Si ha conferma, se ce ne fosse stato bisogno, di come si disegna, di questi tempi, la nuova mappa del potere in Italia: devoti e cooptati purchè di non eccelso livello.
Si è sempre detto e scritto della RAI che rappresenta la migliore metafora del Paese. Ciò che la riguarda può essere utilizzato per comprendere cosa accade o cosa accadrà nella politica italiana.
Ebbene, mai è stato tanto vero come nel caso delle convulsioni odierne del servizio pubblico radiotelevisivo, dopo la nomina dei nuovi amministratori.
Dopo i roboanti proclami di palingenesi, la montagna ha partorito il classico topolino, anzi di meno. Una lottizzazione che richiama a giusto titolo quelle della prima repubblica. Con una differenza non da poco, che chi scrive, con i suoi quasi quaranta anni trascorsi all’interno di questa azienda è in grado di testimoniare: rispetto agli attuali, gli amministratori del passato erano dei giganti. Ed ecco che dalla RAI si ha conferma, se ce ne fosse stato bisogno, di come si disegna, di questi tempi, la nuova mappa del potere in Italia: devoti e cooptati purchè di non eccelso livello (ci sarà tempo poi, per alcuni di questi miracolati, di smentire questa immagine attuale e dimostrarsi migliori di quanto sembrava, come sempre accade in politica).
Le cose hanno una loro logica. Una volta la politica era aspra. La vita nei partiti ancora strutturati e le competizioni elettorali ancora vere e non finte, costringevano a lotte furibonde. Non si sopravviveva né si arrivava a posizioni di rilievo senza qualche merito.
Oggi i sistemi elettorali, del passato prossimo, presenti e futuri, sono congegnati in maniera tale da assicurare la devozione al capo degli eletti, perché gli elettori non possono mettere bocca. E quello della devozione che fa premio sulla capacità è un principio che si è rapidamente esteso: dalle assemblee elettive di ogni livello alle aziende pubbliche o partecipate (figurarsi le banche e i giornali!). Se potesse, Renzi avrebbe già portato a compimento il suo desiderio di rottamare tutto il rottamabile pur di fare spazio alla sua corte dei miracolati che lo metterebbe al sicuro da qualsiasi avversario, soprattutto se capace. Hanno detto e ripetuto, disprezzando il ridicolo, che così si combatte la corruzione. Ed è bene astenersi da qualsiasi commento perché non si spara sulla Croce rossa. Sostengono anche di avere trovato la medicina. Sarebbero le primarie. Che è come se la classifica del campionato di calcio fosse determinata dai risultati delle partite di allenamento.

In questo breve pezzo sulla Rai c’é il riassunto e l’emblema del disegno renziano, rottamare soprattutto la qualità e farsi una corte di devoti (il termine sarebbe un altro) che gli garantiranno potere e propaganda. Concordo anche sul fatto che una volta, sebbene con gli stessi metodi, ci fossero figure di altra caratura.
Ma le bugie hanno le gambe corte.