• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Se fossi Varoufakis…

di Gerardo Coco | 23 Marzo 2015

La Grecia può diventare la tigre o la capra del Mediterraneo. Fare, come a loro tempo hanno fatto, Taiwan, Corea del Sud, Singapore e Hong Kong.

Per la Grecia, con una popolazione di una grande metropoli mondiale, non sarebbe stato difficile diventare un paese prospero soltanto valorizzando la sua vocazione turistica. Il turismo ha un alto coefficiente moltiplicativo medio pari a 4 (ogni posto di lavoro diretto ne crea 3) ed è la più grande industria del mondo per numero di addetti. Con un’accorta politica di sviluppo e marketing internazionale, «la culla della civiltà» avrebbe potuto essere leader mondiale in questa industria e parallelamente promuovere, grazie alla sua ricca biodiversità, attività integrate e complementari come agricoltura e produzioni agroalimentari di qualità. Un turismo di dodici mesi offerto in tutte le sue declinazioni (culturale, d’affari, balneare, crocieristico, rurale) e per tutte le tasche avrebbe mantenuto l’intera popolazione. Solo mettendo a reddito il proprio capitale territoriale e connotandolo con un brand mondiale, (magari diventando sede privilegiata di una conferenza permanente internazionale del turismo), sarebbe forse diventata l’area più florida del Mediterraneo. Quanta a finanza avrebbe attirato il suo territorio e che valuta sarebbe stata la dracma! Invece il paese depositario dei miti più preziosi dell’umanità si colloca in uno svergognato 32° posto nella classifica del turismo mondiale e nell’agroalimentare si è fatta superare da Bulgaria Albania e Turchia.

E’ un esempio di decrescita infelice ad opera della politica corrotta. Piuttosto che sviluppare le potenzialità della loro terra i greci hanno preferito vivere alle spalle dello stato dimenticandosi, come disse un famoso economista, che pure lo stato vive alle spalle degli altri. Così la pressione fiscale complessiva del paese salita oltre il 60% ha ovviamente intensificato la pratica in cui i greci detengono il primato: l’evasione fiscale. Con l’avvento dell’euro, poi aspirando a diventare il paese dei pasti gratis e portando i salari a livelli tedeschi in un contesto di progressivo calo produttivo, si sono mangiati in pochi un terzo del PIL con un debito 1,8 volte superiore. Finanziati dall’Europa e dai creditori internazionali compreso il Fondo Monetario Internazionale, sono riusciti a campare anche a spese del contribuente americano. E qui viene il bello. Buona parte dei fondi ricevuti sono stati trasformati dalla politica locale non in attività a reddito ma in immobili a Londra, New York e Berlino o in depositi all’estero. I miliardi dispensati dalla BCE via l’Emergency Liquidity Assistance (ELA) stanno prendendo la stessa destinazione. Sicuramente rimpatriando i capitali risolverebbero il problema del debito.

E’ questa situazione di spudorata corruzione che ha giustificato la linea dura dei signori di Bruxelles e della Germania e la loro opposizione al piano di ristrutturazione del debito. Ma gli scontri verbali inscenati dai due ministri finanziari Varoufakis e Schäuble oltre che inconcludenti stanno avvelenando il clima delle trattative e non vorremmo che ora, invece, di trovare soluzioni concrete si adottasse per la Grecia una soluzione punitiva sul modello di Cipro con conseguenze incalcolabili. Varoufakis non può pretendere che il suo paese dissipatore detti le condizioni. Ma è ridicolo che Schäuble esiga il pagamento dei debiti da un paese con una contrazione economica da 1930. Come uscire da questa impasse pericolosa? Innanzi tutto va preso atto che la Grecia è insolvente ma spetta al debitore trovare una soluzione creativa e uscire dall’opposizione default- ristrutturazione del debito che significa perdita totale o parziale del capitale in capo ai creditori. Ecco, secondo noi, come Varofakis dovrebbe agire.

  1. Per prima cosa dovrebbe richiedere di convertire il debito in rendita finanziaria perpetua per i creditori trasformandolo in obbligazioni senza scadenza con pagamento di cedole fisse. In tal modo i titoli non subirebbero haircut, tornerebbero a essere bancabili, i creditori percepirebbero un flusso continuo di interessi e l’attivo dei bilanci delle banche non subirebbe danni. Il consolidamento eviterebbe la necessità di ulteriore liquidità che aggraverebbe l’insolvenza. Può essere prevista l’opzione del rimborso del capitale dopo qualche decennio in funzione della crescita del PIL. Questa, tuttavia, richiede combustibile e ovviamente Varoufakis dovrebbe presentare un piano di rigenerazione economica credibile poiché i mercati finanziari si conquistano creando aspettative affidabili e non con le chiacchiere fatte fino ad ora.
  2. Pertanto il suo business plandovrebbe accantonare i piani assistenzialistici di Syzira che condannano il paese al pauperismo permanente e prevedere un abbattimento delle tasse e della spesa pubblica senza il quale lo sviluppo economico è impossibile. Propedeutico al finanziamento di tali abbattimenti è proprio il punto 1) che libererebbe risorse di capitale per rilanciare la progettualità del paese.
  3. Il rilancio può avvenire attraverso investimenti chiave per riposizionare l’intero sistema industriale e necessita di partnership strategiche. A puro titolo di esempio, la Grecia dovrebbe ampliare gli ottimi rapporti bilaterali con la Cina per potenziare le infrastrutture del Pireo per farne non solo il porto più efficiente del mediterraneo ma il gateway tra i Balcani e l’Europa del sud (la Cina ha un know-how di primordine nella realizzazione di reti infrastrutturali). Su tale fulcro di importanza geostrategica si innesterebbero iniziative per riqualificare tutto il sistema turistico e agroalimentare. Tali iniziative condotte con la metodologia del project financing attirerebbero partner privati e istituzionali internazionali, merchant banks ecc. e fondi dalla stessa Europa da erogare a stati di avanzamento per ogni specifico progetto, evitando sciamature di capitali (quello che avrebbero dovuto fare i creditori e la BCE tempo addietro).
  4. Se punto 1 fosse respinto la Grecia dovrebbe rimonetizzare la dracma ma senza abbandonare l’euro. Potrebbe operare come Danimarca e Principato di Monaco che usano la moneta comune o come il Liechtenstein che usa il franco svizzero. Guai a far fluttuare la dracma senza un piano strategico, diventerebbe valuta spazzatura. La Grecia può ricuperare credito internazionale solo producendo. E’ la produzione che accredita la valuta, non il contrario.
  5. Se Bruxelles e la BCE lanciassero anatemi, cosa impedirebbe alla Grecia di agganciare la dracma allo yuan seguendo la politica monetaria della People Bank of Cina invece di quella della BCE e mandare al diavolo tutti? Questa sarebbe la soluzione migliore. La Cina è ormai il maggior produttore mondiale, la sua valuta è garantita dall’oro e per conseguenza anche la dracma lo sarebbe. Tutti sarebbero felici di accettarla in pagamento. Solo la partnership con la Cina può tirare la Grecia fuori dai guai. Entrando nel circuito euroasiatico diventerebbe il nuovo punto d’incontro tra oriente e occidente, crocevia di culture e di merci, forte per affrontare le dure sfide del 21° secolo.

Utopico? No è un’ipotesi per un paese che ambisce ad essere «sovrano». E, sicuramente, meno utopico di pensare di prosperare nell’eurozona da schiavo.

Caro Schäuble, dovrebbe dire Varoufakis, abbandona il tuo rigorismo ottuso. Se la Grecia rimane nell’euro alle tue condizioni ritornerà all’economia domestica e al pascolo di capre con cui non si pagano i debiti.

Varoufakis fai meno interviste e show, sii più operativo dando punti di riferimento credibili per recuperare la dignità del tuo paese. E dì a Tsipras di riservare il suo marxismo levantino per i fatui salotti e, invece di impensierire l’Europa civettando con Putin, di fare magari un giro nella Portorico odierna per imparare come mercato libero, imprenditorialità e tasse minime operino il miracolo dello sviluppo assorbendo precariato e ammortizzatori sociali (ogni riferimento all’Italia non è casuale). Fare, come a loro tempo hanno fatto, Taiwan, Corea del Sud, Singapore e Hong Kong. La Grecia può diventare la tigre o la capra del mediterraneo. Scelga.

Pubblicato in : Editoriale

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti