
In Parlamento la destra unita salva la ministra Santanchè dalle dimissioni.
A chi svolge un ruolo pubblico può capitare di essere sottoposto ad indagini e a procedimenti giudiziari che poi magari si risolvono senza rinvii a giudizio o con l’assoluzione piena in processo. Non è scontato dunque che un avviso di garanzia debba comportare automaticamente le dimissioni.
Ma Daniela Santanchè, attuale ministra del Turismo, è coinvolta in diverse vicende giudiziarie legate alle sue attività imprenditoriali con accuse numerose e pesantissime.
Queste le principali.
Falso in bilancio: Santanchè è stata rinviata a giudizio con l’accusa di aver falsificato i bilanci della società Visibilia Editore tra il 2016 e il 2022, nascondendo perdite milionarie per ingannare gli investitori. Il processo è previsto per il 20 marzo 2025. 
Truffa ai danni dell’INPS: è indagata per presunte irregolarità nell’uso della cassa integrazione durante la pandemia COVID-19. Si ipotizza che alcuni dipendenti di Visibilia Editore siano stati messi in cassa integrazione a loro insaputa, continuando a lavorare mentre l’azienda riceveva i contributi statali. 
Bancarotta fraudolenta: un’altra indagine riguarda il fallimento della società Ki Group, operante nel settore alimentare biologico, di cui Santanchè è stata socia. Le accuse includono la gestione irregolare dei debiti e il mancato pagamento del trattamento di fine rapporto ai dipendenti licenziati. 
Nonostante queste accuse, la destra ha respinto una mozione di sfiducia nei confronti della ministra, con 206 voti contrari e 134 favorevoli.
Il dibattito in aula, ieri, ha toccato il fondo quando la ministra, replicando agli interventi, si è messa a fare la vittima e ha attaccato la sinistra: “per voi sono l’emblema di tutto ciò che detestate, porto i tacchi di 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestire bene, sono quella del Twiga e del Billionaire”.
In realtà, a noi del suo modo di vestire e dei suoi locali di lusso interessa ben poco.
Basterebbe che Santanchè rispettasse l’art 54 della Costituzione che dice: “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.
A Meloni spetterebbe di intervenire ma lei, ancora una volta, tace.
Ai tempi della tanto vituperata prima repubblica, di fronte a un caso come quello di Santanchè, i vecchi democristiani non avrebbero avuto dubbi su quale fosse la scelta giusta per tutelare la dignità delle istituzioni.
Enrico Rossi

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