Dopo gli autorevoli appelli a nuovi stili di vita: dove si può cambiare dalla tavola ai vestiti
Parole ricorrenti di questi giorni, simbolo di anniversari, segnati nel calendario a colori alternati rosso e nero, festa e feriale, così allettante per costruire ponti: cogliere le opportunità dalla crisi, vivere con sobrietà, cambiare gli stili di vita dominanti. Autorevolissime parole, in autorevolissimi discorsi di autorevolissime figure pubbliche di grande levatura politica e morale: il presidente della Repubblica e il Papa. Risuonava ancora l’eco di quelle parole e giravano fra i tavoli del ristorante piatti giganteschi e colorati che il cameriere con ossequio presentava ai commensali ricchi di spille e pin di circoli, una volta esclusivi a ruota o a leone. “Ecco la vostra bella-vista di crostacei, signori”. “Oh che bella dicevano le signore in nero”, gustando l’esclusiva portata con gli occhi prima che col palato. Olè, bellavista di crostacei per tutti con bollicine di spumante italico, ma là più in fondo anche champagne. Trenta quaranta euro a porzione portata, tre giri di tavolo fanno lo stipendio di un precario, ma anche di un supplente, quasi. Sobrietà. “Si vabbè, ma una volta l’anno cento euro per un crostaceo si possono anche spendere!!”. Certo, non si combatte la crisi economica rinunciando solo ad una mezza aragosta, pur tuttavia la somma di tanti nuovi stili di vita potrebbe dare effetti sconvolgenti. Probabilmente era allo stile collettivo e complesso a cui pensavano le due più illustri figure morali nel messaggi di inizio anno, e non certo a nuove forme di astinenza e digiuno alimentare. Quella scena da cameriere impettito che serve i piatti di pesce nell’opulenza illuminata a rosso dei cenoni comandati ricordano i manichini ossibuchivori dei racconti al ristorante della stazione di quel grand’innovatore di linguaggio che fu Carlo Emilio Gadda. Dove prendersi un po’ in giro fa anche bene. Non c’è crisi per i crostacei, semmai la crisi c’è per chi mangia bocconcini di pollo. Sarebbe tuttavia ingeneroso e sbagliato pensare che gli stili di vita da cambiare siano solo quelli che partono dalla tavola. C’è forse una sobrietà tutta da ritrovare sul fronte del come ci comportiamo e di come andiamo vestiti, ossia, oddio non ho un jeans firmato da mettermi oggi, o della serie se non è di quel marchio di moda non me lo metto neanche se cadesse il cielo. Ma il cielo sta quasi cadendo. C’è una sobrietà da cercare negli appuntamenti di apparenza che ci siamo costruiti e di cui rischiamo di rimanere prigionieri, tipo gli aperitivi a tutti i costi, gli after e i pre hour, i viaggi per apparire trendy e non per capire le culture, la casa in Costa Azzurra perché è di moda, o il caffè a Venezia con un rombo di cilindrata super, le liturgie delle tradizioni veteroconsumistiche che ci rivestivano di una sensazione di abbondanza anche nell’età della carenza. Con la voglia di apparire identici a quelli che potevamo molto più di noi confondendo -e forse questo è stato l’errore più grosso- identità con identificazione. Che non sono la stessa cosa. Partendo dall’episodio del crostaceo possiamo convenire che la nuova società potrebbe far rima con sobrietà cercando la nostra vera identità. Non quella della pubblicità. Tatà. Sarà quasi banale ma a volte vale la pena. Tra l’altro non sarà neanche tanto difficile perché come avete tutti letto dovremo rinunciare ad un piatto simbolo del lusso come l’ostrica perché a rischio virus. Insomma se non lo scegliamo per stile d vita ci toccherà imboccare la strada della sobrietà per ragioni di salute. Una volta tanto anche il fisico va ascoltato. E alla fine chiamala pure semplicità, se vuoi.
Fabrizio Binacchi
www.virgola1.splinder.com

Lascia un commento