
Pedro Sánchez è riuscito nell’impresa di trasformare la crisi di Ceuta in una piccola lezione pratica di incoerenza politica.
Dopo l’ingresso di decine di migliaia di migranti dal Marocco, l’Italia ha reintrodotto temporaneamente controlli mirati sugli arrivi dalla Spagna, limitandoli ai cittadini extracomunitari. Madrid ha reagito con indignazione, accusando il governo Meloni di violare lo spirito di Schengen e arrivando a minacciare ritorsioni se Roma non avesse ritirato il provvedimento.
Risultato? Sánchez ha fatto esattamente ciò che contestava alla Meloni: ha introdotto controlli sugli arrivi dall’Italia. Con una differenza non proprio irrilevante: i controlli spagnoli riguardano anche viaggiatori italiani negli aeroporti spagnoli, mentre il provvedimento italiano era stato esplicitamente circoscritto ai cittadini non UE provenienti dalla Spagna.
Insomma, prima la scelta italiana era scandalosa, discriminatoria e incompatibile con la libera circolazione. Pochi giorni dopo diventa improvvisamente accettabile, purché a farla sia Madrid.
È la politica migratoria di Sánchez ridotta alla sua essenza: ideologia quando il problema riguarda gli altri, pragmatismo quando il problema entra dalla propria porta.
Ceuta ha fatto saltare parecchie certezze della sinistra europea. Davanti a decine di migliaia di persone che attraversano una frontiera in poche ore, persino il governo spagnolo ha scoperto improvvisamente che i confini esistono, che devono essere controllati e che Schengen non è un dogma intoccabile quando esistono problemi di sicurezza.
Sánchez avrebbe potuto semplicemente riconoscerlo. Ha preferito prima fare la morale alla Meloni e poi copiarla.
Riuscire a copiare qualcuno dopo averlo accusato di sbagliare è una forma di comicità politica che, francamente, si scrive e commenta da sola.
Piero Terracina

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