
Del Gino Paoli “politico” si ricorda quando sbattendo la porta se ne uscí dall’assessorato alla Cultura di Arenzano; la politica attiva però non faceva per lui, aveva le sue idee, sempre di sinistra si intende, ma non le esternava per compensare le ragioni della sua arte musicale e letteraria che avevano, a differenza del coevo Tenco, quasi in esclusiva le ragioni dell’amore e delle sue innumerevoli sfaccettature al posto dell’impegno direttamente sociale, Gino Paoli era un genovese a tutto tondo, rigoroso, a volte apparentemente freddo ma determinato a cogliere nelle differenze sociali e di classe di un tempo ( anche odierne) le ragioni del proprio essere un comunista senza aggettivi. Aveva scelto il PCI senza esserne parte organica né intruppata, poteva alternativamente esibirsi da chansonnier consumato al Nepenta di Milano od al Covo di Nord Est a S.Margherita come alla Festa dell’Unita della montagnetta di San Siro senza mai rinunciare al proprio impegno politico originale.
L’esperienza assessorile non interruppe il suo ciclo politico, si ritrovó catapultato alla Camera dei Deputati nel 1987 da “indipendente di sinistra” a fianco dell’attrice Carla Gravina e ad altri intellettuali a-comunisti reclutati nel PCI declinante del dopo-Berlinguer. Pesce fuor d’acqua si aggirava impettito fra il Transatlantico e la commissione Cultura, ligio al dovere e fino ad un certo punto appassionato di quella che evidentemente non era la sua vocazione principale, però rappresentava il vanto culturale del paese e Paoli non rifiutava questo riconoscimento in vita; assimilò l’arte della mediazione o del
Comando tanto è vero che quella esperienza parlamentare lo sospinse ad una carica politica per eccellenza nel Mondo della cultura e dello spettacolo che fu la Presidenza della SIAE, una figura ad un tempo corporativa e sindacale che ha esercitato non senza muovere critiche nei confronti dei governi che si sono succeduti.
L’esperienza politica tuttavia non gli impedirono di esprimere un lapidario giudizio sui colleghi che si occupano di politica : “ I cantanti non dovrebbero occuparsi di politica…” in parte questo messaggio era indirizzato nei confronti di Beppe Grillo del quale non apprezzava la discesa in campo. La vita artistica aveva già dato molto a loro e non era il
Caso di invadere altri campi non esattamente somiglianti al loro ruolo sociale principale che restava quello di artista, detto per indicare con brevità la poliedrica figura di uomo di spettacolo.
Tagliente nei giudizi, mai invadente come era nel suo costume, dissimulava la propria timidezza dentro la severità e la rigorosità della sua anima jazzistica nascosta dentro l’improvvisazione a sette note.
Era di tarda origine istriana e ruppe per questo il sentimento di riconoscenza ortodossa verso il PCI quando non esitò a denunciare le vessazioni subite dai suoi parenti dai titini con la complicità dei partigiani. Fu un’anima pura e mai complicata. Fedele alla sua idea che quelli che “volevano cambiare il Mondo” fossero come “ quattro amici al bar” di cui uno era lui.
Bobo Craxi

Lascia un commento