Si sono messi in fila nell’aula delle conferenze della Regione Emilia in una atmosfera via di mezzo tra assemblea scolastica e cineforum. Loro sono i bambini e ragazzi di scuole da Piacenza a Rimini che hanno vinto i concorsi su i bambini e la Tv. Si sono messi in fila per fare domande ai proprietari o agli editori delle tv private della zona. Superata una timidezza molto blanda e molto iniziale, ed è bastato evocare messenger, i Griffin e qualche immagine da Simpson per scatenarli a porre questioni. Più quelli delle elementari che gli studenti delle medie o medie superiori che vanno sempre più spinti. E’ la fase. Si erano messi a ferro di cavallo giornalisti, programmisti editori, proprietari di queste emittenti che una volta si chiavano tv libere o tv locali e che adesso sono veri e propri circuiti. Ed aspettavano forse innocenti ed innocue domande da questi bravi studenti che si erano cimentati in lavori e testi e disegni e filmati sul rapporto tra televisione e infanzia. Così è stato in parte. Perché un bambino ha rotto il ghiaccio e non solo quello sparando questa domanda “Perchè fate quelle telepromozioni che non finiscono mai e ingannano la gente?”. Là. Seconda bambina in fila. “Perché riempite le vostre trasmissioni di giochi a carte e previsioni del futuro sui maghi che la gente ci casca?”. Secondo affondo. Arriva una studentessa di Parma, più grande dei vincitori delle elementari, una da terza liceo che si lamenta: “Io quando torno il sabato notte dalla discoteca accendo la tv e i canali locali mi fanno vedere film a luci rosse ed invece io vorrei vedere film belli che mi rilassano”. A parte che forse la giovane studentessa potrebbe dopo la discoteca andare a letto rimane il fatto dell’obiezione sui film a luce rossa nelle emittenti locali che sarebbero vietati e che invece continuano ad andare in onda. E poi ancora tre ragazzini che la buttano sullo sport: “Senta perché sulla sua emittente si vede solo calcio e non si fa vedere lo sport diverso tipo pallavolo, o rugby”. Ma ci sono domande ancora più specifiche e competenti. Come quel ragazzino che con piglio sicuro chiede, testuale “Io vorrei vedere documentari sugli animali esotici dell’Africa e dell’Asia, e in particolare le tigri e quello che fanno i ghepardi”. Si apre tutto il dibattito sui documentari e sul costo di queste produzioni che se fatte bene sono una vera spesa per le emittenti. Domande dirette sincere e spontanee che indicano la competenza e la passione delle giovani generazioni verso al tv. Una relazione che cambia ovviamente perché cambia il modo di comunicare sempre più veloce e interattivo ma che conferma invece la necessità di sfamarsi di informazioni, nozioni, emozioni. Non è vero che la tv è finita, non è vero che c’è solo internet e skype o videogiochi per i bambini, è vero invece che la televisione fatta bene con programmi e argomenti che possono interessare è ancora un prodotto forte per le generazioni che si formano. Certo vanno combattuti gli stereotipi e le cadute prettamente commerciali, ma la domanda di documentario e di natura, di scienza e di ghepardo è un sintomo forte di partecipazione all’evoluzione della crescita. Se i bambini insegnano qualcosa a quelli che fanno al tv vuol dire che c’è ancora posto per la buona tv. Meditate gente, meditate editori.
Fabrizio Binacchi
www.virgola1.splinder.com

Lascia un commento