Caro Nicola,
mi rivolgo a te, estendendo idealmente ragionamenti e proposte a tutti i compagni ed amici con i quali abbiamo avuto modo di dialogare nel periodo intercorso dal convegno di Bertinoro ad oggi e che esprimono seri dubbi sulla “ Costituente “.
Quell’incontro fu un momento molto bello, che segnò il trovarsi e ri-trovarsi fra tanti, persone e culture , accomunati da una voglia di fare , magari di ritornare a fare, che non si registrava da tempo. Non vi è dubbio , anche se non dobbiamo certo aspettarci particolari riconoscimenti in tal senso, che l’iniziativa dei circoli dell’area liberal – socialista e laica, di quella che Lanfranco Turci aveva definito come il” pulviscolo” che si muove nell’aria cercando un modo per addensarsi , ha reso possibile il riaccendersi della speranza di avere un partito in grado di interpretare e addirittura di candidarsi a guidare il cambiamento, come fecero il PSI, il PRI ed il PSDI nel passato.La scintilla di Bertinoro spinse , ed in qualche caso costrinse le piccole formazioni socialiste, con in testa la cooperativa SDI di Boselli a dare corpo all’ipotesi della chiusura della diaspora ed al lancio della “ Costituente socialista “.
Ricorderai che, anche grazie al fatto che molti dirigenti e militanti dello SDI sono stati tra i più attenti ed attivi partecipanti a quello che abbiamo poi definito il “ movimento Bertinoro “, proprio Boselli fu in qualche modo costretto, dopo qualche esitazione , a modificare in corsa la propria posizione che non andava molto più in là della pura e semplice ricostituzione del PSI , nel lancio di un progetto di più ampio respiro, che ha visto il coinvolgimento degli ex DS che non avevano intenzione di aderire al Partito Democratico rivendicando la propria condizione di “ socialista”.
Non può essere sfuggito a nessuno che l’arrivo di questa componente neo-socialista ha inevitabilmente portato acqua al mulino di quei compagni che vedevano e vedono come primo e forse unico obiettivo la chiusura della vicenda dolorosa della diaspora del PSI, facendo pendere il piatto della bilancia verso il nome di “ Partito Socialista “.
Il rischio che tutti avevano individuato già a Bertinoro, fare un’operazione politica con la testa rivolta all’indietro , rimettendo insieme i cocci di un’esperienza che però oggi ha politicamente poco da dire, si è fatto concreto. Molti di noi – fra i quali tu stesso –hanno centrato la propria attenzione su questa “ deriva socialista “ compiuta con la scelta del nome “ Partito Socialista “ , che escludeva ogni riferimento alla cultura laica e liberale, oltre che radicale.
Non vi è alcun dubbio che tale intenzione e volontà faceva capolino , e qualcosa di più , soprattutto fra i membri delle piccole oligarchie partitiche e parlamentari che hanno vivacchiato per anni con il motto del “ meno siamo meglio stiamo “ e che sono quindi preoccupati che un gioco ad allargare lo spettro politico d’azione del Partito li metta in qualche modo in difficoltà dovendo ridiscutere accordi e gerarchie così di basso profilo ed importanza che sono note solo a loro, determinando l’incredibile letargia che è la cifra d’azione delle strutture di queste organizzazioni e che sta trasferendosi nel processo della “ Costituente”.
Ma osservatori attenti come te e gli altri compagni ed amici cui mi rivolgo non possono non aver colto il fatto che nell’incontro fra vecchi e nuovi “ parenti “ politici, da De Michelis a Formica, da Spini a Craxi, con il significativo aggiungersi di un ex berlingueriano un po’ solitario come Angius, di liberal come Cinzia Dato e Franco Grillini e del gruppo che meglio rappresenta la tradizione “ migliorista “ del PCI, in qualche modo raccolto intorno al “ Riformista “ , non c’è stato alcuno spazio per nostalgie, revisionismi , vecchi rancori.
Non era affatto scontato che fosse così , dal momento che il vero rischio che tutti ci aspettavamo di dover correre era proprio il veder tutto andare a donne di facili costumi tra uno che ricordava come era bello il PSI di Craxi, un altro che rinfacciava l’essere stati con i “ carnefici “ e via discorrendo: ricordo con nettezza il fatto che alcuni compagni oggi nel “ Comitato “ avevano serie difficoltà solo a rivolgersi la parola a Bertinoro!
Le liti da ballatoio che hanno caratterizzato gli ultimi anni di tentativi falliti di ricomposizione della diaspora sono praticamente scomparse, come pure le polemiche verso gli ex diversamente collocati.
La compagnia che si è andata raccogliendo nel Comitato Promotore Nazionale come nel territorio e nelle cento assemblee che si sono tenute e si tengono un po’ ovunque si sta cimentando con il compito di costruire un Partito e, nello stesso tempo la sua politica , partendo da storie, idee e punti di vista spesso molto distanti, ma senza litigare sul passato.
Con mille difficoltà , certo : difficoltà che nascono dalla situazione italiana, dove se Diogene si aggirasse e cercando l’uomo politico con le idee chiare , potrebbe rassegnarsi a vivere nella sua botte per sempre; e che nascono dai limiti oggettivi e personali di tutti noi, di gente che parla di modernità ma che, avendo spesso i capelli bianchi ,ha qualche difficoltà a praticarla nel concreto. Certo, fra noi c’è gente che gli americani definiscono “ open – mind “ , come un vero laico e liberale deve essere ; e c’è gente che continua a vivere con la sveglia al collo in attesa che i riferimenti della passata stagione, si chiamino essi Prodi o Veltroni , si ricordino di puntare l’ora della campanella per l’inizio e la fine riunione.
Ed il progetto dell’autonomia socialista deve passare dalle maglie comunque strette di una legge elettorale che, qualunque sarà , ha tra gli obiettivi dichiarati quello di cancellare la presenza organizzata della nostra area politica e culturale.
Leggendo il Riformista del 7 dicembre scorso si possono rilevare quasi visivamente problemi e difficoltà del nuovo PS: in un articolo Lanfranco Turci poneva concreti problemi sui tempi e modi della “ Costituente” , evidenziando la necessità delle scelte dei socialisti per quella che a molti appare una “ Missione Impossibile”il superamento dello sbarramento del 5‰ come condizione della concretezza del progetto; Roberto Villetti , nella colonna a fianco , si perdeva in oltre cinquemila battute dietro una disputa sul ruolo di Bertinotti come Presidente della Camera, oggetto di una scaramuccia polemica con Prodi qualche giorno prima, del tutto secondaria rispetto alla vera guerra in corso sui tavoli che “ contano” ; Giuseppe Tamburrano, infine , bacchettava duramente la “ Costituente “ per non aver colto l’occasione di abbandonare il governo e la maggioranza ormai morta sul grande tema della laicità , ponendo così con forza una battaglia costitutiva e “ costituente” per il nuovo Partito.
La barca della “ Costituente” ha una rotta incerta , manca di cartografia e timoniere e si muove in un mare increspato che volge a tempesta: ma guardandomi intorno , non ne vedo altre con le caratteristiche almeno potenziali per dare a me ed a quelli come me un mezzo sicuro per regatare .
In più , quelli che si muovono con più o meno energia intorno al timone , mi pare abbiano le idee non ancora chiare su dove andare , ma più che sufficientemente chiare su dove non tornare, vale a dire nei piccoli approdi di origine.
E’ poco , è tanto? E’ quello che c’è.
Uscendo dalle metafore credo che sia convinto anche tu che se fallisse il tentativo della “Costituente “ del PS, in massima parte concepito nei giorni di Bertinoro, non ci sono altre carte di riserva.
Non mi pare che sia seriamente pensabile dar vita ad altre costituenti e/o a partiti magari pensati per “allargare” e, come sempre, inevitabilmente destinati a restringere , a ridurre tutti , con la scusa della purezza politica e nominalistica, nella condizione velleitaria ed ininfluente “ ante -Bertinoro”. E magari anche a coprire , dietro la pomposità di nomi titoli e pennacchi, l’irreversibile tendenza alla solitudine fino all’individualismo secondo processi politici ,sociali e psicologici ben noti anche a chi ne finisce per essere vittima.
Le condizioni positive per giocare la partita del PS ci sono ancora tutte: non esiste alcun gruppo egemone ( il “ grande SDI” è un ossimoro evidente ); la caduta del bipolarismo “ coatto” non si è ancora trasformata nella possibile trappola bipartitica pensata da Veltroni e Berlusconi; le poche regole adottate , quali l’adesione individuale alla “ Costituente “ in luogo del vecchio assemblaggio di ipotetici “ pacchetti” , favoriscono la partecipazione senza filtri; infine, nonostante l’ostinato silenzio calato dopo la conferenza programmatica di ottobre soprattutto ad opera della dirigenza SDI in preda a dubbi esistenziali , i sondaggi continuano pervicacemente ad indicare l’esistenza di un’area laico – socialista e radicale perfino troppo ampia rispetto a quanto prodotto fino ad oggi.
Io non credo vi siano argomenti sufficienti perché voi vi dobbiate chiamar fuori dal processo , inseguendo le ombre di un nuovo inizio che è destinato ad essere tale il giorno del poi ed il mese del mai.
E’ adesso che occorre dare battaglia, manifestare le proprie idee, proporre le proprie soluzioni:vi propongo l’esempio che viene dai compagni radicali che hanno deciso, sfidando le ire di Kronos – Pannella di prendere la tessera del PS oltre a quella Radicale , operando nelle rispettive organizzazioni , secondo le regole date, per influire direttamente, con la parola e con il voto , sulle decisioni da prendere: sulla linea politica , certo , ma anche sulla forma partito, sulle iniziative specifiche, sull’indice e l’ordine di importanza delle battaglie politiche. E lo stanno facendo esplicitando il loro impegno , facendosi contare per le poche decine di tessere che saranno; ma anche facendosi pesare per l’importanza, attualità ed innovatività delle loro proposte.
Cosa vieta quindi a te, a Di Maro, a Terracciano, a Civitano, a Boriosi ed agli altri che non sono meno importanti solo perché non ricordati qui, di prendere la tessera della Costituente PS e di partecipare al dibattito congressuale, rivendicando la bontà delle proprie proposte?
Non l’esiguità delle truppe , giacché nessuno dispone di truppe nella Costituente ; non la situazione di minorità politica , del momento non esistono posizioni cristallizzate , ma opinioni che variano anche e soprattutto in funzione del dibattito; non l’esistenza di un’alternativa immediata e praticabile.
In questa fase esiste la possibilità di arrivare a definire forme di aggregazione e partecipazione federativa , che garantiscano le identità e le storie di ciascuno , proprio lavorando sul modello di partito: c’è una proposta basata sullo statuto dei Radicali del 1968 ( mai applicata da Pannella , per non perderne il controllo ) elaborate dell’Associazione “ RNP “ che garantisce ampi spazi di autonomia e che è avversata, correttamente e lealmente, da fautori dei vecchi modelli morandiani.
Perché non dire la vostra , perché non farlo attraverso l’adesione individuale e la contemporanea creazione di una “ Lega “ o di un gruppo liberalsocialista che sostengono queste posizioni al Congresso Costituente?
Infine, perché essere assenti al momento nel quale si deciderà con un dibattito ed un voto , che sarà libero e leale se avremo ben lavorato nella fase pre – congressuale, la linea politica e la scelta del gruppo dirigente del nuovo partito?
Io spero che non cediate alla tentazione di imitare quegli onestissimi antifascisti che continuarono a riunirsi nei bar per tutto il ventennio ad analizzare le ragioni per le quali inevitabilmente Mussolini sarebbe caduto ed a prepararsi al ruolo che avrebbero dovuto avere nella Nuova Italia, senza accorgersi che la battaglia si stava facendo in altri luoghi e con altri metodi, finendo per essere sorpresi dalla conclusione e giustamente estranei alla gestione successiva.
Io spero che vogliate unirvi a noi ed ai tanti come noi delle più disparate ed a volte insospettabili provenienze, in questa battaglia dagli esiti estremamente incerti, ma dai tempi certissimi : la si fa qui e subito , prendendo la tessera , partecipando alle assemblee ed organizzandone la politica , o non si fa più.
L’ho fatta lunga , molto più lunga di quanto inizialmente volessi , ma sentivo il bisogno di non lasciare spazi e margini al non detto ed all’equivoco, proprio perché penso che la vostra assenza in questi mesi abbia pesato , certamente molto più di quella dei folgorati dal filo del telefono alla Peppino Caldarola; proprio per questo penso valesse la pena di chiarirsi e formulare ancora un’ipotesi realista che ci veda lavorare ancora assieme, la maggior parte fra noi se non tutti.
Lo faccio sempre con la speranza di poter contribuire a dar vita ad un partito che rispetti le tradizioni senza nostalgie ed accanimenti lessicali.
In tutta Europa i partiti socialisti vincenti e pulsanti hanno mantenuto il nome antico ( il PSOE di Zapatero si chiama ancora come il partito di Largo Caballero!), hanno completamente rinnovato il gruppo dirigente e innovato profondamente in senso liberale e laico la propria politica : non mi rassegno , non vorrei che ci rassegnassimo alla via italiana al rinnovamento che prevede cambi nome frequenti al Partito , inamovibilità dei gruppi dirigenti e conservazione delle politiche conservatrici.
Un caro saluto .
FRANCO D’ALFONSO
SE FALLISCE IL PS NON CI SONO CARTE DI RISERVA
Non mi pare che sia seriamente pensabile dar vita ad altre costituenti e/o a partiti magari pensati per “allargare” e, come sempre, inevitabilmente destinati a restringere , a ridurre tutti , con la scusa della purezza politica e nominalistica. di Franco D’Alfonso

Lascia un commento