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SCUOLA E RISORGIMENTO

Di Sergio Casprini Un consiglio al Ministro Gelmini: se vuol far del bene alla scuola italiana e far ritrovare agli studenti le loro radici storiche e culturali forse è meglio un’ora in più di storia in classe, in particolare del Risorgimento, che andare a zonzo per i luoghi simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Potranno visitarli con maggior costrutto in seguito con le loro famiglie.

di Sergio Casprini | 13 Marzo 2011

Giorni fa mi è capitato tra le mani un volumetto sgualcito ed ingiallito dal tempo, con sulla copertina una grossa coccarda tricolore accanto alla quale sta scritto “ Nel primo centenario dell’Unità d’Italia. I grandi fatti che portarono all’Unità…nelle prima pagina si legge “ questo volume è consegnato per incarico del ministro della Pubblica Istruzione…”Seguono firma del preside e timbro della scuola. Cinquant’anni fa quello era un modo – forse un po’ retorico- per ricordare agli studenti il cammino difficoltoso verso l’unificazione e ora?

Rubrica delle lettere La Repubblica 3 Marzo

E ora ?… Sono stati stanziati sei milioni di euro per mandare in gita un milione di studenti nei luoghi simbolo dei 150 anni dell’unità d’Italia secondo il protocollo d’intesa firmato il 25 Febbraio, a palazzo Chigi, da Mariastella Gelmini e Michela Vittoria Brambilla, rispettivamente ministri dell’Istruzione e del Turismo. Nella scelta delle mete e degli itinerari le scuole potranno avvalersi delle proposte indicate dall’unità tecnica per le celebrazioni, istituita presso la presidenza del Consiglio e delle iniziative promosse dal Comitato Italia 150. Le proposte dovranno essere presentate dall’11 marzo al 15 aprile e le gite potranno essere realizzate per tutto il 2011. Completa l’iniziativa un concorso che premierà i migliori filmati realizzati dagli studenti per raccontare i luoghi, gli episodi e i personaggi storici legati al viaggio. Il premio finale consiste in un bonus chilometrico da usare sulla linea ferroviaria.
Iniziativa meritoria che in parte ha rimediato all’afasia del ministero della Pubblica Istruzione sulle celebrazioni dell’Unità d’Italia. In questi mesi nessuna proposta, circolare, indicazione era giunta ai presidi delle scuole italiane in proposito, anzi lo stesso ministro Gelmini aveva avuto delle riserve sulla chiusura festiva delle scuole il 17 Marzo.
Per completezza d’informazione vanno date però alcune notizie : tra le forme di protesta contro la politica governativa dei tagli (del personale, delle risorse economiche) i docenti hanno scelto anche di non partecipare alle gite scolastiche ; inoltre i docenti sono restii a fare le guide in ragione di una retribuzione irrisoria a fronte di maggiori responsabilità ( vigilanza a tempo pieno degli allievi). L’amor di patria li convincerà a recedere dalle loro bellicose intenzioni ? E’ lecito dubitarne dato lo stato di salute attuale della scuola italiana. Ma la considerazione più pertinente è un’altra : i nostri studenti, almeno una parte , sono in grado di cogliere il valore formativo di questa esperienza didattica? O la gita scolastica diventa come al solito occasione ludica e giorno di vacanza rispetto alla noia delle lezioni in classe? Nei programmi attuali di storia ha peso ancora lo studio del Risorgimento oppure secondo le indicazioni di Berlinguer di quando era ministro, bisogna studiare in maniera sintetica l’Ottocento per arrivare a conoscere rapidamente i fatti del presente? E infine come postilla conclusiva va detto che, in nome della multicultura, dato che viviamo in un mondo ormai globale , pochi insegnanti fanno studiare bene la storia del nostro paese. Un consiglio al Ministro Gelmini : se vuol far del bene alla scuola italiana e far ritrovare agli studenti le loro radici storiche e culturali forse è meglio un’ora in più di storia in classe, in particolare del Risorgimento, che andare a zonzo per i luoghi simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia
Potranno visitarli con maggior costrutto in seguito con le loro famiglie .

Sergio Casprini

Pubblicato in : Primo piano

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    13 Marzo 2011 alle 20:38

    Non solo , ma se l’Italia è il suolo del nostro risorgimento, ogni città, chi più e chi meno, ha memeoria storica di quei tempi. Si ridurrebbe, quindi, per i ragazzi delle scuole, ad una gita fuori porta o, hai monumenti cittadini testimoni di quei giorni, sensza scomodare nessuno e senza tatte spese.

    Rispondi

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