Che tristezza un’edicola chiusa! Il simbolo di un fallimento a cui non sappiamo dare un nome preciso. E’ vero: calano le copie dei giornali vendute in edicola. E’ vero: la rete ha cancellato tanti comportamenti e tante funzioni economiche.
E’ anche vero che le edicole in questi ultimi anni hanno sviluppato prestazioni e servizi che una volta non c’erano e non vendono solo giornali e riviste, ma è anche vero che molti punti vendita di giornali e riviste hanno chiuso perché ovviamente non ci stavano più dentro.
Solo 15 anni fa in Italia si vendevano due tre volte il numero di copie di giornali di carta stampata, adesso dalle edicole ne passano un milione o poco più, di tutti i giornali. C’erano quotidiani che solo dieci anni fa vendevano 500 mila copie ora è grasso che cola se ne escono 200 mila.
L’altra sera c’è stata la notte bianca delle edicole. Un edicolante ha confessato che sta in piedi con le figurine vendute ai bambini e con gli anziani che in quel quartiere sono ancora numerosi e vengono a prendere le copie di carta dei giornali, tutti i giorni, sette volte alla settimana.
Speriamo che di bambini e di bambine che comprano figurine ce ne siano sempre di più, ma di anziani che comprano ancora in massa i giornali di carta stampata ce ne saranno sempre meno in ragione della ruota anagrafica, e allora bisogna fare cosa urgente: allenare le giovani generazioni -a cominciare dalla scuola- ad abituarsi a leggere il giornale di carta stampata che non sostituisce del tutto il giornale on line, e fare giornali che siano veramente un prodotto differente rispetto alle schermate on line che troviamo in internet.
Un combinato che dovrebbe e potrebbe ridurre l’emorragia e magari invertire la tendenza. Dovremmo cominciare a dirlo ad alta voce: il giornale di carta stampata non sostituisce, per lo meno non del tutto, il giornale on line. Gli articoli sulla carta non possono e non devono essere uguali agli articoli consumati sullo schermo elettronico.
Il consumo delle notizie on line è basato sul “chi dove come quando” e, come dice un augusto collega, il “perché” deve essere riservato alla carta stampata. Sembra che a leggere un articolo su carta si rifletta meglio. Che tristezza una edicola chiusa. Che senso di fallimento un’edicola sigillata.
E’ come togliere un punto di incontro, è come cancellare una piccola piazza in cui la nonna e il commercialista, l’artigiano e il panettiere si incontrano e magari discutono di un titolo o di un problema comprando il proprio quotidiano preferito.
L’edicola non è una bottega come un’altra, l’edicola è un negozio di democrazia, è un punto di incontro di valori e è l’incrocio di sapori di idee e passioni, non possiamo permetterci di dimenticarlo e di cancellarle. A Mantova l’edicola di Piazza San Francesco nei miei anni della Gazzetta era di fatto il fulcro e il richiamo di passanti e affezionati, dove compravi giornali e riviste e dove ti fermavi a scambiare una chiacchera.
A Bologna abito proprio davanti ad una edicola, per fortuna frequentata, per fortuna aperta e ben fornita: è bello vedere il traffico di persone che, di corsa o con calma, si fermano per comprare un giornale o un fascicolo, un fumetto o una rivista.
Da casa alla redazione passo davanti ad una edicola sigillata, chiusa, abbandonata e fa molta tristezza. Salviamo le edicole, salviamo un po’ noi stessi e la nostra memoria. Salviamo la nostra libertà di scegliere, la nostra voglia di leggere.
Fabrizio Binacchi

Sarebbe bene, intanto, tornare alla regola ( legge ? ) che prevedeva le edicole unici punti di vendita
della carta stampata; E reintrodurre il divieto di vendita in supermercati, ipermercati, grill autostradali e affini.