“… Non rompete le palle”. L’ultima uscita del sindaco Beppe Sala in risposta a Di Maio. Sicuramente poco British nei toni, ma diretto ed efficace. Sala non solo si è guadagnato il ruolo di leader del centrosinistra, ma riesce ad usare lo stesso linguaggio che arriva dritto a un elettorato stanco di una sinistra bolsa, che concentra ancora tutte le energie su primarie che non scaldano i cuori se non di una o dell’altra corrente. E mentre ci si strugge l’animo e si filosofeggia del niente tra ex Pc e margheritini, Sala amministra. Qui, il giudizio non è su come Milano sia governata, gli scontenti non mancheranno mai, così come si può e si deve migliorare, nelle periferie soprattuttp. Di fatto, Milano però è sempre di più un modello di città che funziona, con un grosso appeal internazionale e una qualità della vita medio buona. Milano è anche non solo l’ultima roccaforte che resiste ai giallo verdi, ma l’ultimo esempio vero e di rilevanza di una maggioranza di centrosinistra che vede protagonisti insieme forze politiche che nel contesto nazionale sembrano disperse. Il Pd continua a ragionare con gli stessi schemi che lo hanno portato dal 40 per cento al 18 attuale. E dare la colpa a Renzi è un modo solo per nascondere la testa sotto la sabbia. Renzi è riuscito a conquistare un partito che di sicuro non ha saputo tenere e le gravi sconfitte lo hanno dimostrato, ma che senza di lui è tornato alle sue origini. Siamo al contrappasso di una sinistra che per valori è ideologia dovrebbe essere schierata con i più deboli e che viene letta dai cittadini come radical chic ed elitaria. Questo governo nei tempi è imprevedibile: Lega e Cinque stelle potrebbero fare del loro patto un sodalizio di marmo o implodere domani mattina. Alle comunali di Milano mancano due anni, ma è evidente che ci si dovrà muovere per tempo. Sala sogna Roma? Forse… Ad oggi però è il ruolo che ha scelto l’uomo e non viceversa. Staremo a vedere, di sicuro Sala oggi rappresenta non solo un volto di sinistra credibile, ma anche un modello di governo che funziona. Piaccia o meno. È singolare che il Pd non se ne accorga, o meglio allontani l’idea, magari proprio perché il buon Beppe non fa parte di quella tradizione che ha visto la fusione a freddo. E se nel resto del mondo la sinistra prende duri colpi, le recenti elezioni in Brasile ne sono un esempio, allo stesso modo l’onda azzurra che negli USA si è arrestata molto prima del previsto con le elezioni di Midterm, in Europa e in Italia la situazione non è poi così diversa. In Trentino è stata una debacle. Appare chiaro che prima la sinistra prenderà coscienza che i vecchi schemi, gli apparati, il linguaggio usato sono ormai obsoleti e lontani dal sentire comune e prima riuscirà a rialzarsi. Oggi è a malapena forza di opposizione. Sala? Guarda avanti, per Milano al 2030… IL PD guarda perennemente indietro, commentando gli stessi errori del passato.
Roberto Caputo

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