• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Se il referendum è ridotto a plebiscito emotivo

“Vorresti giudici dipendenti dalla politica?”, manifesto del comitato ANM, e “Gli italiani stanno con il carabiniere, non con i giudici”, titolo di apertura ieri su La Verità, sono due modi uguali e opposti di ridurre la discussione sul referendum costituzionale al lancio di uova marce fra opposti gruppi di ultras. È la trasformazione del confronto pubblico in una rissa simbolica, dove non contano più i contenuti ma solo l’appartenenza. Se la contrapposizione fra carabinieri e giudici ha un che di eversivo, l’immaginaria fusione fra politica e giudici sa di un diversivo, introdotto in modo serpentino per rianimare il fuoco populista e giustizialista che sembrava in parte sopito nella pancia del Paese.

di Marco Taradash | 16 Gennaio 2026

“Vorresti giudici dipendenti dalla politica?”, manifesto del comitato ANM, e “Gli italiani stanno con il carabiniere, non con i giudici”, titolo di apertura ieri su La Verità, sono due modi uguali e opposti di ridurre la discussione sul referendum costituzionale al lancio di uova marce fra opposti gruppi di ultras. È la trasformazione del confronto pubblico in una rissa simbolica, dove non contano più i contenuti ma solo l’appartenenza.

Se la contrapposizione fra carabinieri e giudici ha un che di eversivo, l’immaginaria fusione fra politica e giudici sa di un diversivo, introdotto in modo serpentino per rianimare il fuoco populista e giustizialista che sembrava in parte sopito nella pancia del Paese.

Questa narrazione suggerisce che lo Stato non sia un sistema di istituzioni che cooperano nel rispetto della legge, ma un ring in cui si affrontano “buoni” e “cattivi”, “popolo” ed “élite”. È una rappresentazione tossica: senza giudici indipendenti non esiste lo Stato di diritto, ma senza forze dell’ordine rispettate non esiste lo Stato in senso proprio. Metterli in competizione non è un modo per difendere qualcuno, è un modo per indebolire tutti.

Speculare, e altrettanto fuorviante, è l’evocazione della “fusione” tra politica e magistratura. Qui il tono cambia, ma l’effetto resta identico: non si chiarisce nulla, si sposta soltanto l’attenzione. Si insinua l’idea che dietro ogni riforma possa celarsi un disegno di asservimento dei giudici al potere politico. È una chiave polemica potente, perché tocca corde profonde: la diffidenza verso la politica, il timore dell’abuso di potere, la memoria – reale o mitizzata – di stagioni in cui la giustizia è stata percepita come ultimo baluardo contro la corruzione.

Invece di discutere i meccanismi concreti delle riforme, ci si aggrappa al populismo. È una tecnica comunicativa collaudata: quando il merito è scomodo, lo si sostituisce con la morale; quando l’argomentazione è faticosa, la si rimpiazza con l’indignazione. Chi è con noi difende la legalità, chi non lo è sta con i potenti, con i corrotti, con i “nemici del popolo”.

Così il referendum smette di essere ciò che dovrebbe: un momento di scelta consapevole su assetti istituzionali destinati a durare nel tempo. Diventa un plebiscito emotivo, un test di fedeltà tribale. Non si vota più su come rendere la giustizia più efficiente e più giusta, o su come garantire meglio l’equilibrio tra i poteri, ma su chi si sente di difendere in una battaglia simbolica: la toga o la divisa, la “casta” o il “popolo”.

E questa è forse la deriva più grave: la politica che rinuncia a spiegare e preferisce arruolare, che smette di convincere e si limita a mobilitare. Un Paese adulto dovrebbe discutere di riforme; un Paese infantilizzato viene chiamato a scegliere una squadra. Se il referendum diventa l’ennesimo pretesto per rinfocolare l’odio contro “i giudici” o per brandire lo spettro della “politica padrona”, allora non stiamo difendendo né lo Stato di diritto né la democrazia.

Stiamo solo confermando che, in questo Paese, l’unica riforma che non si vuole fare è quella più necessaria: ridare senso a un concetto – quello di opinione pubblica – devastato da decenni di disinformazione militarizzata.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti