Giorni caldi per l’auto. Tavoli duri per il futuro di stabilimenti storici. Montezemolo ammette che sarà una primavera dura per le quattro ruote. Un enigma vero sapere come evolverà il settore, tra incentivi cancellati e trasformazioni molto lente. Giorni caldi e strani fenomeni: aumentano macchine e modelli, che hanno avuto problemi di freni, cambi, sterzi e roba varia, e sono ritirati dal mercato. A centinaia di migliaia di esemplari. Fenomeni che lasciano segni anche in borsa. Corsa all’elettrico ma il sistema non è pronto. Intanto a Bologna c’è una donna, donna Giada Michetti, che combatte la sua personale ma globale battaglia perché il mercato dell’auto continui ad avere una sua vetrina di livello in fiere e manifestazioni. Quel Motorshow che ha fatto al storia della fiera di Bologna. Certo nel mondo auto e trasporti privati la confusione regna sovrana. Il parco auto è vecchio ma le soluzioni ecologiche non sono abbastanza divulgate. Ogni settimana ci sono promozioni per vendere nuovi modelli e nuove emozioni eppure mezza Italia si chiude al traffico, anche quello Eco 5 o Eco 6 del futuro. Perché si è riscoperto uno smog che forse non era mai andato via. Crisi su crisi ma crisi anche di idee. Al salone di Ginevra hanno fatto anche una operazione immagine: oltre a Marchionne c’erano tra modelli e stand anche John e Lapo Elkann. Le case cercano alleanze e concentrazioni, numeri grossi per Fiat Chrysler, si parla di almeno 5 milioni e mezzo di vetture ma per ora il matrimonio Mitsubishi – Peugeot non si fa, ritenuto non strategico. Insomma alleanze che vanno e fidanzamenti che si rinviano, modelli che si sfornano e modelli che si ritirano, ma nei paesi maggiormente avanzati non sembra affacciarsi una linea chiara, anzi si conferma una contraddizione. Più auto e meno traffico. Come si fa? Più industria automobilistica diffusa e moderna e città sempre più chiuse alle auto private. Stiamo costruendo un modello di trasporti e di trasferimenti a circoli di periferia. Tradotto: Chi risiede in campagna o fuori le mura che si compri l’auto, chi sta soprattutto in centro storico vada a piedi o in bicicletta o tenga l’auto nella casa di campagna se ce l’ha!! Anche in questo campo si ripete un vecchio vizio più italico che europeo: non sa la destra (la mano) quel che fa la sinistra. Le mediazioni ovviamente si fanno sui prodotti cosiddetti verdi e cioè auto a quasi totale rispetto ambientale. Ma sono poche, poco commerciabili ancora, poco appetibili tutte da lanciare. Ma anche in un regime di auto ecologiche e perfette ci sarà un problema di saturazione fisica dei centri delle città, che anche a fasce risultano a tutt’oggi parcheggi non sorvegliati. Insomma una bella gatta da pelare ma anche una sfida. Cambiare il mercato dell’auto e rispettare l’ambiente, cambiare le facce delle nostre città, parcheggi di lamiere anche fuori controllo, e assicurare uno sviluppo ad un settore industriale che più degli altri accusa e registra invecchiamenti precoci. Bisognerà trovare una strada davvero condivisa prima di finire nel caos degli scontri tra poveri, tra gli operai che non hanno più un lavoro nelle fabbriche della auto e gli ambientalisti che non hanno più un posto dove piantare alberi. Col rischio struggente di avere sui lungomare o all’imbocco dei parchi una montagna di lamiera. Ingestibile.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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