L’intervistatore del Riformista mi ha trovato in un momento di sconforto, dovuto ad una riunione deprimente con alcuni intelligenti e appassionati militanti di un circolo milanese: in sostanza, su tutte le principali riforme, da quelle cui sono interessati il Pdl e la Lega a quelle cui dovremmo essere interessati noi, questi bravi militanti non sanno quale sia la posizione del partito. Nei circoli, nei territori, regna la confusione: dov’è quella cosa che una volta si chiamava la “linea”? Perché dal centro non arrivano, sui temi di cui discutono i giornali (dal presidenzialismo alla giustizia, dal federalismo al welfare, dalla scuola alla riforma della pubblica amministrazione, dal Mezzogiorno alle piccole imprese, dall’economia all’ambiente…e via a seguire) dei materiali semplici, che illustrino con chiarezza quali sono le proposte del PD? Le domande sono retoriche perché le risposte sono note: tra i massimi dirigenti, tot capita, tot sententiae. E troppe risposte equivalgono a nessuna risposta. L’elezione ad ampia maggioranza di un nuovo segretario per ora non ha cambiato niente: la famigerata “linea” non c’è, c’è la cacofonia dei boss. E poi ci si meraviglia delle batoste, del fatto che il PD non è visto come un’alternativa?
Caro Emanuele, può benissimo essere che tu fossi realista ed io un illuso (anche tu avevi le tue illusioni: trasformare l’ex-Pci dei figiciotti in un moderno partito socialdemocratico). Ora il PD è un fatto compiuto ed è l’unica cosa organizzata (si fa per dire) che resta in campo riformista. Che cosa vogliamo farne? Con affetto e stima immutati.
Michele Salvati (www.leragioni.it )

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