La sindaca di Milano , Letizia Moratti , nella settimana di San Ambrogio ha mostrato quello che probabilmente è il suo vero volto , quello della “sciura padrona” , facendo capire chiaramente qual è il senso della sua presenza a Palazzo Marino : i mezzadri e la servitù politica, dopo essere stati utilizzati per mettere fuori gioco i politici socialcomunisti riformisti che guidavano a loro modo la città, sono stati rimessi al loro posto , due passi in là rispetto ai signori , in Consiglio Comunale come alla prima della Scala . Il 7 dicembre nella sala del Piermarini sono scomparse le lucciole televisive destinate a brillare una sola notte per lasciare il passo ai diademi autentici e meravigliosi al collo di stagionate ma autentiche signore altoborghesi ; si è messo fine al populismo della vendita dei biglietti al popolo, riportando la serata ad un invito a cena a casa dei Signori della città – ridando per l’occasione l’antico ruolo anche a Palazzo Marino, occupato da troppo tempo da quei popolani eletti che si riuniscono a blaterare in Aula Comunale, luogo nel quale la Signora cerca di non mettere mai piede- per centinaia di grandi ospiti internazionali , in vista dell’Expo 2015 che , sia chiaro , sarà gestita dai frequentatori dei salotti giusti , magari al tempo di nuovo in grado di esibire un doppio cognome, e non dalla corte dei Brambilla troppo brianzoli , invitati ad accomodarsi nel cortile dietro le cucine .
La Restaurazione si è completata : la “sciura” può permettersi di sostenere di aver migliorato l’efficienza della macchina amministrativa del Comune con l’inserimento in organico a carico delle casse comunali di 25 (venticinque) addetti alla comunicazione – tanti quanti ne sono passati in totale dal dopoguerra a prima della sua elezione – , di un vigile urbano come direttore del personale, di un professore di ginnastica in pensione come direttore dello sport , di un giovanotto senza arte né parte ma al centro di innamoramenti e tradimenti a connotazione partitica come direttore marketing, di una signora licenziata e sotto inchiesta presso ben due Asl come direttore della Sanità . E di rispondere a chi contestava come inutile la spesa della copertura del cortile di Palazzo Marino per la cena postconcerto , che la stessa sarà coperta da uno “sponsor” per ora innominato , godendo del solerte e pronto appoggio del Gran Magistrato Saverio Borrelli , rientrato nei ranghi della Signoria che aveva dovuto provvisoriamente lasciare per guidare , novello Radetsky, lo smantellamento dell’apparato politico dei “popolari” diventati incontrollabili e troppo esosi .
Come in tutte le restaurazioni ben fatte , i protagonisti sono dal loro punto di vista in buona fede e convinti della bontà di quanto vanno facendo , hanno poche idee ma chiare e sinceramente non comprendono perché ogni tanto qualcuno pensi di scantonare . Lo sapeva bene il sommo Manzoni , di cui mi è tornato in mente un brano che , chissà perché , pensavo erroneamente fosse stato scritto pochi giorni fa da un Anonimo su Donna Letizia .
“Era donna Prassede una gentildonna molto inclinata a far del bene: mestiere certamente il più degno che l’uomo possa esercitare; ma che pur troppo può anche guastare, come tutti gli altri. Per fare il bene, bisogna conoscerlo; e, al pari d’ogni altra cosa, non possiamo conoscerlo che in mezzo alle nostre passioni, per mezzo de’ nostri giudizi, con le nostre idee; le quali bene spesso stanno come possono. Con l’idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata. Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non eran quelle che le fossero men care. Le accadeva quindi, o di proporsi per bene ciò che non lo fosse, o di prender per mezzi, cose che potessero piuttosto far riuscire dalla parte opposta, o di crederne leciti di quelli che non lo fossero punto, per una certa supposizione in confuso, che chi fa più del suo dovere possa far più di quel che avrebbe diritto; le accadeva di non vedere nel fatto ciò che c’era di reale, o di vederci ciò che non c’era; e molte altre cose simili, che possono accadere, e che accadono a tutti, senza eccettuarne i migliori; ma a donna Prassede, troppo spesso e, non di rado, tutte in una volta. (…) Oltre il bene chiaro e immediato che c’era in un’opera tale, donna Prassede ce ne vedeva, e se ne proponeva un altro, forse più considerabile, secondo lei; di raddirizzare un cervello, di metter sulla buona strada chi n’aveva gran bisogno”.
Franco D’Alfonso

Caro D’Alfonso ,chapeau per la tua anima culturale . ma ti richiamo al fatto che tutto questo esercizio del potere finalizzato…al potere stesso ,è stato reso possibile dall’opera riformatrice di certo Bassanini ,il quale ,introducendo in Italia lo Spoil System usato negli USA ,al posto del burocratico “concorso” (ma dimenticando che la nostra società e la nostra cultura sona altra cosa da laggiù),ha offerto mano libera ai signorotti locali ,di qualsiasi parte siano . Perchè si da’ il caso che non siano tutti comunisti ,o cattocomunisti .Non ancora ,almeno . Quindi non riforme produttive ha regalato al Paese ,ma un fantastico sistema di clientela del quale forse non sentivamo troppo il bisogno .Da tener in conto anche che il sistema elettorale locale , intitolato alla governabilità ,ha di fatto reso Sindaco e Presidente di Province e di Regioni (dove tendono anche a chiamarsi,chissà perchè, “governatori”) dei veri signorotti locali . Ed abolita anche la scelta tra i nominativi in lista , non ci resta che passare in corteo ,di tanto in tanto ,a testa bassa davanti ai balconi istituzionali , per ricevere “benedizione” compiaciuta . A qundo il ripristino dell’usanza dello jus primae noctis ?
Tu però non essere oltraggioso. Rischi di cadere nella prassi extraparlamentare (o no global!)