
In una società democratica sono i genitori che educano i figli e gli insegnanti educano i futuri cittadini: ma se non interveniamo sulla scuola italiana quali cittadini formeremo?
Ci sarà domani una scuola pubblica per i nostri giovani?
E’ chiaro che lo Stato di centrodestra ha deciso di demolire la scuola pubblica! Il nostro sistema scolastico statale si sta sbriciolando, non potendo né autofinanziarsi né attingere ai fondi degli Enti Locali, ormai privi essi stessi di risorse.
E’ tempo di spiegare alla gente che lo Stato non è più in grado di reggere il sistema scolastico così com’è e che la scuola è incapace di cercare nuovi sistemi di finanziamento: come partito e come amministratori, è nostro dovere denunciare l’abbandono del sistema scolastico pubblico!
Come possiamo uscire da questo empasse? Da socialista credo che lo Stato non possa sottrarsi al mantenimento dalla scuola pubblica, evitando che gli allievi si portino da casa la carta per le fotocopie o quella igienica: ma perché la scuola non comincia ad aprirsi ai privati? Dobbiamo pensare ad una scuola in cui entrano solo allievi, professori e bidelli? E’ un male se un privato finanzia la scuola ed aiuta le nuove generazioni a crescere più istruite? Credo proprio di no! Il pubblico ha già allacciato collaborazioni con i privati: perché non farlo anche per la scuola coinvolgendo il terzo settore ed il volontariato che ora sono fuori dal mondo scolastico?
Altro settore delicato la scuola privata: perché si dovrebbe impedire ad un privato di aprire una scuola se rispetta gli standard educativi e il progetto è di qualità?
Alimentare il dibattito scuola pubblica-scuola privata è non solo fuorviante, ma anche pericoloso! Non si può celebrare la scuola pubblica se non la si finanzia e non si può esaltare la scuola privata senza valutarne la qualità: sono realtà che devono diventare sistema, l’importante è che lo Stato migliori le forme di controllo e stabilisca gli standard educativi senza abbandonare il finanziamento alla scuola pubblica, che rimane tra le funzioni primarie di uno stato civile, democratico e, lasciatemelo dire, socialista. In Italia lo scontro tra scuole pubbliche e private è come “drogato” dalla presenza delle scuole cattoliche: io immagino il mondo cattolico come parte del sistema, un’offerta tra le altre, non l’alternativa esclusiva alla scuola statale.
Che dire poi della riduzione degli insegnanti di sostegno all’handicap? Non è degno di un paese civile far pagare le difficoltà economiche ai più deboli! Lo Stato deve tutelarli e non scaricare tutta questa responsabilità sui Sindaci che sono costretti ad intervenire dove lo Stato ha tagliato affinché i loro cittadini portatori di handicap non siano parcheggiati in classe senza un’educazione come tutti gli altri!
Altro argomento che mi sta a cuore riguarda le scuole ed i nidi dell’infanzia. Purtroppo oggi il problema sulla fascia dagli 0 ai 6 anni non riguarda l’annullamento delle liste d’attesa o l’apertura di nuove sezioni: è la copertura delle rette da parte delle famiglie, che sempre più spesso si trovano costrette a ritirare i bambini dagli asili: occorre fermare il fenomeno, pena l’esclusione dal sistema educativo di una fascia di bambini e sarà quella più debole a risentirne! Che cosa ne sarà allora dell’integrazione sociale se non la attueremo fin dall’infanzia?
Ben vengano allora norme più agili per l’apertura di nuove sezioni, l’abbassamento dei costi dei servizi e la sperimentazione delle cosiddette tagesmutter per ridurre le liste d’attesa senza però abbassare qualità e controllo sulle strutture
Concludo ricordando che, secondo i dati OCSE, prima che Maristella Gelmini fosse Ministro all’Istruzione, la scuola primaria italiana era al 1° posto in Europa per qualità, ora è al 13°: non c’è bisogno di aggiungere altro, il dato si commenta da sé.

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