Bondi vuole sostenere Renzi
Comunista pentito, poeta “ispirato” e senza stoffa per stare all’opposizione.

Parliamo naturalmente di Sandro Bondi, comunista pentito, poeta ispirato e apprezzato in tutta Fivizzano, paese natio detto “l’Atene della Lunigiana” di cui è stato in gioventù sindaco alla Peppone, pianista raffinato e convinto, soprattutto in Parlamento dove da solo riusciva ad evocare, per mezzo della tastiera adibita al voto dei provvedimenti governativi, invisibili ma provvidenziali presenze in aula.
Ci piace ricordarlo anche ministro dei beni culturali, al cui soglio salì in esatta concomitanza con la discesa rovinosa di alcune mura della degradata Pompei. Non fu colpa sua, sia chiaro, povero sfortunato ministro. Anche se la poltica perseguita dal suo partito, al potere da tempo immemorabile con inattaccabili maggioranze poco aveva fatto per salvaguardare il patrimonio artistico italiano, preferendo altri, evidentemente più urgenti, investimenti e usando la scure senza pietà in tagli mirati quasi sempre su tutto ciò che aveva un sia pur vago sentore di cultura.
Celebri i suoi scontri con Salvatore Settis, presidente del consiglio superiore dei beni culturali e con Andrea Carandini, archeologo tra i più celebrati al mondo nonché successore di Settis, fieri oppositori del piano di svuotamento totale dei pochi poteri rimasti alle sovrintendenze, organi perennemente sotto l’assedio della terribile coppia Bondi –Bertolaso, guidata da un Cavaliere allora senza freni, più che mai in auge al grido selvaggio del bunga bunga.
E così invece anche Bondi, Sandro Bondi, capitola minacciando di portare il suo cospicuo potenziale distruttivo al servizio del governo ora in carica. Non ha la stoffa dell’oppositore, l’altissimo poeta,che volete farci. Uno il coraggio non se lo può dare, diceva un suo collega ottocentesco, Alessandro Manzoni. Un momento, ci perviene un flash d’agenzia dell’ultimo minuto: non è vero niente, cancellate tutto.
E’ stato frainteso.

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