
Salvini vuole scardinare nell’UE la cosiddetta ‘maggioranza Ursula’, che si poggia sull’alleanza tra Popolari e Socialisti, ma, finora, ha trovato solo porte chiuse.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha spiegato alla Stampa Estera in Roma che al centro della giornata di domenica a Firenze, con 14 gruppi di destra di altrettante nazionalità in vista delle prossime elezioni europee, ci saranno i temi legati all’ambiente, alla libertà d’espressione e alla sicurezza: “Bisogna superare l’ideologia green, occuparsi di sicurezza con la compresenza del fanatismo islamico, e poi c’è il tema della libertà d’espressione. In particolare si può tutelare l’ambiente senza danneggiare l’economia europea e italiana. La transizione ecologica è fondamentale, ma va fatta nei modi giusti. Servono infrastrutture per l’elettrico, servono investimenti: non so perché i Popolari abbiano votato le sciocchezze del green deal. L’obiettivo è una piattaforma comune”.
Salvini ha anche detto: “L’uscita dell’Italia dall’Unione Europea per la Lega non è una opzione”.
Nel corso della conferenza alla Stampa Estera sulla giornata di domenica Salvini ha spiegato che le 14 delegazioni di gruppi di destra di altrettanti paesi, cercheranno di elaborare una piattaforma comune economica e ambientale per le elezioni europee del prossimo giugno.
L’olandese Wilders è noto per le sue posizione contro l’Italia dichiarando che non avrebbe dato nemmeno un euro per il Next generation Eu.
Come è possibile collaborare con chi ha opinioni opposte? A questa domanda Salvini ha risposto: “Altri hanno fatto dichiarazioni anche peggiori sull’Italia, lui ha difeso l’interesse nazionale olandese, legittimo, come Orban difende l’interesse nazionale ungherese, come i polacchi difendono i loro e io gli interessi degli italiani. L’interesse comune europeo lo metteremo sul tavolo europeo su alcuni macro temi”.
Domenica a Firenze è attesissimo l’olandese Wilders, mentre Le Pen manda il fido Bardella e l’AfD invia Chrupalla. Poi c’è il filo-russo, una pattuglia di euroscettici e di ultracattolici, gli anti-Islam, e così via. Padrone di casa, il leader della Lega che afferma: “Sarebbe curioso se il centrodestra preferisse Macron e i socialisti”.
Poi, Salvini ha proseguito: “Noi siamo disponibili solo ad alleanze con il centrodestra, mai con i socialisti. Mi aspetto però dagli altri la stessa inclusività. È poco costruttivo dire non si governa mai con Le Pen o Geert Wilders”.
Invece i Popolari, che sono il gruppo più numeroso in Europa, pongono quotidianamente dei veti sugli alleati di Salvini. Quello che può fare il segretario del Carroccio è quindi provare a convincere, intanto, il centrodestra italiano e dice: “Io non sono in competizione in chiave interna né con la Meloni, né con Tajani, ma mi dispiacerebbe se il centrodestra preferisse la sinistra”. Però, finora ha raccolto reazioni piuttosto fredde.
In realtà, Matteo Salvini ce l’ha con i suoi alleati, del Partito popolare europeo, con Antonio Tajani e con Forza Italia che dicono mai al governo dell’Europa con il gruppo di Identità e democrazia, quello trainato dal leader della Lega e dal Front Nationale.
Marin Le Pen sarà solo in collegamento video, così come il leader dell’estrema destra portoghese Chega, André Ventura. Domenica alla Fortezza da Basso con Matteo Salvini, per l’iniziativa organizzata dal gruppo Identità e Democrazia al parlamento europeo, sarà invece presente Geert Wilders, fresco di vittoria elettorale in Olanda con il suo Pvv e futuro premier.
Quattordici le delegazioni presenti, dal Belgio alla Polonia, dalla Bulgaria alla Germania, e Salvini minimizza: “Il tema centrale domenica a Firenze sarà la libertà. Non c’è nessun cantiere nero esporremo l’idea di un’altra Europa”.
A protestare contro il raduno salviniano è però la sinistra antagonista che ieri ha attaccato il sindaco Dario Nardella e il Partito democratico per non averlo impedito. Firenze antifascista, sulla propria pagina di Facebook ha lanciato questo appello: “L’antifascismo è una pratica quotidiana e per questo motivo non può e non deve essere usato come specchietto per le allodole in chiave elettorale. Il 3 dicembre diamo appuntamento a tutte e tutti coloro che si riconoscono in modo sincero nei valori dell’antifascismo a Porta al Prato alle ore 15”.
Il sindaco Nardella si difende: “Il ministro Salvini può organizzare tutte le manifestazioni che ritiene giusto fare. Siamo democratici, non ostacoliamo né chiediamo l’impedimento di iniziative politiche dove, legittimamente, si esprimono opinioni. Dico solo che Firenze è una città europeista, non dell’onda nera che questo gruppo di leader politici vogliono portare. Qui abbiamo sempre lavorato per la causa europea. La differenza tra noi e Salvini, Le Pen, i leader sovranisti antieuropei, sta in questo: loro vogliono sfasciare l’Europa e fino a pochi anni fa volevano uscire dall’euro; noi, invece, abbiamo a cuore l’Europa. E se a noi non ci piace e vogliamo cambiarla rendendola più forte, loro vogliono cambiarla per indebolirla, per affermare la primazia assoluta della sovranità nazionale rispetto agli interessi europei”.
Eppure qualcosa potrebbe cambiare. Questo, almeno, sperano i leghisti, forti della presenza a Firenze di Wilders, il leader del Pvv olandese e premier in pectore, fresco vincitore di elezioni. Se riuscirà a formare un governo e ad esserne il premier, avrà il diritto di sedere al Consiglio europeo. Allora si potrebbero riaprire alcuni canali diplomatici con i Popolari e con i Conservatori. Certo, con l’Italia Wilders ha un rapporto complicato: più volte si è distinto per le sue posizioni italofobe.
Tra i partecipanti ci saranno anche volti nuovi, che al Parlamento europeo erano ancora rappresentati nel gruppo di Id. Invierà un videomessaggio Andre Ventura, leader del partito di estrema destra portoghese Chega, mentre saranno presenti i polacchi filorussi di Konfederacjia, i bulgari di Revival, con il loro leader Kostadin Kostadinov, e George Simion dalla Romania. Con la speranza nascosta, da parte di Salvini, di riuscire a costruire una famiglia europea più numerosa di quella dei Conservatori, guidata da Meloni.
Di fatto, l’iniziativa di Salvini, dettata dalle posizioni russofone, spacca il governo Meloni sulla politica europeista.
Salvatore Rondello
(da “Avanti Online”)

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