
Ci sono città che hanno ha molti angoli che fanno più angolo del solito angolo. A Firenze ho sempre ammirato l’angolo di via dei Cerchi separato da piazza della Signoria dalla piccola via delle Farine. Un angolo strategico dalla strada e dalla finestra, Da una finestra di via dei Cerchi ho avuto il privilegio di affacciarmi e vedere da uno scorcio inedito insolito immenso la piazza simbolo di Firenze impattando gli occhi sul monumento equestre di Cosimo I De Medici. Avrebbe detto il mio amico Nicola Cariglia, con il suo sguardo ironico: “Oh chell’è. Ieri un c’èera”. Ci aiutava a capire gli angoli e gli scorci il Nicola, direttore e fondatore di questo giornale libero e di pensieor libero, come lui voleva e predicava, presidente della Fondazione Turati che lui pensava e immaginava proprio come strumento di servizio pubblico per rispondere al bisogno diffuso in collaborazione con il servizio pubblico delle istituzioni pubbliche. Intuizione sussidiaria. E ci ha insegnato a cercare i particolari nelle nostre visioni, stupirci anche delle cose che vediamo tutti i giorni. E ascoltare ogni voce che può portare innovazione e libertà anche quando meno te l’aspetti.
Come avrete capito c’è angolo e angolo. Che a volta diventa spigolo. Come certi caratteri di parenti e amici, spigolosi. Ma spigolare era un’altra cosa. A Mantova ci sono angoli improvvisi e orizzonti nascosti, come a Roma e Bolzano, come a Palermo e Siena, ma anche Chioggia e Anghiari, che si alternano in poche centinaia di metri. Basta lasciarsi sorprendere. Basta saperli cogliere con la regola Cariglia: stupirsi di ogni particolare, che fa bene all’umore e alla vita. Qui scopriamo il percorso Sordello-Cairoli-Virgiliana -che sembra la fermata di una metropolitana che a Mantova non c’è perché non serve- con eventuale digressione socio-topo-no-mastica di via Montanari. Un itinerario di sorprese alla vista e al cuore. Quello dei ricordi. Partirei dalla porta di sinistra del Duomo o Cattedrale di San Pietro, porta di sinistra per chi guarda la facciata, quella verso il Seminario Vescovile. Esci di lì, dopo aver reso omaggio alla tomba dell’indimenticato Vescovo Egidio, che è proprio lì dietro, e superando la commozione che accompagna sempre un ricordo importante, ti affacci alla piazza. Sordello square immensa e leggermente discendente sulla destra come a confluire sotto il Voltone. Ma quel che discende di più è qui a destra, dopo il fianco della porta: ecco via Fratelli Cairoli, la via che scende a Piazza Virgiliana.
Chissà perché abbiamo l’impressione che il senso giusto sia quello da Piazza Sordello a Piazza Virgiliana e non viceversa, forse per il corso autorizzato delle auto, ma vi assicuro che a piedi si può andare anche su e giù senza multe. O rischio tali. Ai tempi s’andava alla Settimana Pastorale, fine agosto, in seminario Aula Magna. Non avevo tempo di guardare la facciata come oggi con qualche secondo in più di pazienza. Allora dovevamo entrare e ascoltare Achille Ardigò, il sociologo che era venuto apposta da Bologna e mons. Carlo Ferrari, fine anni Settanta e poi i primi anni Ottanta, i mitici e i problematici Anni Ottanta. Ma anche prodromici e propedeutici ma non direi apotropaici. Mamma non ti preoccupare, vedrai che non le dico più queste parolacce. Ricordo che un amico mi disse: prodromico sarai tu! Vamolà.
Certo voi forse non lo ricordate! Una quarantina d’anno fa noi del giornale di Mantova ci prendemmo la libertà di uno scherzo per un primo d’aprile uscimmo in pagina cinque annunciando che avevano portato via Virgilio. Che avevano rubato la statua del Poeta. Allora non c’erano cellulari e whatsapp, non c’erano le macchine fotografiche incorporate ai nostri occhi e alle nostre mani come adesso che non lasciamo in-fotografato niente, accipicchia neanche fossimo diventati tutti fotografi provetti, e quindi quella mattina di quel primo aprile scoprimmo con il Pesce d’Aprile che i mantovani in fondo in fondo erano affezionati al loro Virgilio Virgiliano. Meraviglia di piazza, con piante e cespugli, viali e vialetti, su cui affacciano -come direbbe una brava guida- palazzi storici e facciate d’arte. Dall’angolo del Duomo alle curve delle aiuole qui si respira una certa rotondità di figure e di atmosfera. Dai adesso non dirmi che tu riconosci l’atmosfera rotonda? Ovvio, soprattutto quando non è spigolosa come te e il tuo carattere e non ti lasci trasportare dal nuovo che puoi vedere in palazzi e chiese, strade e piazze che hai visto già mille volte. Mi piaceva un sacco quando me lo insegnava e ricordava l’indimenticato e indimenticabile collega di Firenze, ma anche un po’ di Vieste dov’era nato e di Pistoia dov’era cresciuto, Nicola Cariglia anche nelle camminate improvvise o a un corso di comunicazione: “Il bello della vita è fare il turista anche nella propria città e ti diho anche nella propria hasa”. E lui ci riusciva benissimo. Spirito culturale inarrivabile. “E chell’è questo che ieri un c’era” era capace di dire davanti alla Loggia de Lanzi. Innamorato di Mantova un giorno mi disse. “Chell’è quella hosa alla hasa del Mantegna sui lavori degli allievi del Mantegna?” Vieni e vedrai. Lasciarsi sorprendere è sempre una bella pratica. Mica poco.
Fabrizio Binacchi

Lascia un commento