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Se crescono le tasse, non cresce l’economia

La Commissione europea ha proposto, per il periodo 2028-34, un bilancio in decisa crescita: le risorse gestite da Bruxelles dovrebbero aumentare dall’1% all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’Ue. Durante il primo esame della proposta, il Parlamento Ue ha rilanciato: alzare l’asticella almeno all’1,27% al netto delle spese necessarie al rimborso del debito contratto per Next Generation EU. Per raggiungere questo risultato, la Commissione chiede – e il Parlamento approva – nuove entrate proprie, dando vita a forme di tassazione europea.

di Istituto Bruno Leoni | 16 Maggio 2026

La Commissione europea ha proposto, per il periodo 2028-34, un bilancio in decisa crescita: le risorse gestite da Bruxelles dovrebbero aumentare dall’1% all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’Ue. Durante il primo esame della proposta, il Parlamento Ue ha rilanciato: alzare l’asticella almeno all’1,27% al netto delle spese necessarie al rimborso del debito contratto per Next Generation EU. Per raggiungere questo risultato, la Commissione chiede – e il Parlamento approva – nuove entrate proprie, dando vita a forme di tassazione europea. In particolare, ci sono in ballo quattro nuovi balzelli: un’imposta sulle grandi imprese (CORE), un contributo determinato sulla base della quota dei rifiuti elettronici non raccolti, una compartecipazione al gettito delle accise sul tabacco e una parte del gettito dei certificati di emissione generati attraverso i due meccanismi esistenti (ETS, sulle emissioni interne, e CBAM, sulle importazioni) e su quello che potrebbe entrare in vigore l’anno prossimo (ETS2, sulle emissioni nei settori dell’edilizia e dei trasporti). 

Un nuovo studio di Epicenter analizza nel dettaglio le proposte di nuovi tributi. Da un’analisi approfondita è evidente che, per raggiungere gli obiettivi europei, non c’è alcun bisogno di rimpinguare il bilancio: l’1% del reddito nazionale lordo, cioè grossomodo la dimensione del budget attuale, è più che sufficiente. Gran parte delle spese aggiuntive, infatti, o non sono necessarie (nel senso che si riferiscono a obiettivi che possono essere raggiunti dal mercato) o possono essere meglio effettuate a livello degli Stati membri. Ma c’è un altro aspetto: al di là delle caratteristiche dei balzelli europei proposti, spesso distorsivi, l’effetto diretto della nuova proposta – se accolta – sarebbe di aumentare la pressione fiscale a livello europeo. Non c’è alcuna clausola di invarianza sulle entrate; non è previsto alcun meccanismo in forza del quale alle maggiori risorse attribuite alle istituzioni europee dovrebbe corrispondere una riduzione del prelievo (e della spesa) a livello nazionale. 

L’Europa è già ai vertici della classifica globale sulla spesa pubblica (e, conseguentemente, di quelle sul debito e sulla pressione fiscale). Nel 2023, tolti alcuni paesi piccolissimi (come Kiribati e le isole Marshall) o in guerra (Ucraina), la Francia era il paese al mondo con la maggiore spesa pubblica, il 57% del Pil, seguita da altri Stati membri dell’Ue: la Finlandia (56,6%), il Belgio (54,6%) e l’Italia (53,8%). Anche andando avanti, si trovano praticamente tutti i paesi europei, che detengono senza dubbio questo poco invidiabile primato. Siamo sicuri che sia la strada da seguire per crescere? 

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Bruno Leoni

L’Istituto Bruno Leoni è nato nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato”.
L’IBL vuole dare il suo contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta.

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