
Tajani critica la sanatoria spagnola per oltre 500mila migranti, sostenendo che alimenti il traffico di esseri umani. Chiede la chiusura dello spazio Schengen con la Spagna poiché la cittadinanza spagnola garantisce la libera circolazione in Europa, minacciando la sicurezza nazionale.
Il Ministro degli Esteri José Manuel Albares definisce le parole di Tajani “indegne” e dettate da demagogia partitica. Specifica che gli eventi di Ceuta derivano da una sentenza e non c’entrano con la sanatoria, decidendo di convocare l’Ambasciatore italiano.
Ceuta è una città autonoma è un’enclave
( è un frammento di territorio o uno Stato intero completamente circondato dal territorio di un altro Stato) spagnola in Marocco con un regime Schengen speciale (controlli per chi si imbarca verso l’Europa continentale). Il legame con Schengen risiede nel fatto che, una volta regolarizzati a Madrid, i migranti ottengono il diritto di muoversi liberamente in tutta l’Unione Europea, inclusa l’Italia.
Da una parte c’è Antonio Tajani, che si sveglia e scopre l’acqua calda: si accorge che Ceuta—quel piccolo, disperato lembo di terra spagnola aggrappato alla roccia del Nord Africa—sta scoppiando. Vede le immagini del confine violato e lancia il suo anatema via social: accusa Madrid di regalare cittadinanze, grida al pericolo per la sicurezza nazionale e minaccia di sprangare le porte dello spazio Schengen. Come se bastasse un clic o un tweet a cancellare la geografia, o a fermare la marea umana che preme sui reticolati. Un’uscita che sa di propaganda, di paura da gettare in pasto agli elettori, ignorando che quella gente, una volta regolarizzata, non chiederà il permesso a Schengen per muoversi.
Dall’altra parte risponde il Palazzo di Madrid, con l’ipocrisia tipica dei burocrati che si nascondono dietro i codici. Il ministro spagnolo Albares si offende, definisce le parole italiane “indegne” e convoca l’ambasciatore richiamando una “solidarietà europea” che nei fatti è un guscio vuoto. Si difende dietro i cavilli di una sentenza giuridica, fingendo di non vedere che la sua sanatoria per mezzo milione di clandestini funziona esattamente come un faro nella notte per i trafficanti di carne umana.
Cosa resta di questo scontro? Due governi che si azzuffano sulla pelle della realtà. Un ministro italiano che evoca barriere virtuali contro una enclave reale in pieno territorio marocchino, e un governo spagnolo che nega l’evidenza del disastro. È il fallimento della politica: demagogia contro retorica, mentre i confini d’Europa continuano a bruciare.
Giuseppe Basilico

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