Caro Franco,
è solo per la mia assenza che si è prolungata due settimane e per le festività natalizie che rispondo con ritardo alla tua lettera meritevole di ogni attenzione.
Mi ha fatto piacere leggerti. Ho avuto la conferma di una stima ben riposta e motivo di riflessione su una vicenda politica che oggi ci vede separati quanto a strategia ma uniti nel perseguire lo stesso fine: la creazione di un soggetto laico liberale e socialista capace di rilanciare, rinnovandola, una gloriosa e variamente articolata tradizione culturale alla quale va il merito di alcune delle principali conquiste realizzate nel nostro Paese.
Bertinoro ha avuto molti meriti: ha risvegliato quello che Lanfranco Turci definì efficacemente il “pulviscolo” che non riesce più a ritrovarsi nei piccoli partiti di questa variegata area, ha stimolato la riunificazione della diaspora socialista e, soprattutto, dopo 15 anni ha costretto la stampa (pochi o molti che fossero gli articoli dedicati all’appuntamento) a parlare dei laici e dei socialisti non in termini spregiativi e folcloristici ma in prospettiva politica.
La “notizia” degna di rilievo e capace di suscitare attese nella gente era l’ipotesi della confluenza in uno stesso soggetto –partito o federazione- di uomini, donne e giovani provenienti da varie esperienze:liberali, repubblicani, socialisti, socialdemocratici, radicali, DS.
Si trattava solo di un progetto, naturalmente; e toccava a tutti noi dimostrare di saperlo realizzare in modo da essere percepito come utile e necessario ad aiutare l’Italia ad uscire da una prospettiva di decadenza morale e politica.
I leaders presenti a Bertinoro, da Boselli a De Michelis, da Macaluso a Formica, da Craxi a Zavettieri, su questo punto non furono univoci: alcuni dimostrarono di condividere, altri lasciarono trapelare subito un disegno diverso e, cioè, quello di ricreare ne più né meno che il PSI.
Il torto nostro, di noi del movimento di Bertinoro, è stato quello di non riaffermare con decisione la nostra impostazione, consapevoli della novità e del valore aggiunto da noi rappresentato.
E’ stato come mettere disco verde allo snaturamento del progetto, presto circoscritto alla semplice Costituente Socialista e poi, inesorabilmente al PS, essendo quella “I” in meno l’unica concessione da parte dei socialisti, fatta ad Angius e a tutti coloro che provengono dai DS.
Nessuna concessione, invece, verso il mondo laico e liberale; nessun tentativo di allargare il processo al di la degli attuali schieramenti.
Questi i fatti che ricordo non per cedere al gusto della recriminazione o della polemica (nessuno ne avverte il bisogno); ma, piuttosto per facilitare la ricerca eventuale di una prospettiva comune.
Al riguardo ritengo che fondamentale sia essere tutti rassicurati sulla volontà di perseguire disegni non di piccolo cabotaggio e di non rinunciare al bene supremo della nostra autonomia.
Ha mille volte ragione Tamburrano (da te citato) quando chiede perché mai il PS non abbia rotto con il governo sul grande tema della laicità. Ma penso che si possa e debba andare oltre.
Davvero dobbiamo ripetere all’infinito la litania che non possiamo non fare parte di questo centro-sinistra, con ciò avallando la tesi che si è progressisti in quanto vicini al PD, a Bertinotti, a Diliberto, Di Pietro, etc? Non sarebbe meglio, e più ambizioso, affermare che siamo legati soprattutto alle nostre proposte e che per realizzarle intendiamo giocare a 360 gradi?
In altre parole, vogliamo rinunciare a ritrovarci coi liberali, repubblicani, socialisti, etc., che stanno attualmente nel campo opposto con un disagio ed una sofferenza che sono pari ai nostri?
Di prospettive politiche diverse si tratta, non di questioni nominalistiche. Talvolta, quando leggo le attestazioni di fedeltà, non richieste, al governo e a questa alleanza, nel momento stesso in cui si avanza qualche proposta difforme in tema di laicità o di lavoro, provo una strana sensazione. Come se, alzatisi per fare un giro, gli esponenti socialisti siano preoccupati di lasciare sul posto libero un cartello con scritto “torno subito”.
Arrivo alla conclusione, caro Franco. Hai ragione: non è tempo per altri partiti o costituenti. Ma non per questo bisogna essere rassegnati. L’unità socialista che si è realizzata con il PS è cosa buona se si considera una prima tappa. Noi che ne siamo restati fuori vorremmo contribuire a qualcosa di più ampio. Un soggetto più forte e perciò più autonomo, che comprenda naturalmente anche il PS. E dunque ci daremo daffare per creare occasioni di incontro, non nuovi partiti che allunghino la lista. Ne stiamo progettando una che si svolgerà entro la primavera prossima.
Non dubito che questa sia anche il tuo desiderio, di Lanfranco e di tutti gli amici e compagni dell’Associazione per la Rosa nel Pugno.
Perciò ritroviamoci in queste occasioni, confrontiamoci, e concordiamo le cose da fare senza pensare alle collocazioni. Guardando, come tu dici, realisticamente alle cose come stanno; ma anche, aggiungo io, alle cose come potrebbero essere.
Un carissimo saluto, tuo
Nicola Cariglia

Lascia un commento