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Schiaffo a Trump: passa il voto per bloccare i dazi al Canada

Diversi analisti sostengono che le politiche economiche adottate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, abbiano avuto esiti disastrosi in meno di un anno di mandato. Sembrerebbe che questa percezione stia crescendo anche tra i cittadini americani. Questo conferma le previsioni fatte da questo giornale circa un anno fa. Mercoledì negli Stati Uniti la Camera ha votato per bloccare i dazi imposti dal presidente Donald Trump al Canada l’anno scorso. Ci sono stati 219 voti a favore e 211 contrari: sei deputati del partito Repubblicano hanno votato a favore del blocco insieme ai Democratici. Un democratico, Jared Golden dello stato del Maine, ha votato contro. Adesso la risoluzione passa al Senato per l’approvazione, ma Trump ha la facoltà di imporre il proprio veto: a quel punto il Congresso dovrebbe ottenere la maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere per revocarlo.

di Salvatore Rondello | 13 Febbraio 2026

Diversi analisti sostengono che le politiche economiche adottate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, abbiano avuto esiti disastrosi in meno di un anno di mandato. Sembrerebbe che questa percezione stia crescendo anche tra i cittadini americani. Questo conferma le previsioni fatte da questo giornale circa un anno fa.
Mercoledì negli Stati Uniti la Camera ha votato per bloccare i dazi imposti dal presidente Donald Trump al Canada l’anno scorso. Ci sono stati 219 voti a favore e 211 contrari: sei deputati del partito Repubblicano hanno votato a favore del blocco insieme ai Democratici. Un democratico, Jared Golden dello stato del Maine, ha votato contro. Adesso la risoluzione passa al Senato per l’approvazione, ma Trump ha la facoltà di imporre il proprio veto: a quel punto il Congresso dovrebbe ottenere la maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere per revocarlo.
Prima del 2025 gli Stati Uniti e il Canada avevano sempre avuto rapporti amichevoli sul piano commerciale, e questa è stata la prima occasione per i deputati Repubblicani di esprimersi formalmente contro le politiche economiche aggressive di Trump. Tra marzo e agosto del 2025, Trump aveva imposto dei dazi sempre più pesanti contro il Canada, e a ottobre ha minacciato anche di interrompere tutte le trattative commerciali con il Paese confinante.
Poco dopo l’esito della votazione, Trump ha postato sul social Truth un messaggio di minaccia rivolto verso i parlamentari Repubblicani che avevano votato a favore, dicendo: “Ne soffriranno seriamente le conseguenze, anche alle elezioni primarie”, cioè quelle che si terranno si terranno in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Trump ritirerebbe il suo sostegno ai deputati Repubblicani che hanno votato a favore del blocco, screditarli e attaccarli politicamente, senza capire che sta perdendo il consenso politico degli elettori.
In sua difesa, il presidente americano ha spiegato: ”Le tariffe stanno regalando agli Stati Uniti una grande sicurezza perché il solo nominarle spinge gli altri paesi ad accettare le nostre richieste”. In un altro post, Trump aveva poi attaccato il Canada: “Si è approfittato di noi dal punto di vista commerciale per decenni. È fra i peggiori con cui avere a che fare”.
Donald Trump, come detto, ha visto ben sei deputati repubblicani votare con i democratici a favore del blocco dei dazi al Canada. Si tratta di sei membri della Camera dei Rappresentanti appartenenti all’ala più moderata del Grand Old Party. A votare per il blocco dei dazi ad Ottawa tra le file repubblicane sono stati Thomas Massie (eletto in Kentucky), Don Bacon (eletto in Nebraska), Jeff Hurd (in Colorado), Brian Fitzpatrick (in Pennsylvania), Dan Newhouse (nello Stato di Washington) e Kevin Kiley (in California). Quest’ultimo è da tempo nel mirino del tycoon per essere stato l’unico repubblicano a schierarsi con i democratici anche sul modo di gestire la delicata questione degli Epstein file. Trump potrà ora esercitare il veto sulla decisione approvata ieri dall’Aula della Camera. Il rischio, però, è che la mossa dei deputati ribelli possa portare ad una vera e propria rivolta nel partito e trasformare le prossime elezioni di metà mandato, a novembre, in una battaglia anche all’interno del Gop.
Non dobbiamo sorprenderci se ci sarà una sconfitta elettorale di Donald Trump con le elezioni di metà mandato. Nel frattempo vedremo prossimamente se Donald Trump cambierà la Sua politica ballerina sia sui dazi che sugli scenari della Geopolitica.
Già adesso, il giudizio degli americani sulle prestazioni del presidente Donald Trump è negativo, nonostante le numerose iniziative della sua amministrazione su dazi, immigrazione e salute pubblica.
Lo rivela l’ultimo sondaggio Nbc News Decision Desk, condotto da SurveyMonkey.
Poco più di quattro americani su 10 (43%) approvano l’operato di Trump, in linea con una rilevazione di giugno, mentre il 57% la disapprova.
I giudizi più severi riguardano le questioni economiche, con solo il 41% che approva la sua gestione del commercio e solo il 31% quella dell’inflazione. Ma anche sui vaccini, rispetto ai quali c’è un forte sostegno bipartisan.
Per difendersi Trump si atteggia a paladino contro la criminalità. Trump, parlando con i giornalisti, ha detto: “Chicago è un posto molto pericoloso e abbiamo un governatore a cui non importa nulla della criminalità. Posso risolvere la questione molto rapidamente ma prenderò una decisione su come procedere nei prossimi due giorni. A Washington in un arco di 12 giorni abbiamo praticamente risolto il problema della criminalità”.
Dopo il raid nella fabbrica Hyundai in Georgia che ha portato all’arresto di oltre 300 operai sudcoreani, Trump ha detto: “Invito tutte le aziende straniere che investono negli Stati Uniti a rispettare le leggi sull’immigrazione del nostro Paese. I vostri investimenti sono benvenuti e vi incoraggiamo a impiegare legalmente i vostri dipendenti più brillanti, dotati di grande talento tecnico, per realizzare prodotti di livello mondiale. Faremo in modo che ciò sia possibile in modo rapido e legale. In cambio, vi chiediamo di assumere e formare lavoratori americani. Insieme, lavoreremo tutti duramente per rendere il nostro Paese non solo produttivo, ma anche più unito che mai”. Basterà il populismo trumpiano a recuperare i consensi elettorali?

Salvatore Rondello

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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