
Nei risultati, per molti aspetti clamorosi, del referendum sulla giustizia c’è un lato che avrebbe sicuramente destato l’interesse anche del nostro indimenticato fondatore Nicola Cariglia: il ruolo dei giovani. E’ evidente il contributo dato dalle cosiddette “generazioni Duemila” in fatto di partecipazione al voto e di prevalenza del no.
Sono possibili molte riflessioni e digressioni sulla natura di questa partecipazione ma una in particolare mi sembra prevalere: se i giovani avvertono che sono in discussione valori fondamentali e fondanti, magari valori che anche solo percepiscono come inderogabili, fanno scattare una presenza inimmaginata. Alla sola idea che qualche aspetto della riforma proposta nel referendum confermativo potesse mettere a rischio autonomia e indipendenza di qualcuno, in questo caso dei magistrati, beh produce una reazione di impegno e di schieramento. A prescindere dal credo politico.
Noi vecchietti pensiamo standard, mentre i giovani pensano libero.
Noi che dipingiamo i giovani solo per consumi e social, per trasgressioni e mode, dovremmo ringraziarli per la gratuita lezione che ci hanno dato sui valori dell’autonomia e dell’indipendenza.
Mica poco.
Fabrizio Binacchi

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