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Saragat (già nella Storia) rappresentava per i giovani non il passato ma il futuro

di Nicola Cariglia | 19 Aprile 2015

La grande personalità di Giuseppe Saragat, il suo ruolo nel momento cruciale che ha portato l’Italia nel novero delle grandi democrazie dell’occidente, salvandola dalla triste sorte toccata ad altri Paesi europei caduti sotto la dominazione ferrea e sanguinaria dell’impero stalinista e comunista. E, poi, l’ascesa del fondatore della socialdemocrazia alla presidenza della Repubblica (primo presidente socialista); il suo esemplare settennato tutto teso a riaffermare la forza e il prestigio dello Stato in pieno terrorismo e in un momento di forti tensioni sociali. Sono solo alcuni aspetti della ricca personalità di Saragat che sono stati affrontati in occasione della manifestazione che si è svolta a Roma, nella Sala Zuccari del Senato, per il 50° anniversario della sua elezione a presidente della Repubblica. Ne hanno parlato Angelo Sabatini, presidente della Fondazione Matteotti, Nicola Cariglia, presidente della Fondazione Turati, Danilo De Masi, Federico Fornaro, Senatore e storico, autore del saggio “Giuseppe Saragat”, il sen. Giuseppe Averardi, Tito Lucrezio Rizzo, storico del diritto e Consigliere della Presidenza della Repubblica, Pier Luigi Gregori, giornalista. Il Presidente della Repubblica Mattarella e del Senato Grasso, sotto il cui alto patrocinio si è svolta la manifestazione, impegnati a Milano ai funerali di Stato delle vittime della strage al palazzo di giustizia, hanno inviato telegrammi di commossa partecipazione. Lo stesso ha fatto la figlia delle Statista scomparso, Ernestina Saragat, impossibilitata a partecipare. Quello che segue è l’intervento pronunciato dal direttore di Pensalibero, Nicola Cariglia, fra i promotori dell’iniziativa nella sua veste di presidente della Fondazione Filippo Turati.

“Per quelli della mia generazione che lo hanno conosciuto in età adolescenziale e subito lo hanno seguito, e per sempre, Giuseppe Saragat suscitava un sentimento che oggi forse non è più riscontrabile.

Perché quell’uomo dall’aspetto severo e autorevole, nato sul finire del secolo precedente al nostro, esule di un regime già sepolto e combattente di una lotta di resistenza che già appariva lontana ed era sui libri di storia, rappresentava, per noi ancora così giovani, non il passato ma il futuro.

Incarnava la speranza di una democrazia e di uno stato quali non conoscevamo in Italia. Sul modello dei paesi nord europei, soprattutto scandinavi. Una democrazia che garantiva al massimo l’esercizio delle libertà e fra queste, in primo luogo, la libertà dal bisogno.

Fummo segnati per sempre dal modello di società che era il fine dell’azione politica di Giuseppe Saragat: la società del benessere, che attenuava le distanze fra le classi sociali, garantendo alle donne e agli uomini tutti la medesima dignità di cittadini. E l’uomo che leggeva Goethe nella lingua originale e non mancava mai di inserire citazioni dei classici nei suoi discorsi, dimostrava una straordinaria capacità di essere vicino alla gente declinando la società del benessere con parole semplici: case, scuole, ospedali, prendersi cura degli anziani e dei bambini.

Ma anche parole come Democrazia, Libertà, Giustizia (inscindibili fra loro), che hanno caratterizzato e accompagnato le grandi scelte di Saragat, dalla lotta al Fascismo al legame indissolubile con le grandi democrazie dell’occidente, suonavano non retoriche e drammaticamente attuali e significative in un mondo attraversato dalla cortina di ferro e in un’Italia nella quale la ricostruzione produceva grandi ricchezze non equamente divise.

Le grandi scelte di Saragat: niente c’è da aggiungere a quanto già è stato ricordato. Sono il suo grande merito, quelle che gli garantiscono un posto nella storia a dispetto del linciaggio di cui fu vittima per decenni e della damnatio memoriae con cui ancora oggi lo si vorrebbe tenere nell’oblio. “Perché – ebbe a dire Marco Pannella subito dopo la morte del fondatore della socialdemocrazia italiana – chiunque a sinistra abbia avuto ragione per la libertà, la democrazia, la Repubblica al livello della storia, è stato linciato in vita”.

Anche quando divenne Presidente della Repubblica ci fu chi tentò di denigrarlo pretestuosamente, facendosi cieco e sordo per non riconoscere il grande ruolo svolto in questo magistero da Saragat per fare sentire ai cittadini tutta la forza dello Stato in una Italia percorsa da grandi fremiti sociali e già alle prese con l’attacco cruento portato dagli opposti estremismi. Una denuncia, quella degli opposti estremismi, che gli attirò ancora una volta accuse da parte di chi già lo aveva accusato di tradimento per le scelte giuste e coraggiose compiute con la scissione socialista del 1947.

Per la presidenza Saragat, basti quanto scrisse Indro Montanelli, uomo certo non privo di severità nei suoi giudizi. “fu un capo di Stato esemplare per equilibrio, correttezza e pulizia. Saragat è morto povero o quasi: l’unico beneficio tratto dalla sua più che quarantennale milizia politica fu una casa con giardino nei quartieri alti di Roma”.

C’è infine un altro aspetto di Saragat (oltre al Saragat leader socialdemocratico e Presidente della Repubblica) di cui a torto poco si parla e che oggi si rivela di grande attualità: la grandissima importanza sempre attribuita alle radici cristiane. Saragat era in questo completamente d’accordo con Croce del “Perché non possiamo non dirci cristiani” e credo sia stato uno dei pochissimi leader, se non l’unico, della sinistra italiana a fare questa ammissione. La sua visione della libertà discende da lì, come del resto da lì discende tutta la visione della libertà dell’occidente.

Oggi, a mio avviso, il tema è di grande importanza e attualità. Un laicismo malamente inteso porta la società a rinnegare le proprie radici cristiane che invece sono il fondamento ideale di tutta la civiltà occidentale. Questo sfocia in un nichilismo che lascia l’occidente completamente disarmato, dal punto di vista ideale, nei confronti dell’islamismo. Riaffermare le proprie radici non significa non essere laici o addirittura non aver rispetto per altre religioni significa riaffermare i nostri valori e la nostra storia, riconoscersi in questi e riaffermarne la validità. Dire come si comporterebbe oggi Saragat sarebbe certo arbitrario. Ma è verità ricordare che da vivo si è sempre battuto perché l’Europa riconoscesse esplicitamente il proprio debito nei confronti del cristianesimo.

La maggior parte di noi che siamo qui per il 50° anniversario della sua presidenza sappiamo e ci rammarichiamo che a Saragat non sono tributati i riconoscimenti che il suo coraggio e la sua visione meriterebbero. Non saremmo suoi discepoli se a questo non dedicassimo una riflessione e su questo non ci interrogassimo.

Antonio Casanova riporta al riguardo, nel suo libro “Saragat”, ciò che egli stesso disse in una intervista alla Stampa il 30 ottobre 1986. E’ una delle sue ultime esternazioni pubbliche e verso la fine dell’intervista (così riporta Casanova nel libro) Saragat dice: “So che l’opinione socialdemocratica si allarga e che il mio partito non è cresciuto come vorrei. Ma non ho rimpianti: anche il Vangelo dice che, se il chicco di grano non muore, non produce frutti”.

Noi che ancora siamo vivi vediamo ogni giorno come il nostro Paese si trova di fronte altre sfide rispetto a quelle dei tempi di Saragat. Abbiamo fiducia che sapremo superarle per la fiducia che proprio Saragat ci ha insegnato ad avere nelle risorse della democrazia. E merito nel superare quelle sfide dovrà essere riconosciuto anche a Saragat e a quel chicco di grano”.

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Daniela Piesco

    11 Giugno 2020 alle 14:37

    “Incarnava la speranza di una democrazia e di uno stato quali non conoscevamo in Italia. Sul modello dei paesi nord europei, soprattutto scandinavi. Una democrazia che garantiva al massimo l’esercizio delle libertà e fra queste, in primo luogo, la libertà dal bisogno.”

    Rispondi

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