia che obbliga oggi a ripensare nuovi criteri per la detenzione del domani, con nuove modalità e una nuova visione della carcerazione sempre in considerazione dell’art. 27 della Costituzione. E’ il presente drammatico del Covid 19 che ci sospinge senza alternative a ripensare nuove formule anche per il carcere del futuro, se serve e a cosa esso debba veramente servire. La protezione della sicurezza in ogni senso, anche per coloro che non sono in carcere, è ripensare allo scopo della carcerazione, ripensare alle distanze, al superamento dei vecchi edifici e alla riconversione per funzioni alternative di strutture assolutamente inadatte per impiegare utilmente il tempo sequestrato al detenuto durante il periodo di prigionia.

D. Alessandro De Rossi
www.cesp-europa.org

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: amministrazione, anni, bernardini, cambiamenti, cella, considerazioni, costituzione, europa, futuro, italia, magistratura, marco pannella, misure, mondo, pannella, persone, provvedimenti, responsabili, sciopero, sentenza della corte, soluzione

Info Domenico Alessandro de’Rossi

Architetto e urbanista, già docente di Pianificazione territoriale, costiera e portuale alla facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento. Nel 2005 è stato chiamato dal governo della Libia per la pianificazione del nuovo Programma Penitenziario conforme alle disposizioni dei Diritti umani sotto il patrocinio delle Nazioni Unite coordinando docenti universitari e professionisti per il Piano nazionale delle carceri dello Stato per oltre 6000 detenuti. E’ responsabile nazionale dell’Osservatorio LIDU onlus (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo) “Persone private della libertà” e cofondatore del “Tribunale Dreyfus”, organizzazione per la difesa della giustizia giusta. Ha curato e scritto il libro “NON SOLO CARCERE”, Mursia ed. 2016

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