La campagna elettorale a Milano è entrata ormai nel vivo: l’on. Berlusconi, visto che l’enorme sforzo finanziario della signora Moratti non corrispondeva, secondo i sondaggi, a risultati positivi si è lanciato esso stesso nella mischia secondo il suo stile che, finora, ha sempre dato per lui buoni risultati. Ha iniziato convocando all’uscita del tribunale folle plaudenti, peraltro non enormi, che ha eccitato con discorsi anti-giudici. Ha continuato, in una riunione del PdL, ampliando il panorama con un attacco a Fini, “segreto complice dei magistrati”.
La campagna elettorale si è così immediatamente drammatizzata e i militanti di destra sono stati chiamati alla battaglia, quella più difficile e delicata perché contro i magistrati, cioè contro una espressione dello Stato. Insomma, un appello sovversivo da fare invidia a qualsiasi anarco rivoluzionario dei tempi passati come degli attuali.
La signora Moratti, improvvisamente destata dal suo costoso trantran pubblicitario, di fronte alla reazione dei legalisti, anche di destra, ha cercato di chiedere al signor Lassini, autore dichiarato dei manifesti sulle “Br in procura”, di dimettersi dalle liste, senza sapere che a liste depositate i candidati non possono più essere rimossi. Berlusconi intanto è rimasto in silenzio, in attesa della prossima mossa.
Nel frattempo i sondaggi pubblicati dai giornali di destra danno la Moratti al 48%, al 42 Pisapia, al 4.5 Palmeri e al 5% il candidato di Grillo, un giovinetto ventenne assolutamente vergine di ogni nozione di diritto amministrativo. Sondaggi meno di parte portano Pisapia al 44%, lascino la Signora al 47, Palmeri al 6%, ma in crescita, e non più del 2% le altre liste. Ciò direbbe che la “drammatizzazione” non è ancora arrivata al risultato di far vincere la Moratti al primo turno. C’è ancora qualche settimana ma Berlusconi non può continuare a scuotere con questa violenza l’albero senza rompere qualche ramo. E lui sa più di chiunque altro che se la Moratti non vince al primo turno, tutto è possibile. Ma proprio tutto, come lui stesso ha detto, perché Milano è un problema nazionale: il suo crollo segnerebbe l’inizio del crollo di tutto il sistema PdL, già fortemente stressato.
Giacomo Properzj (le ragioni.it)

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